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IN TRIBUNALE 15 Aprile Apr 2016 1921 15 aprile 2016

Caso Uva, assolti carabinieri e poliziotti

Assolti due carabinieri e sei poliziotti. La sorella: «Continueremo la nostra battaglia».

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Giuseppe Uva, morto nel giugno 2008 dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei Carabinieri.

Dopo un anno e sette mesi di udienze, la morte di Giuseppe Uva resta senza colpevoli. La corte d'Assise di Varese ha assolto «perché il fatto non sussiste» i due carabinieri e i sei poliziotti accusati di omicidio preterintenzionale nel processo con al centro la morte dell'uomo deceduto all'ospedale di Circolo di Varese il 14 giugno 2008 dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei Carabinieri.
Dopo la lettura della sentenza gli imputati si sono abbracciati, mentre una parente di Uva è uscita dall'aula gridando «maledetti».
UNO DEGLI ASSOLTI: «GIUSTIZIA È FATTA». «Continueremo la nostra battaglia», ha detto la sorella Lucia, parte civile nel processo, presentatatisi in aula con una maglietta con stampata la foto del fratello e la scritta «Giuseppe Uva-aspetto giustizia».
Dopo la sentenza ha indossato un'altra t-shirt con la scritta «assolti perché il fatto non sussiste».
«Finalmente è stata fatta giustizia», ha commentato uscendo dall'aula, il carabiniere Stefano Dal Bosco, assolto assieme a Paolo Righetto e agli agenti Gioacchino Rubino, Luigi Empirio, Pierfrancesco Colucci, Francesco Barone Focarelli, Bruno Belisario e Vito Capuano, «eravamo tranquilli perché quella notte non è successo nulla e nessuno di noi ha commesso reati. Non poteva andare diversamente».
Gli imputati sono stati assolti con la stessa formula anche dalle accuse di abuso di autorità su arresto e abbandono di incapace. Riqualificato invece il reato di arresto illegale in sequestro di persona, con gli imputati assolti.
Sono state accolte, in sostanza, le richieste del procuratore di Varese Daniela Borgonovo che, nelle scorse udienze, aveva proposto l'assoluzione.
GIÀ ASSOLTI I MEDICI. Un primo punto fermo sulla vicenda era già stato messo in passato con l'assoluzione dei medici in servizio quella notte in ospedale, finiti sotto processo con l'accusa di aver somministrato una dose sbagliata di farmaci al paziente.
Giuseppe Uva aveva trascorso la notte tra il 13 e il 14 giugno 2008 in alcuni bar di Varese assieme all'amico Alberto Biggiogero. Ubriachi, stavano spostando delle transenne per chiudere al traffico una strada quando furono fermati dai carabinieri e portati in caserma. Nel corso della notte, l'operaio fu trasportato con trattamento sanitario obbligatorio all'ospedale di Circolo di Varese, dove morì la mattina del 14 giugno per arresto cardiaco, dovuto a una grave patologia di cui era affetto combinata con lo stress e altri fattori.
Otto anni dopo è arrivata la sentenza di primo grado nel processo a carico di carabinieri e poliziotti che intervennero quella notte. «Ora la verità si fa ancora più lontana», ha sottolineato il senatore del Partito democratic Luigi Manconi, presidente dell'associazione 'A buon diritto', «rimane la prova di straordinario coraggio civile dei familiari e, in particolare, della sorella Lucia che, senza alcuna risorsa e in un ambiente diffusamente ostile, non si è mai arresa».

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