Pedopornografia Calabria 160421221839
CRIMINE 24 Aprile Apr 2016 1800 24 aprile 2016

Pedopornografia, i numeri della piaga

Professionisti, mariti, padri. Diplomati e laureati. Il 57% sotto i 50 anni. Diffondono e consumano video con minori. In Italia 1.641 siti bloccati nel 2014.

  • ...

In Italia, nel 2014, ci sono stati 55 arresti per pedo-pornografia.

I «mostri» vivono fra noi. E non sono esteticamente ributtanti, ma comuni cittadini. È quello che traspare dal recente arresto a Genova di un 21enne e dalla denuncia di 12 italiani residenti tra le province di Milano, Como, Torino, Padova, Verona, Brescia, Palermo, Piacenza, Campobasso e Cagliari, fra cui un professionista.
Gli uomini sono stati individuati dalla Polizia postale e delle comunicazioni per la Liguria a seguito di un'operazione internazionale di contrasto alla pedopornografia online, coordinata del Servizio centrale della Polizia delle comunicazioni di Roma con l'aiuto del Fbi tramite l'ambasciata Usa.
SI SPACCIAVA PER UNA RAGAZZA. Secondo le indagini, che hanno svelato una rete italiana di distribuzione illegale di materiale pedopornografico, l'arrestato, oltre a distribuire materiale pedopornografico, era riuscito ad ottenere attraverso una casella di posta elettronica con l'account 'cucciol@' foto intime di minori convinti di chattare e fare sexting con le coetanee. I fatti emersi dimostrano come la pedopornografia sia una piaga sociale lontana dall'esser estirpata.
MATERIALE PRODOTTO A LIVELLO CASALINGO. Spesso, ha spiegato l'associazione onlus Mater di don Fortunato di Noto, che da 23 anni si occupa di contrastare la pedofilia, questo materiale illegale, diffuso da siti che si avvalgono di server stranieri per aggirare la legge, è prodotto a livello casalingo o da organizzazioni criminali, spesso fuori dai confini europei, per motivi di lucro.
SFRUTTATI FINO A 300 MINORI AL GIORNO. Fino a 300 minori al giorno possono essere sfruttati per la produzione di materiale video e fotografico venduto attorno ai 500 euro nwl giro di una ventina di minuti dalla sua realizzazione.
Molto spesso, spiega l'onlus, il consumatore si confonde col produttore, dato che su 100 pedopornografi, circa il 40% produce all'ingrosso e diffonde tali video mentre «il restante 60% sono piccole o medie organizzazioni».

In Italia 55 arresti nel 2014

Un sequestro di materiale pedopornografico.

Qual è la portata del fenomeno? Solo in Italia i dati sono agghiaccianti: nel 2014 la Polizia postale ha messo insieme ben 55 arresti, 344 denunce, 430 perquisizioni per 28.063 siti monitorati, di cui 1.641 finiti nella blacklist.
Le cose non sono andate migliorando, dato che ad aprile, su PoliziaModerna, rivista della Polizia di Stato, la direttrice del Cncpo (il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on line della Polizia postale) Elvira D'Amato ha spiegato: «Sono 1.849 i siti oscurati classificati nella black list stilata dal nostro ufficio. L’elenco viene fornito agli Internet service provider perché ne venga inibita la navigazione, attraverso sistemi tecnici di filtraggio».
MONITORATI 23.981 SITI. Il tutto dopo il monitoraggio di ben 23.981 siti, mentre le inchieste hanno portato all'arresto di ben 79 persone e la denuncia di 574 possibili fruitori di tale materiale.
Nulla, però, rispetto a vari episodi in più parti del mondo: l'associazione di don Fortunato di Noto, nel suo report annuale, ha riferito che «nel 2013 si riscontra per la prima volta un ruolo predominate dell’Africa nell’alimentazione della rete pedopornografica virtuale, che domina con il 45,75%, seguita in ordine da Europa (42,28%), Asia (14,89%), Oceania (3,76%) e America (3,32%)».
NON SOLO STUPRI, ANCHE OMICIDI E TORTURE. Parliamo non solo di video ritraenti stupri di minori, ma omicidi, video amatoriali realizzati a pagamento e su commissione, dove vengono mostrate torture messe in pratica e culminanti con la morte della vittima.
È questa la realtà denunciata nell'aprile 2014 dal direttore dell'Europol Rob Wainwright: una rete di pedofili sul web che commerciava video eseguiti con la webcam con bambini violentati e torturati pagati con la moneta virtuale Bitcoin.

L'ultima inchiesta in Norvegia nel 2015

Esattamente un anno dopo, durante un'indagine condotta dalla polizia belga e sudafricana per indagare su un network simile, sono stati scoperti dei file criptati che consentivano l'accesso a video raccapriccianti, con stupri e omicidi di minori.
L'ultima inchiesta è stata condotta nel dicembre 2015 dal giornale norvegese VG, un'indagine di sei mesi coordinata dal giornalista Håkon Høydal e dall’esperto informatico Einar Otto Stangvik.
GERMANIA PRIMA PER DOWNLOAD. I due hanno lavorato su oltre 36 milioni di download presenti in vari siti online di file-sharing, scovando nella sola Norvegia 5.500 file contenenti materiale di violenza sessuale sui minori e circa 430 pedopornografi, mentre a livello mondiale i file sono stati 430 mila e gli utenti che li hanno scaricati 95 mila. Tra i Paesi, in testa la Germania con ben 18.107 downloader, poi Stati Uniti (con 13.630), Russia (con 11.118), Gran Bretagna (con 3.743) e Francia (con 3.393).
PERSONE CON POSTI DI LAVORO NORMALI. Il profilo della stragrande maggioranza degli utenti è quello di persone con «posti di lavoro normali, famiglie normali e normali interazioni sui social media», insomma, «gente comune, di tutte le professioni e strati sociali, di tutti i livelli di reddito, di tutte le appartenenze etniche e religiose».

«Scaltri predatori che variano il loro approccio»

Chi è allora il 'cyberpedofilo' tipo? Secondo Patrizia Torretta, direttore tecnico capo psicologo della Polizia di Stato dell’Uaci, l'Unità di analisi dei crimini informatici, siamo davanti a persone normali ma scaltre, predatori che variano il loro approccio. Chi è «particolarmente interessato a preadolescenti e adolescenti sfrutta l’interesse innato, il presenzialismo e la curiosità delle nuove generazioni per costruire un legame affettivo quale presupposto per la richiesta di immagini sessuali, atti di autoerotismo, sino ad arrivare all’incontro sessuale off-line».
«FILMANO GLI ABUSI E LI CONDIVIDONO». Altri, ha proseguito Torretta, «approfittando della loro condizione familiare o lavorativa di contatto con bambini, ne abusano sessualmente fotografando e filmando l’atto per condividerlo con altri utenti».
Il ritratto psicologico e criminologico che ne viene fatto chiarisce che siamo di fronte a persone normali: Siamo di fronte a uomini «che nel 57% dei casi hanno un’età inferiore ai 50 anni, impegnati in una relazione affettiva stabile, coniugati o conviventi, o single, nella stessa percentuale. Il livello d’istruzione è quello medio alto, in una percentuale del 65% di diplomati e laureati, che sono i maggiori fruitori di internet».
COME COLLEZIONISTI. La stragrande maggioranza di loro ha pendenze con la legge, il 53% per reati legati alla violenza su minori e alla pedopornografia, il 12% per altri crimini. «La maggior parte di loro agisce come un collezionista che non riesce a smettere di cercare, scaricare, immagazzinare foto e filmati. Con lucida organizzazione conserva i suoi feticci e se ne compiace 'storandoli' e copiandoli su vari supporti», ergo, il tasso di recidività è altissimo, e la persona può ritornare a tale pratica dopo esser stata arrestata o denunciata in passato.
Non parliamo, fortunatamente, di materiale facilmente recuperabile. Il sito della Polizia di Stato avverte ad esempio che «se navigando ci si imbatte, anche involontariamente, in uno di questi siti interdetti, appare un'apposita 'stop page', pagina di blocco, contenente l'avviso di interdizione».

Reperibile nel deep web

Spesso e volentieri questo materiale illecito, diffuso anche dai social network, data la facilità con cui si può accedere e comunicare con minori o con altre persone interessate a quel materiale, è disponibile in quello che è comunemente detto deep web, o Darknet, la parte di internet accessibile solo con software speciali, che ospita i canali di comunicazione degli hacker, i forum utilizzati per il mercato nero, per traffici di armi e di droga, da jihadisti, estremisti e, per l'appunto, da pedopornografi, una parte oscura del web che un normale cittadino sprovvisto di conoscenze informatiche non può raggiungere coi normali motori di ricerca, e che invece era nato a fini legali, a scopo militare.
NAVIGAZIONE CON L'IP CRIPTATO. Il deep web, questa Rete parallela rispetto a quella comunemente usata, a cui si accede tramite il software Tor, un sistema che permette di criptare i dati, nascondere l'indirizzo Ip, rendendo anonima la navigazione, non è una roccaforte inespugnabile: «Usare darknet», ha spiegato Carlo Solimene, direttore della II divisione del Servizio postale a cui è legato il Cncpo, «non significa rimanere impuniti: lo testimoniano i dati. Il nostro impegno è quello di investire tutte le nostre risorse per attività investigative innovative, condivise con tutti gli altri Paesi, e arrivare all’identificazione nel più breve tempo possibile dei pedofili on line, attraverso una rete di agenti italiani sotto copertura, presenti al Cncpo e in tutti i compartimenti territoriali».
Gli arresti citati ne sono la conferma.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso