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TELEVISIONE 14 Aprile Apr 2016 1722 14 aprile 2016

Canone Rai in bolletta, il Consiglio di Stato boccia il decreto

I giudici amministrativi chiedono modifiche al regolamento del Mise: «Non è chiaro cosa s'intenda per apparecchio televisivo». Parere sospeso. Il sottosegretario Giacomelli: «Utili suggerimenti».

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La sede romana della Rai di Viale Mazzini.

A poche settimane dalla prima bolletta dell'energia elettrica comprensiva di canone Rai, il Consiglio di Stato ha sostanzialmente bocciato il decreto scritto dal ministero dello Sviluppo economico che regolamenta la riforma.
Le criticità individuate dai giudici amministrativi, chiamati per legge a dare il loro parere prima che l'atto venga promulgato, consistono nella mancanza di «qualsiasi richiamo ad una definizione di cosa debba intendersi per apparecchio televisivo», dal momento che sul mercato sono attualmente disponibili molti e diversi dispositivi elettronici che consentono la visione dei canali del servizio pubblico.
IL NODO DELLA PRIVACY. Per il Consiglio di Stato mancano inoltre riferimenti alla tutela della privacy dei cittadini per quanto concerne lo scambio di dati necessario a consentire l'addebito del canone in bolletta. Gli enti coinvolti sono molti: dall'Anagrafe tributaria all'Autorità per l'energia elettrica, dall'Acquirente unico al ministero dell'Interno, senza dimenticare Comuni e società private. Ma nel decreto non ci sarebbero disposizioni in grado di assicurare il rispetto delle norme sulla riservatezza. Il tema, viceversa, «potrebbe trovare soluzione quantomeno con la previsione di una disposizione regolamentare che espliciti che le procedure ivi previste avvengano nel rispetto della normativa sulla privacy, sentito il Garante per la protezione dei dati personali».
MOLTI TECNICISMI E POCA CHIAREZZA. Nel regolamento abbonderebbero, infine, le formule tecniche di non facile comprensione. Ad esempio nella definizione delle categorie di utenti tenute al pagamento dell'imposta, oppure a proposito della dichiarazione che bisogna inviare all'Agenzia delle Entrate per attestare di non avere il televisore.
MANCA ANCHE IL VIA LIBERA DEL MEF. Il Consiglio di Stato ha quindi invitato il ministero dello Sviluppo economico a rivedere il proprio decreto, sospendendo per il momento l'espressione del suo parere. Anche perché il ministero dell'Economia non ha ancora dato il suo via libera formale al testo, un'altra mancanza che rischia di inficiare la «correttezza formale» dell'intero iter amministrativo.
GIACOMELLI: SOLO «UTILI SUGGERIMENTI». Il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, non vuole però sentir parlare di bocciatura: «Quella del Consiglio di Stato non è affatto una bocciatura, ma un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti peraltro assolutamente nella prassi dei pareri del Consiglio stesso. Già in aula alla Camera, il 6 aprile scorso, avevo annunciato l'intenzione del governo di procedere a una più esplicita e meno tecnica definizione di apparecchio televisivo, a una capillare campagna di comunicazione e a una proroga al 15 maggio dei termini per la comunicazione all'Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni di esenzione», ha detto Giacomelli.
Quanto al mancato via libera formale del ministero dell'Economia, «è solo la segnalazione che per il Mef ha firmato il capo dell'ufficio legislativo e non il capo di gabinetto. Anche sulla privacy, questione delicata e importante, il testo è all'attenzione del Garante e lavoriamo insieme con spirito costruttivo».
CODACONS: «IL GOVERNO SI FERMI». Per il Codacons, i rilievi mossi dal Consiglio di Stato significano che «non sarà possibile inserire il canone in bolletta, almeno fino a che non saranno superate le pesanti criticità rilevate».
Il governo dovrebbe quindi «sospendere il decreto e apportare tutte le correzioni richieste dai giudici. L’unica cosa certa, in mezzo ai tanti dubbi e alla totale mancanza di informazioni per i cittadini, è che sul canone Rai in bolletta regna il caos più totale, motivo per cui l'esecutivo farebbe bene a rinunciare del tutto al provvedimento».

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