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LA MODA CHE CAMBIA 17 Aprile Apr 2016 0855 17 aprile 2016

Un Migration compact per le ingerenze culturali

Merkel compiacente con Erdogan. Così l'Europa finisce col perdere le sue libertà.

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Il comico della Zdf Jan Boehmermann. Sul cartello la scritta 'perso'.

L’11 gennaio 2015, a Parigi, sfilarono quasi 2 milioni di persone contro l’eccidio nella redazione della testata satirica Charlie Hebdo. «Tutti in piazza per dimostrare che non si deve cedere alla paura e al terrorismo».
In testa al corteo, tenendosi a braccetto, c’erano tutti i leader mondiali, la maggior parte di persona e pochissimi attraverso il loro rappresentante diplomatico. Il cancelliere tedesco Angela Merkel figurava al centro, compunta e immota, quasi guardasse oltre le spalle dei fotografi, della folla e delle telecamere, diciamo con lo sguardo della statua di Giuseppe Garibaldi a cavallo che sta al Gianicolo. La mente oltre l’orizzonte di gloria.
IL FRONTE COMUNE DELL'EUROPA. L’Europa dell’Illuminismo e di Voltaire si ergeva compatta contro il Medio Evo del terrorismo islamico. Tutti i media pubblicarono la foto, qualcuno la indicò come «la sfilata dell’ipocrisia» e venne tacciato di disfattismo, cinismo, e di tutti gli 'ismi' negativi possibili. Gli animi europei erano esacerbati, ma il numero di chi bussava alle sue porte, i «barbarians at the gate» era ancora contenuto e, comunque, li gestiva bene o male l’Italia.
MERKEL E IL COMICO ANTI-ERDOGAN. Adesso che, contro il flusso migratorio incontrollato, l’Austria sta costruendo un muro di 250 metri al Brennero, tagliando fuori anche il Sud Tirolo che si sente austriaco e non italiano da sempre, e che la Cdu rischia di perdere le prossime elezioni in Germania, Merkel ha dato il via libera all’incriminazione del comico tedesco Jan Boehmermann, che sulla rete nazionale televisiva Zdf ha recitato una poesia satirica contro il presidente turco Erdogan, dicendo di «voler mostrare che cosa non è permesso in Germania».
BOEHMERMANN SOTTO SCORTA. È incappato in una norma pluricentenaria che autorizza il governo tedesco ad avviare un procedimento penale contro un proprio cittadino reo di aver insultato il capo di un governo straniero: finirà con ogni probabilità in niente, giusto il tempo che Merkel si rechi in Turchia per verificare lo stato dell’accordo dell’Europa con il presidente turco sugli immigrati, ma nel frattempo Boehmermann vive sotto scorta e un gruppo di pressione turco ha denunciato il quotidiano austriaco Osterreich che aveva pubblicato parti della sua poesia.

La Turchia e quella corrente di pensiero da debellare

Recep Tayyip Erdogan e Angela Merkel.

Come sempre più spesso abbiamo modo di verificare, chi preme alle frontiere dei Paesi europei per entrarvi, non ha alcuna intenzione di rispettare le regole degli Paesi che (sempre meno) vorrebbero accoglierli, e tanto meno accettarne uno dei principi fondativi che è la libertà di espressione, per quanto scomoda essa sia. Nel caso della Turchia, che preme per entrare a far parte dell’Europa e il cui accordo scellerato sui migranti, sostanzialmente reclusi in campi di concentramento prima di rimpatri forzati, è un bonus forse ancora più spendibile dei 6 miliardi di euro che l’hanno accompagnato, è evidente che un suo eventuale ingresso in Europa sarebbe accompagnato da una corrente di pensiero che con l’Europa ha ben poco da spartire.
ANGELA DOVEVA DIRE DI NO. A Erdogan, l’uomo che predica e teorizza l’inferiorità della donna e che sta progressivamente riportando la condizione femminile in Turchia a quella di un secolo fa, la signora Merkel che tutti (tranne forse solo Silvio Berlusconi) riteniamo una donna, oltre che il capo di uno Stato occidentale, avrebbe dovuto opporre un secco no. Ma se Parigi val bene una messa, figuratevi se qualche immigrato in meno a Berlino non può valere lo scalpo di un tipo che pretende di far pensare, oltre che ridere.
LEADER EUROPEI TERRORIZZATI E PRONI. D’altronde, non abbiamo anche noi coperto le statue dei Musei Capitolini per non turbare la visita del presidente iraniano Rohani che manco l’aveva chiesto, zelanti come valletti di Goldoni? Frustati e frustrati da una ripresa che sembra impossibile, terrorizzati dall’ondata migratoria, i leader europei si stanno rivelando proni a invasioni e disponibili a lasciare campi aperti ben più insidiosi del passo del Brennero.
ARRESTARE LE INGERENZE. Se e quando dovesse prendere avvio la proposta, in apparenza ottima, del premier Renzi per un accordo con i Paesi della fascia subsahariana, quel Migration compact presentato ai presidenti della Commissione e del Consiglio Ue, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, con l’obiettivo di limitare i flussi migratori e gestire la situazione in una prospettiva a lungo termine, fornendo ai Paesi da cui la migrazione prende avvio gli strumenti economici e gli investimenti utili per renderla meno indispensabile, allo stesso modo dovrebbero essere trovati i modi per arrestare questi continui tentativi di ingerenza culturale con tradizioni e metodi che sono estranei al nostro continente da secoli.
ABBIAMO BISOGNO DI LEGGI E DI COMICI. Dobbiamo esigere, noi donne prima di tutte, un 'no migration compact' contro i continui attacchi a una libertà di pensiero e di azione che abbiamo conquistato da troppo poco tempo e a prezzo di sforzi immani. Per questo, il primo no doveva arrivare da Angela Merkel. Per questo, ci aspettiamo continui no. Perché perfino il povero pazzo che ha sferrato due pugni all’egittologo Aristide Malnati, con quel suo nome da racconto di Giorgio Bassani e quel volto buffo e fragile, gridando frasi sconnesse contro i faraoni «strumenti del demonio», venga arrestato e debitamente sbertucciato. Messo alla berlina, ridicolizzato. Mai come in questo momento, ha osservato giustamente Bono, abbiamo bisogno tanto di leggi quanto di comici.

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