Massimo Bossetti 160422172953
CASO 22 Aprile Apr 2016 1707 22 aprile 2016

Bossetti, no a nuove perizie sul Dna: cosa succede adesso

Il processo al muratore di Mapello, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, può proseguire senza rivedere la prova scientifica. Sentenza più vicina.

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Massimo Bossetti.

Era un'udienza cruciale per Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio. I giudici della Corte d'Assise di Bergamo hanno respinto le richieste avanzate dai difensori del muratore di Mapello, che chiedevano un supplemento d'indagine e cinque nuove perizie, la principale delle quali sul Dna riconducibile all'accusato ritrovato sugli abiti di Yara.
REQUISITORIA IL 13 MAGGIO. La parola passa quindi al pubblico ministero Letizia Ruggeri: la prossima tappa del processo sarà la sua requisitoria. L'accusa, con ogni probabilità, chiederà per l'imputato il massimo della pena. L'udienza è fissata per il 13 maggio, poi toccherà alla parte civile e di nuovo ai difensori, secondo un calendario che si conclude il 10 giugno. La sentenza di primo grado in questo modo diventa più vicina e potrebbe arrivare nel giro di un paio di mesi, a metà giugno.
SENTENZA A METÀ GIUGNO. Se invece la Corte avesse accolto le richieste della difesa, la nomina dei periti e lo svolgimento dell'incarico avrebbero fatto sicuramente slittare il verdetto a dopo l'estate.
I giudici, al contrario, hanno definito «non decisivo» un nuovo esame del Dna, cioè della principale prova scientifica a carico di Bossetti.
Hanno rigettato anche la richiesta di una nuova perizia sulle telecamere di sorveglianza che avrebbero ripreso il furgone del muratore il pomeriggio del 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara, fuori dalla palestra frequentata della ragazza. La richiesta è stata ritenuta «superflua».
Il processo, quindi, può andare avanti con gli elementi sul Dna acquisiti finora, e l'esito dell'udienza del 22 aprile suona già come un anticipo di sentenza.
LA DIFESA: «ATTENDIAMO LE MOTIVAZIONI». I difensori di Massimo Bossetti, tuttavia, ritengono che si debbano «attendere le motivazioni per le quali la Corte ha ritenuto che non fosse decisiva una perizia sul Dna», ma intendono dare comunque una «lettura positiva» della decisione dei giudici. «Dal nostro punto di vista, la leggiamo come un'impossibilità da parte dei periti di portare un risultato diverso rispetto a quello dei consulenti», hanno detto gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, «il che significa che quel dubbio rimane, come ha già deciso un tribunale del Riesame. E la Cassazione ha riconosciuto l'onestà intellettuale di questi giudici».
LE LETTERE CON LA DETENUTA GINA. I giudici della Corte d'Assise di Bergamo hanno accolto soltanto una richiesta avanzata dagli avvocati di Bossetti: l'acquisizione di tutta la corrispondenza tra il muratore di Mapello e una detenuta del carcere di Bergamo, che si chiama Gina. Il pubblico ministero si era limitato ad alcune lettere, ma i difensori hanno chiesto che entrino tutte quante nel processo, perché a loro giudizio occorre «contestualizzarle». Alcune lettere contengono dei passaggi giudicati dall'accusa scabrosi, con riferimenti alle ricerche a sfondo pornografico contenute nei computer sequestrati all'imputato. Secondo la difesa, invece, il contenuto delle lettere non avrebbe alcuna attinenza con quelle ricerche.

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