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TRIBUNALI 20 Aprile Apr 2016 2125 20 aprile 2016

L'ex moglie di Schillaci sotto sfratto, gli avvocati chiedono la sospensione

Sui documenti del creditore c'è una firma falsa. Lo dimostra una perizia grafologica.

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Rita Bonaccorso, ex moglie di Totò Schillaci.

Il 28 aprile è una data cerchiata di rosso sul calendario di Rita Bonaccorso. Quel giorno, l'ex moglie di Totò Schillaci, sarà costretta a lasciare la sua casa da 2,5 milioni di euro a Palermo, quella in cui ha vissuto finora e sono cresciuti i figli Mattia e Jessica.
DEBITO DA 200 MLN. Colpa di un debito da 200 milioni di euro che la donna nega di aver mai contratto. E del fallimento di una gioielleria di Torino per cui aveva fatto da «testimonial» ma di cui i giudici l'hanno ritenuta socia apparente.
Lo sfratto, che doveva essere eseguito a gennaio, è stato rimandato, ma ora sembra non esserci più niente da fare. Lo stipendio da parrucchiera part-time non può bastare per ripianare il debito, e tutte le poche risorse se ne vanno in spese giudiziarie, tra avvocati e tribunali.
CREDITO CEDUTO AL FIGLIO DI HAFNER. Ma una firma potrebbe cambiare tutto. Quella di Stefan Hafner, creditore della gioielleria fallita morto nel 2009, sul documento con cui il credito veniva ceduto al figlio Vittorio. Non è autenticata, ma soprattutto non sarebbe la sua.
Ad affermarlo è una perizia della dottoressa Sara Cardella, grafologa del tribunale di Venezia, che ha rilevato una grafia diversa da quella riscontrata su altri documenti firmati da Hafner. Ecco perché l'avvocato Claudio De Filippi, suo difensore con l'avvocato Antonio Bongiorno, ha depositato, il 20 aprile, un'istanza di sospensione e una di estinzione della procedura presso il giudice di Palermo Angela Notaro.
CHIESTO UN NUOVO PROCESSO. Mentre è aperto un ricorso speciale in Cassazione per la riapertura del processo ai sensi dell'articolo 395 bis del codice di procedura civile.
La loro versione è chiara: «Non c'è nessun movimento di denaro, nessun acquisto di gioielli effettuato dalla signora Bonaccorso, che la possa configurare come socia», ha spiegato a Lettera43.it l'avvocato Defilippi, «eppure ha dovuto sopportare 20 anni di processi che le hanno rovinato la vita».
Il nodo sta in una partita di gioielli acquistata dalla gioielleria di Giovanna Giordano. Circa 200 mila euro mai pagati al fornitore Hafner dopo il fallimento e un furto subito dal negozio.

Bonaccorso: «Non mi lascerò togliere la casa»

Totò Schillaci con l'ex moglie Rita Bonaccorso all'epoca del loro matrimonio.

Rita Bonaccorso è disperata. Mentre parla al telefono sfiora, più volte, il pianto. «Il 28 c'è l'esproprio, il 27 la vendita all'asta. Ma io non mi muovo da qui», ha raccontato a Lettera43.it alzando il tono della voce e dicendo di combattere ogni giorno una «battaglia interna con la bestia selvaggia», di vivere, nella sua testa, «una realtà parallela in cui esiste la giustizia».
IN TRIBUNALE DA 23 ANNI. Da 23 anni passa da un tribunale all'altro, è stata condannata cinque volte e assolta una, e continua a professarsi innocente: «Per essere socia di fatto devono esserci fatture e scambi di denaro documentati, ma non c'è nulla di tutto questo», ha ribadito, «io ho fornito solo la mia immagine. Se bastasse questo per essere socia, io potrei prendermi tutti i locali d'Italia semplicemente entrandoci e scattandomi una foto».
Di documenti che accertano il debito riportandolo a lei «non ce ne sono, non c'è alcuna tracciabilità».
Il 26 ottobre 2015 ha provato a togliersi la vita. Due volte. Prima con il gas, poi minacciando di buttarsi dal tetto. «L'ho fatto, a volte mi vergogno di dirlo, soprattutto per i miei figli». Se è ancora viva lo deve a un amico, Roberto Corsi, commerciante del gruppo 'La voce degli inascoltati', che quel giorno è arrivato a Palermo da Cosenza per fermarla, e si è anche ustionato sul tetto di casa sua: «Mi ha salvato la vita».
«PIUTTOSTO MI FACCIO AMMAZZARE». La situazione, però, non è migliorata: «Non ho futuro, non ho stipendio, non ho pensione. Ho solo questa casa e non me la lascerò portar via, piuttosto mi faccio ammazzare».
Spesso, dice, si è trovata da sola: «Ho cambiato 20 studi legali, gli avvocati di Palermo dicevano di non potermi seguire perché sostenevano di trovarsi davanti a un muro».
Nella giustizia non crede più. La chiama Cesare, e dice di essere stata tradita da lei. «Quando entro in un tribunale, ormai, impazzisco. Da 20 anni vivo solo per dimostrare la mia innocenza. Sono stata licenziata dal lavoro per questo».
19 MILA EURO DI DEBITI CON I TRIBUNALI. L'ex marito, Totò Schillaci, l'ha aiutata per anni, «finché i nostri figli non sono diventati maggiorenni. Finché ha potuto». Ora, però, si ritrova da sola. E i debiti continuano a crescere a causa delle spese processuali.
«Devo pagare 19 mila euro per colpa dei tribunali, di chi mi ha condannato per un debito che non è mio. Mi hanno portato via pure i libretti al portatore intestati ai miei figli. Devono ridarmi e azzerare tutto».
Per ora la speranza è quella di una sospensione, per conservare quella villa di Palermo che, sostengono i suoi avvocati, ha un valore molto superiore all'ammontare del debito. Poi il caso potrebbe riaprirsi, con un nuovo processo. Alla ricerca della verità.

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