Guardia Finanza 130608095543
INCHIESTA 14 Aprile Apr 2016 0900 14 aprile 2016

Panama papers, a Torino si indaga su 15 mila società

Il medico iraniano e l'imprenditore calabrese. Un conto a Montecarlo schermato da una società panamense. Come nasce l'inchiesta che ha anticipato il caso.

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Agenti della Guardia di Finanza.

Sono 15 mila società offshore.
Tutte quante con sede nello studio legale Mossack Fonseca, lo stesso al centro dello scandalo Panama papers.
E rappresentano il legame che unisce l'inchiesta dell'International consortium of investigative journalists alle indagini partite a Torino nel 2015, che hanno portato alla condanna in primo grado del medico iraniano delle Molinette Ahmid Raza Danaie.
L'uomo che ha dato origine agli accertamenti sui paradisi fiscali, condotti dalla Guardia di finanza sotto la guida del colonnello Luigi Vinciguerra, però, non è lui.
Bensì è quello che le cronache di allora indicavano come suo 'complice'.
COMMERCIO DI CAVIALE. Per capire come abbiano fatto gli uomini delle Fiamme gialle a scoprire le 15 mila società su cui stanno indagando, occorre partire dalla figura di un calabrese originario di Caulonia, Domenico Dimasi, da anni residente a Torino.
Un piccolo imprenditore che, fino al 2011, come racconta il suo avvocato Roberto Mordà, «aveva un'azienda di import-export per la commercializzazione in Italia del caviale».
È con il suo aiuto che Danaie, condannato a cinque anni e nove mesi per essersi finto invalido, avrebbe tentato di occultare a Panama 100 mila euro, un quarto dei 400 mila ottenuti dall'Inail e dalle assicurazioni prima di essere smascherato e finire in manette.

Individuato un conto corrente a Montecarlo schermato da Panama

Lo studio legale di Panama Mossack Fonseca è al centro del caso Panama papers.

Fonti della Guardia di finanza hanno spiegato a Lettera43.it che, nel corso di una perquisizione a casa di Dimasi, sono stati ritrovati una serie di dati che hanno portato all'individuazione di un conto corrente a Montecarlo schermato da una società panamense.
Il conto, cioè, non era detenuto direttamente da Dimasi, ma attraverso una società offshore che aveva sede presso lo studio legale Mossack Fonseca: lo stesso al centro dello scandalo Panama papers.
Questo è stato l'input dell'indagine, la causa scatenante.
Sviluppando ulteriormente la posizione di Dimasi, su mandato della procura di Torino, la Gdf ha poi individuato ulteriori 15 mila società, che hanno tutte la caratteristica di essere registrate presso lo studio del Paese centroamericano.
500 MILA EURO PER DIMASI. Anche queste società sono riconducibili a Dimasi?
«Come suo avvocato lo escludo. Il patrimonio detenuto all'estero dal mio cliente, per una cifra che non supera i 500 mila euro, consisteva in un lascito ereditario della moglie. E i coniugi Dimasi, tra il 2014 e 2015, hanno aderito alla voluntary disclosure (“collaborazione volontaria” con cui si regolarizza la propria posizione denunciandosi spontaneamente, ndr)».
Dalla procura di Torino, che indaga per riciclaggio, gli inquirenti mantengono per ora il massimo riserbo.
A CACCIA DEI REALI BENEFICIARI. La Guardia di finanza, intanto, è impegnata nel tentativo di capire chi siano i reali beneficiari, i veri proprietari delle 15 mila società scoperte.
Potrebbero essere cittadini italiani, ma potrebbero anche essere stranieri.
Oppure italiani, ma in regola con il Fisco. O ancora, possono non aver dichiarato l'esistenza delle società offshore, ma aver sanato la propria posizione con l'ultimo provvedimento di voluntary disclosure.
L'invito, quindi, è alla cautela: «Prima di dire che si tratta di 15 mila evasori italiani, ne passa», precisano gli investigatori.

File in mano alla magistratura tedesca?

La notizia del dossier Panama Papers sul sito della Bbc.

L'incrocio con i dati della voluntary disclosure (da Panama sono rientrati 150 milioni di euro) potrebbe contribuire a fare chiarezza.
Così come il confronto con le informazioni contenute nei Panama papers.
Gli uomini delle Fiamme gialle, assieme all'autorità giudiziaria di Torino, stanno cercando di capire quali siano le procedure corrette per acquisire la lista.
Al momento non è noto con certezza agli investigatori italiani se i Panama papers siano finiti nelle mani della magistratura tedesca, il Paese europeo in cui l'intero archivio di Mossack Fonseca (11,5 milioni di file) ha fatto capolino per la prima volta, venendo 'recapitato' da ignoti al quotidiano Suddeutsche Zeitung.
ANALOGIA COL CASO KIEBER. Di sicuro c'è che la Germania, nel 2008, acquistò da Heinrich Kieber, ex dipendente di Lgt Bank, un dvd con i nomi di 1.400 evasori fiscali, che avevano occultato in Liechtenstein i loro patrimoni.
A comprare non fu la magistratura, ma i servizi segreti, per circa 4 milioni di euro.
E il caso Panama papers sembrerebbe mostrare maggiori analogie con questo precedente rispetto a quello rappresentato dalla lista Falciani, che fu acquisita dall'Italia per via amministrativa, con strumenti di cooperazione fiscale tra Roma e Parigi.
La Gdf non ne è ancora certa, vuole capire bene cosa c'è sul tavolo. Ricostruire esattamente cosa sia successo e come i Panama papers siano eventualmente finiti nelle mani di qualche autorità.
Alla cui identificazione si sta lavorando in questi giorni, a stretto contatto con la procura di Torino.


Twitter @davidegangale

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