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GIUSTIZIA 19 Aprile Apr 2016 1424 19 aprile 2016

Omicidio Esposito, chiesto l'ergastolo per De Santis

La procura di Roma vuole il massimo della pena per l'ultrà accusato di aver ucciso il tifoso napoletano Ciro Esposito prima della finale di Coppa Italia 2014.

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Daniele De Santis in una foto tratta dal suo profilo Facebook.

La pena dell'ergastolo. I pubblici ministeri di Roma, Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, hanno chiesto il massimo della condanna per Daniele De Santis, l'ultrà giallorosso accusato dell'omicidio del tifoso napoletano Ciro Esposito. Ciro fu ferito il 3 maggio 2014 nei pressi dello stadio Olimpico, poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, ed è morto in ospedale dopo un'agonia lunga 53 giorni.
La procura ha chiesto tre anni di carcere per gli altri due imputati, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, tifosi del Napoli accusati di rissa aggravata.
Contro di loro, in aula, De Santis ha urlato: «Bugiardi! Non avete visto niente e mo’ parlate». Poi, rivolto ai pm, ha aggiunto: «Me lo do da solo l’ergastolo, che vi pensate che ho paura di morire? Buffoni!».
LA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA. Per i pm di Roma, Ciro Esposito venne raggiunto da due colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata da De Santis. Citando numerose testimonianze, l’accusa ha evidenziato come De Santis, dopo aver preso d’assalto assieme ad altre sei persone un pullman carico di tifosi napoletani fermo in via di Tor di Quinto, e averli sfidati a scendere gridando: «Vi ammazzo», sarebbe fuggito in direzione del Ciak Village, inseguito da Ciro Esposito, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito. Lì avrebbe fatto fuoco, ferendo mortalmente Ciro.
SPARI PRIMA DELL'AGGRESSIONE. De Santis avrebbe sparato ai napoletani prima di essere aggredito. L'incidente probatorio che a ottobre 2014 ha ricostruito la dinamica dell'accaduto ha infatti confutato la maxiperizia del Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche (Racis), secondo cui gli spari sarebbero invece avvenuti dopo l'aggressione.
SANGUE SULL'ARMA. La procura, in occasione dell'incidente probatorio, aveva rilevato la presenza di sangue di un napoletano, Alfonso Esposito, sulla canna della pistola. Il che fa desumere che Esposito l'abbia afferrata quando era già stato ferito. Non solo: i pm ritengono che il sangue di De Santis, trovato sul calcio della pistola, sia fuoriuscito dalla sua fronte, probabilmente colpita con lo stesso calcio dell'arma. La ricostruzione degli inquirenti si basa inoltre sul fatto che sui guanti di De Santis sono stati ritrovati ampi residui di polvere da sparo, ma non tracce di sangue. L'ultrà giallorosso si sarebbe disfatto degli indumenti in un secondo momento, sfilandoseli velocemente e lanciandoli all'interno del Ciak Village.
«POTEVA ESSERE UNA STRAGE». «De Santis non ha agito da solo, ma in maniera preordinata con altri sei individui purtroppo non identificati, con una studiata aggressione al pullman dei napoletani, ma è rimasto travolto dalla risposta dei tifosi aggrediti che non pensava così numerosi», ha detto in aula il pm Di Maio. «De Santis ha sparato puntando l’arma contro Ciro Esposito e gli altri napoletani, non alla cieca come vuole farci credere. Poteva essere una strage». Per la procura «le prove acquisite - tracce di sangue sulla pistola, esame dei video dei testimoni - dimostrano che De Santis ha esploso i colpi mentre era in piedi e prima di essere ferito. Ciro Esposito ha fatto in tempo a raggiungerlo al massimo per uno schiaffo». La difesa sostiene invece che l’ultrà abbia sparato da terra, con il piede destro maciullato mentre cercava di chiudersi alle spalle un cancello. Avrebbe inoltre strappato la pistola a uno degli aggressori e fatto fuoco «alla cieca».

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