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IL CASO 21 Aprile Apr 2016 1600 21 aprile 2016

Egitto, «Regeni detenuto dalla polizia prima di essere ucciso»

Lo riferiscono fonti dei servizi, smentendo la versione ufficiale del Cairo.

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Giulio Regeni, ricercatore italiano di 28 anni, torturato e ucciso al Cairo.

Prima di essere barbaramente ucciso, Giulio Regeni è stato fermato dalla polizia egiziana e trasferito in un compound del dipartimento di Sicurezza gestito dall' Al-Amn al-Watani (Sicurezza interna). Sei fonti anonime degli apparati egiziani hanno rilanciato l'ipotesi, che era già stata sostenuta nel mese di febbraio dal New York Times. Stavolta però le indiscrezioni, veicolate dall'agenzia internazionale Reuters, aggiungono il rilevante dettaglio secondo cui il giovane ricercatore friulano sarebbe stato consegnato ai servizi il giorno stessa della sua scomparsa il 25 gennaio 2016.
IL MINISTERO DELL'INTERNO SMENTISCE. Il deputato Hani Durri Abaza smentisce, affermando che la notizia sia frutto dell'azione di una «lobby estera per colpire l'Egitto». E lo fa anche una fonte del ministero dell'Interno del Cairo: «La polizia non ha arrestato Regeni, né l'ha detenuto in alcun posto di polizia. Tutto quello che viene ripetuto a questo proposito sono solo voci che mirano a nuocere agli apparati di sicurezza in Egitto e a indebolire le istituzioni dello Stato». La fonte ha aggiunto che non c'era ragione di torturare un giovane straniero che studiava in Egitto.
LA LINEA DEL CAIRO NON CAMBIA. La smentita non sorprende: l'estraneità degli apparati egiziani nella morte di Regeni continua ad essere sostenuta da tutte le fonti ufficiali. A inizio febbraio il ministro delgli Interni, Magdy Abd El Ghaffar, aveva dichiarato durante una conferenza stampa: «Siamo offesi che alcune dichiarazioni sostengono che dietro la morte di Giulio Regeni ci sia la polizia». «Mai, mai e poi mai», aveva aggiunto, «è stato arrestato dalla polizia».
L'assenza di risultati nelle indagini ha causato un incidente diplomatico tra Egitto e Italia, con il richiamo a Roma per consultazioni dell'ambasciatore italiano Maurizio Massari. Cinque giorni dopo quella conferenza stampa, il New York Times citò «tre funzionari della sicurezza egiziana coinvolti nelle indagini», per sostenere che Regeni fu prelevato da alcuni agenti, ma la linea del Cairo non è mai cambiata.
IL REGIME MINACCIA LA STAMPA. Il sito del quotidiano Youm7 ha riferito che l'ambasciatore Salah Adel Sadeq, presidente dell'Organismo generale dell'informazione (l'ufficio stampa delle istituzioni egiziane), «ha stabilito contatti con il responsabile dell'Ufficio dell'agenzia Reuters al Cairo per conoscere le fonti che l'agenzia ha citato e la veridicità delle notizie pubblicate». Salah ha pubblicamente minacciato la stampa, affermando che «non c'è tolleranza per i media che pubblicano notizie sbagliate».
Intanto la Cnn ha contattato la figlia del capo della banda di rapinatori uccisi al Cairo della polizia, e accusati una volta morti di aver assassinato Regeni dopo una rapina. La ragazza ha ripetuto le sue accuse: la polizia avrebbe ucciso a sangue freddo suo padre, suo marito e suo fratello per far credere che fossero loro i torturatori del giovane ricercatore friulano.

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