Sciopero Sikh 160419210153
CASO 19 Aprile Apr 2016 2041 19 aprile 2016

Agro Pontino, i braccianti protestano: «Dopati per lavorare»

Lavoratori agricoli di etnia Sikh costretti ad assumere droghe per reggere i ritmi massacranti. Hanno scioperato per la prima volta.

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Lo sciopero dei braccianti Sikh a Latina.

Lavorano 14 ore al giorno, anche per 28 giorni al mese, nei campi dell'Agro Pontino. E spesso sono costretti a doparsi con sostanze chimiche, oppiacei o metanfetamine, per reggere il ritmo. Se provano ad alzare la testa, non è raro che vengano picchiati dai caporali o licenziati dai padroni.
Lunedì 18 aprile però i braccianti agricoli Sikh della provincia di Latina, espressione di una comunità indiana di circa 20 mila persone, hanno raccolto l'iniziativa della Cgil e, per la prima volta, hanno incrociato le braccia e scioperato per chiedere diritti e paghe dignitose.
LA CGIL: «UNA PAGINA DI STORIA». Per il segretario regionale della Flai-Cgil Pino Cappucci, si tratta di u«na pagina di storia per l'agricoltura dell'Agro Pontino». Che però rischia di essere uno spartiacque dalle conseguenze difficilmente prevedibili. «Non posso escludere che la rottura che c'è stata con lo sciopero e i rischi di licenziamenti collettivi non portino a forme, sparpagliate, di ribellione», afferma il presidente della coop sociale InMigrazione Marco Omizzolo, che riferisce di intimidazioni e violenze prima dello sciopero e di episodi di allontanamento del posto di lavoro già martedì 19, a 24 ore dalla manifestazione ai piedi della prefettura di Latina.
LAVORATORI SCHIAVIZZATI DA TRAFFICANTI E CAPORALI. Omizzolo descrive una situazione «al limite della schiavitù», che verte su caporali locali e trafficanti che si incaricano di reclutare nel Punjab potenziali lavoratori per l'agricoltura pontina, con un contratto di lavoro a chiamata. Per i trafficanti è un business: «Possono prendere per ogni lavoratore tra i 3 mila e i 5 mila euro» dall'imprenditore, mentre «il lavoratore può pagare il trafficante anche 7-12 mila euro. Gli viene costruita una aspettativa, un sogno di benessere».
PAGATI 4 EURO L'ORA. Ma la realtà che questi agricoltori trovano nel Pontino è molto diversa: sono lontani migliaia di chilometri da casa, non parlano l'italiano, e gli unici referenti sono i caporali, che vogliono essere chiamati padroni. La loro realtà diventa ben presto il ciclo massacrante del lavoro sottopagato. «Tra Latina e Fondi e più precisamente nell'area tra Sezze, Pontinia, Sabaudia e Terracina», si legge in un documento consegnato dalla Cgil e da una delegazione di lavoratori al prefetto di Latina, «le aziende hanno 'normalizzato' le retribuzioni dei braccianti agricoli stranieri tra le 3,50 e i 4 euro l'ora, meno della metà della paga contrattuale lorda. Alcuni imprenditori hanno architettato un meccanismo per il quale viene loro riconosciuto un numero minimo di giornate in busta paga a retribuzione fissa, pur lavorando questi ultimi almeno 26 giorni al mese, durante i periodi di maggiore intensità lavorativa, anche per 10 mesi all'anno».
L'IMPEGNO DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA. Il tema è stato affrontato anche dalla commissione Antimafia del Consiglio regionale del Lazio: «Mi impegno a sollecitare presso la commissione Agricoltura e Lavoro», ha affermato al termine dell'audizione la vicepresidente Marta Bonafoni (Si-Sel), «l'inizio dell'iter della proposta di legge per il contrasto al lavoro nero in agricoltura, che ho depositato insieme al consigliere Valeriani del Pd».

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