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CRONACA 14 Aprile Apr 2016 1700 14 aprile 2016

Fermo, il caso delle bombe contro le chiese

Tre attentati esplosivi contro tre cattedrali. Città in ansia. Islamisti, vendetta o bravata?

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Una veduta esterna della Chiesa di San Marco alle Paludi a Fermo.

Non c'è due senza tre, e puntuale è arrivato il terzo ordigno alla terza chiesa di Fermo.
Come sempre dal buio della notte, un botto che atterrisce ma, oramai, sorprende sempre meno.
Nel mirino questa volta l'abbazia di San Marco alle Paludi che pare uscire da un idillio medievale dell'XI secolo.
L'aperta campagna scossa da un botto apocalittico, la gente che accende le luci dei casolari e delle villette, qualcuno chiama i carabinieri e, come direbbe Montalbano, “arriva il circo equestre”.
Circo equestre che però non parla. Perché non sa ancora cosa dire, dove andare a parare.
Quello dell'altra notte è il terzo attentato a un tempio cristiano in meno di due mesi e a questo punto la faccenda si fa maledettamente spinosa.
L'INIZIO A FEBBRAIO. L'esordio a fine febbraio 2016, presa di mira nientemeno che la cattedrale gotica del Girfalco, in pieno centro cittadino: qualche danno esterno, molto stupore.
Sarà stata la bravata di qualche giovane imbecille, si disse.
Ma passano poche settimane e nel mirino si ritrova tutt'altra chiesa, quella di Lido 3 Archi, in mattoni, squadrata, desolata e dura come il quartiere che la ospita, residuo di una speculazione edilizia abortita negli Anni 80, inferno litoraneo dove il multikulti si è risolto in una tolleranza di focolai criminali dal mondo che un po' si tollerano e molto si scannano.
PRIMA IPOTESI: RACKET. Allora si ipotizzò, dato lo scenario, un regolamento di conti o qualcosa di simile nell'ambito dello spaccio o del racket.
Ma adesso il terzo botto, che ha rovinato una vetrata e il rosone, rimescola ancora le carte.

I carabinieri brancolano nel buio: «Seguiamo ogni pista»

Don Vinicio Albanesi.

Per tutti ha parlato don Vinicio Albanesi, parroco di San Marco nonché capo della vicina Comunità di Capodarco (dove risiede), impegnata sul fronte del disagio e nell'accoglienza dei migranti.
Albanesi ipotizza avvertimenti «a una chiesa che dà fastidio, che non si rassegna a restare in canonica», ma afferma di non avere timore.
In procura ovviamente non parlano. E non parlano i carabinieri incaricati direttamente delle indagini, se non per dire l'essenziale: «Seguiamo tutto».
Che, tradotto, viene a significare che ancora una pista precisa non c'è (e se c'è, viene tenuta coperta).
Unico elemento a trapelare, l'intervento dei colleghi del Ris per analizzare i residui dell'esplosione.
Ma fonti indirette accennano ipotesi, privilegiano scenari, ne ridimensionano altri.
MATRICE RELIGIOSA? IRRITUALE. Per esempio, sarebbe considerata «irrituale» una eventuale matrice religiosa, islamista per parlarci chiaro, sia per le modalità, del tutto atipiche, sia per gli elementi in possesso degli investigatori.
Si va coi piedi di piombo anche lungo la scia dell'intimidazione, per diverse ragioni: nessuno dei tre religiosi a capo delle rispettive chiese - il citato don Vinicio Albanesi, don Pietro Orazi vicario del Duomo e don Sebastiano Serafini a Lido 3 Archi - avrebbe ricevuto segnali o minacce di sorta, non c'è mai stata l'ombra di una rivendicazione e eventuali ritorsioni collegate alle attività dei parroci restano tutte da dimostrare.
TUTTI E TRE NELLA CARITAS. Un legame ci sarebbe: il coinvolgimento di tutti e tre nella Caritas diocesana, che però raccoglie moltissimi altri sacerdoti.
La matrice rudimentale degli ordigni, peraltro piuttosto potenti, lascia supporre, fra le diverse ipotesi, l'imperversare teppistoide di balordi convinti di divertirsi nella sostanziale impunità; in altre parole, visto che gli è andata bene una volta, hanno continuato.

Quella videosorveglianza poco efficace

Rilievi dei carabinieri dopo l'esplosione all'esterno della chiesa.

Naturalmente si sbagliano e, ammesso che sia questa la prospettiva giusta, presto o tardi li prenderanno.
Ma qualche polemica nel frattempo non è mancata a proposito del livello di sorveglianza dei luoghi presi di mira.
E, se da una parte si fa notare che disporre una sorveglianza continua per tutte le numerosissime chiese di Fermo sarebbe impossibile, dall'altra si rimarca l'assenza di efficienti sistemi di controllo quantomeno al Girfalco, il Duomo cittadino, già interessato da atti vandalici di minore entità ma ugualmente significativi, per esempio contro il patrimonio naturale.
E dire che l'intera area è costellata da cartelli che informano una videosorveglianza evidentemente poco efficace, o quantomeno poco temuta da chi si è inventato questa assurda pensata.
ACCANIMENTO SU FERMO. Curioso anche che a essere prese di mira, finora, siano state solo chiese di Fermo, centro capoluogo di provincia, senza nessuna conseguenza, per esempio, per quelle di Porto San Giorgio che di fatto è una enclave marittima in territorio fermano.
Di sicuro la città non sembra preparata a questa escalation bombarola dai sapori empi, che ha scosso la sua placida routine.
Certo, spaccio e forme di microcriminalità sono tutt'altro che latenti, e nei mesi scorsi qualcuno ha persino sparato, ancora dal buio della notte, contro i vigili urbani (anche qui le indagini sono in corso, ma non hanno sortito finora risultati).
RILANCIO DELLA COMUNITÀ. Però che addirittura qualcuno prenda a far saltare i portali di abbazie e cattedrali, questo non si era mai sentito.
Fermo, dopo anni di inerzia, sta cercando con una nuova amministrazione un dinamismo più adatto al suo ruolo di città capofila, e in particolare nel suo centro storico si registrano segnali di ripresa, con rilancio di attività culturali, negozi che riaprono e bar storici che si apprestano a risorgere.
È anche una città dalla devozione antica e profondamente radicata, dove non può non farsi ogni giorno più forte l'impressione per questi attacchi che non possono più essere considerati casuali né venire presi sotto gamba.
TRA IRONIA E ANGOSCIA. Fra il tribunale e la piazza del Popolo la gente se la cava minimizzando, ricorrendo all'ironia, scambiandosi battute sui più improbabili responsabili; ma qualcuno più preoccupato degli altri c'è: sono proprio gli uomini di fede, i parroci, specie della fascia costiera. «Adesso tocca a me, me lo sento».


Twitter @MaxDelPapa

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