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SENZATETTO 24 Aprile Apr 2016 1145 24 aprile 2016

Napoli, viaggio nella stazione dei suicidi

Clochard che si fanno travolgere sui binari. Occupazioni abusive, risse, spaccio. A Napoli si sorvegliano i vagoni h24. Ma l'emergenza è continua. Il reportage.

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L'ingresso della stazione centrale di Napoli.

Li hanno trovati abbracciati, età apparente 40 anni: lei senza vita, lui moribondo.
Fra le rotaie di un binario senza nome, alle quattro di una domenica mattina, travolti dal treno che hanno atteso col cuore in gola affinché li travolgesse.
Lacrime, orrore, sangue.
Poi, i titoli sui giornali. L’editoriale indignato. La solita musica.
Non sono i primi, i due nordafricani che si sono abbracciati per morire in pace sui binari.
Anche il macchinista, prima di frenare, li ha intravisti avvinghiati come amanti.
E non saranno gli ultimi, visto che - volontari a parte - nessuno muove un dito per arginare la strage e che - anzi - ai disperati si tende a negare sempre di più spazi e diritti.
La chiamano «la stazione dei suicidi», perché dicono che sia diventato il luogo “preferito” da coloro che decidono di farla finita.
TRA I VAGONI ABBANDONATI. È un trend micidiale, fra tentativi riusciti e no, specie nell’area di Gianturco che è il prolungamento della stazione di piazza Garibaldi dove tra i binari si ammassano decine di vagoni abbandonati e di carrozze fuori uso assai appetite da chi di notte cerca un giaciglio su cui consolarsi.
Per scongiurare occupazioni abusive, risse, sporcizia, spaccio di droga, alcol e rischio di incendi (molto frequenti), a Napoli è stato deciso di far sorvegliare h24 i vagoni da poliziotti armati e accompagnati da nugoli di cani addestrati.
Problema risolto? Macché.
La polizia ferroviaria racconta: «Armi e cani non bastano a tener lontani ucraini e ghanesi, algerini e polacchi. È una folla. Di notte aspettano l’arrivo degli ultimi treni per intrufolarsi nei vagoni fermi e dormire fino all’alba prima che il convoglio riparta. Spesso tutto fila liscio. Qualche volta, no».
ITALIANI RIDOTTI ALLA FAME. Don Vincenzo Cozzolino, direttore della Caritas di Napoli, sussurra a Lettera43.it: «Li chiamano suicidi, ma forse è qualcosa di più complicato. E di ben più grave».
Neri del Nord Africa, neri sub-sahariani, europei dell’Est, extra europei dell’Ovest, napoletani ridotti alla fame dai licenziamenti o da una crisi coniugale.
Un pasto caldo, il maglione, un letto, la doccia: grazie al “Binario della solidarietà” ogni giorno un po’ di questo popolo ingoia briciole di sollievo.
«UN OCEANO DI ANIME». «Ma siamo una goccia nell’oceano», ammette don Vincenzo, «in un oceano di anime e di bisogni che si fa sempre più profondo e indomabile».
E continua: «Chi sbarca alla stazione ha davanti a sé tre strade. Finire in carcere, essere ricoverato in un ospedale, morire travolto da un treno. Tutto sommato, per molti la terza ipotesi è quella più facile. E a portata di mano».

Senzatetto carbonizzati dentro il treno-rifugio andato a fuoco

Nella stazione di Napoli è emergenza tra suicidi, senzatetto, sporcizia e spaccio.

Bare di latta. Niente funerali.
Binario 23, l’interregionale per Cosenza ripartirà alle 12.20.
Vieni, corri, conosco un posticino: fino a mezzogiorno possiamo dormirci dentro.
Ma Runha e Tojzka - 40 anni in due - «no fatto conti con brace di sigaretta».
E muoiono carbonizzati, mentre stanno dormendo come ghiri nel vagone-rifugio andato a fuoco in un baleno.
Anzi: Ruhna era riuscito a salvarsi, grazie a un ferroviere che, visto il fumo, l'aveva tirato fuori.
Ma lui ha provato a salvare il suo amico. Testardo di un polacco.
Si è ributtato tra le fiamme, senza più uscirne vivo.
ESTINTORI INUTILIZZABILI. Ora sì che riposano in pace, Runha e Tojzka. E a chi importa se gli estintori - dicono - erano conservati dietro le grate chiuse a chiave e nessuno in stazione ha trovato le chiavi per utilizzarli?
Sussurra Oreste, 63 anni, senzatetto da sempre: «Si muore, in stazione. Volutamente, ma anche no. Ci si uccide per fame. Ma anche perché ci si ritrova in balìa del racket. O perché non si riesce a pagare un debito. O per i morsi dei topi, che aggrediscono mentre uno dorme. O perché non si regge alla solitudine».
Fa sapere a Lettera43.it Giancamillo Trani, vicedirettore Caritas di Napoli: «Rabbia delusione, violenza. E soprattutto disperazione. Tanta disperazione come adesso non l’ho mai vista. Il motivo? Più aumenta il numero dei disperati in stazione e più diventa complicato garantire livelli decenti di accoglienza».
UNA GUERRA TRA POVERISSIMI. Trani continua: «Il dramma è che casa e lavoro, cioè i due bisogni primari che ciascun migrante rivendica, qui al Sud d’Italia sono anche i bisogni meno garantiti alla popolazione autoctona. Più della metà degli under 18 italiani in povertà assoluta vive al Sud: 417 mila su 720 mila. Perciò la guerra tra poverissimi diventa inevitabile».
Inevitabile. E infatti si succedono ogni notte le risse da strada, gli scontri fisici, le litigate sui binari: scaramucce che vedono protagonisti - coltelli alla mano - gli eserciti delle etnìe rivali.

Don Vincenzo: «Fallite le politiche sull'immigrazione»

Luigi de Magistris, sindaco di Napoli.

Ma non è solo la violenza a scandire le notti alla stazione dei suicidi.
Racconta don Vincenzo: «Come nel caso dei due nordafricani suicidi, l’abbraccio è diventato il gesto più desiderato da chi vive intorno alla stazione. Ti abbracciano se gli offri un po’ di latte caldo, una coperta, un piatto di pasta. Ma anche se gli regali solo un sorriso. O due parole di conforto».
Il vicedirettore Trani sottolinea amaro: «Il guaio è che i disperati sono diventati tanti e a volte non riusciamo a offrir loro neanche due parole».
E don Vincenzo, duro: «Fallite le politiche sull’immigrazione, stiamo vivendo la iper-precarizzazione dei migranti. E temo che andrà sempre peggio».
«LO STATO NON SE NE CURA». Ha detto suor Giuseppina Esposito, responsabile del Binario della solidarietà a Napoli: «Fatichiamo a star dietro a tutti. Anche perché, se un senzatetto ammette di essere tale, a volte le istituzioni si sentono, chissà perché, autorizzate a non prendersene cura».
Suor Giuseppina ne vede tante. La disperazione, per lei, è pane quotidiano.
Gordon e Milo, Vladimir e Carmine, Kamir e Salvatore: lei cura drogati e alcolisti, fuori-di-testa, ex professionisti, cartoneros, mendicanti.
Di molti fra gli assistiti suor Giuseppina non conosce il Paese di provenienza.
Perché - spiega - tra tutte le urgenze, la nazionalità o il colore della pelle è di sicuro la più trascurabile.
Eppure la nazionalità conta. E anche molto.
DIVIETO DI ROVISTARE. Sia dentro sia intorno e fuori della «stazione dei suicidi». Per chi asporta oggetti dai contenitori dell’immondizia (lo fanno soprattutto gli stranieri) a Napoli sono minacciate multe fino a 500 euro.
Oltre al sequestro dell’oggetto prelevato. Perfino un sindaco liberal come Luigi de Magistris ha ritenuto opportuna la mano pesante.
Il motivo? «L’abitudine a rovistare tra i rifiuti innesca meccanismi illegali e può creare gravi problemi di igiene pubblica».
Il risultato? «Ogni tre cartoneros che fermiamo», spiegano i vigili urbani, «ce ne sono altri 10 pronti a insediarsi. Mercatini, spacci, baratti, scambi di ogni genere. I più violenti li arrestiamo, ma il giorno dopo li ritroviamo nello stesso posto».
RESTYLING? VIA I POVERI. Un dato, poi, è indiscutibile: dopo il restyling (a suon di milioni) che ha modernizzato la stazione ferroviaria e la piazza antistante, si respira poca voglia di vedere ancora in giro poveri, clochard e mendicanti.
Dice un consigliere di Municipalità: «La tendenza delle istituzioni e dei residenti è di rendere sempre di più la vita impossibile a chi vive di espedienti nella stazione del post-lifting, in modo che, grazie ai divieti sempre più incalzanti, i disperati si decidano a togliersi di mezzo (o, magari, a togliersi la vita) lasciando campo libero alle vetrine scintillanti, i bei negozi, alle griffe, all’agognata ondata di turisti di medio e alto livello che ogni giorno sbarcano dai treni Frecciarossa per godere senza fastidi delle bellezze di Napoli».
E un commerciante, con aria convinta, confessa: «Non sono razzista, ma che bello se qui una birra costasse almeno tre euro e fosse proibitiva per arabi, neri, polacchi e tutti quelli che respirando sporcano le strade».


Twitter @enzociaccio

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