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FACCIAMOCI SENTIRE 25 Aprile Apr 2016 1057 25 aprile 2016

Napoli e l'ipocrisia dei politici davanti alle stragi

Il teatrino dopo gli ultimi omicidi di camorra durerà poco. Servono soluzioni adeguate.

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Uno scorcio del rione Sanità, a Napoli.

Napoli è una delle città più belle d’Italia. Nel passato lo è stata forse ancora di più tanto che la frase «Vedi Napoli e poi muori» sembra sia da attribuire allo scrittore tedesco Goethe che, dopo un suo viaggio nella città partenopea, voleva esprimere in qualche modo lo spettacolo che la stessa rappresentava in quell’epoca. L’interpretazione data alla frase di Goethe era quindi che dopo aver visto Napoli puoi anche morire in quanto non ti manca niente altro di più bello da vedere. Quando lo disse era l’epoca del romanticismo, epoca in cui gli intellettuali europei viaggiavano in Italia.
Un altro scrittore dell’epoca, il francese Stendhal, diceva che in Europa c’erano solo due città: Parigi e Napoli. Il resto era una noiosa campagna. Altri tempi. Già il film del 1951, diretto da Riccardo Freda, sempre con il titolo Vedi Napoli e poi muori, raccontava il dramma di un trafficante di stupefacenti, e di un ricatto conclusosi tragicamente con un omicidio.
ENNESIMA STRAGE AL RIONE SANITÀ. Purtroppo la splendida Napoli di epoca recente ci ricorda storie più simili al film che a quanto scrivessero Stendhal o Goethe. Qualche giorno fa abbiamo infatti assistito all’ultima strage di camorra al rione Sanità con due killer che, per uccidere le vittime designate, non si sono fatti scrupolo di aprire il fuoco in strada dove erano presenti molte persone e alcuni bambini che avevano la sola “colpa” di trascorrere qualche minuto all’aperto attorno ad un chiosco che vende granite. Gli stessi sacerdoti del rione Sanità, chiedendo a gran voce interventi urgenti per i quartieri difficili di Napoli, hanno dichiarato: «Qui la camorra è peggio dell’Is».
SEMPRE IL SOLITO COPIONE. Cosa succederà allora adesso? Come reagirà uno Stato che ha tra i suoi compiti prioritari la garanzia della sicurezza dei propri cittadini? Anche questo è, purtroppo, un film già visto: assisteremo a roboanti dichiarazioni da parte del Ministro dell’Interno e/o comunque di tutti i politici interpellati sui fatti. Verrà convocata una riunione urgente del Comitato Interprovinciale per il Diritto alla Sicurezza, ci sarà da parte degli interessati qualche lamentela sulla scarsità degli organici e dei mezzi delle Forze di Polizia con la puntuale richiesta/promessa di intervento dell’esercito con magari l’invio di qualche povero ragazzo senza nessuna regola di ingaggio con la criminalità locale. Fine del film. È il solito modo per far passare quelle due/tre settimane per cui i gravissimi fatti non siano più nell’attenzione primaria dei media e quindi se ne riparlerà alla prossima strage che arriverà (purtroppo) puntuale come un orologio svizzero. Chi ha tempo e voglia vada a rivedere i fatti di sangue successi nel passato nel napoletano e potrà constatare di persona quante volte sia stato mandato in onda il solito film.
SERVE UN PROGETTO A LUNGO RESPIRO. I problemi dell’ordine pubblico e della lotta alla criminalità organizzata, non solo a Napoli ma in vaste zone del Sud, necessiterebbero invece di un progetto ad hoc con mezzi e risorse adeguate e una volontà collettiva e trasversale a tutti i partiti che rimane purtroppo difficile da immaginare. Le persone perbene, che sono la stragrande maggioranza del nostro mezzogiorno, hanno il sacrosanto diritto di poter vivere tranquillamente la loro vita almeno come avviene mediamente in tutte le altri parti d’Italia.
È incredibile come invece in molti settori della politica italiana anziché assumere questo obiettivo come impegno prioritario ci si limiti a criticare i meridionali considerandoli scansafatiche, sempre in attesa dell’assistenza statale senza nessuna voglia di riscatto. Non c’è dubbio che esistano anche situazioni simili ma chi aprirebbe un’attività sapendo a priori che dovrebbe poi pagare il pizzo per poter lavorare? Chi potrebbe immaginare di fare impresa in zone dove mancano servizi essenziali per la cui fruibilità occorre pagare un prezzo enne volte superiore non solo rispetto ai competitor stranieri ma anche a quelli del Nord Italia? Ho avuto la fortuna (sottolineo: fortuna) di lavorare per due anni e mezzo tra Napoli e Reggio Calabria ed è stata una delle esperienze più belle e formative della mia vita.
UN ESERCITO DI GENERALI E SOLDATI. Ho però cercato di vivere questa esperienza non con lo spirito di andare a criticare una realtà diversa da quella in cui ero cresciuto, ma con lo spirito di capire il perché di questa diversità. Il mio è un giudizio strettamente personale che impegna quindi solo me stesso, ma una cosa che mi è parsa chiara è che a Napoli non esistono fasce intermedie di popolazione. Se potessi fare un esempio “militare”, e naturalmente con i limiti che le generalizzazioni rappresentano, direi che il napoletano è un esercito fatto solo di generali e di soldati. Fin da piccolo capisci che non hai alternative: o sei capace di emergere o sai che devi soccombere. E, purtroppo, talvolta, per cercare di emergere, si cerca di farlo nel modo che più sbagliato non si può cercando quelle scorciatoie che la criminalità organizzata sembra offrirti a buon prezzo.
RIPORTARE EDUCAZIONE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI. C’è quindi un grande problema culturale da risolvere. Occorre che i ragazzi napoletani completino i cicli scolastici almeno con le percentuali medie del resto del Paese. Occorre che una volta usciti da scuola abbiano opportunità di lavoro non basate sul sistema relazionale che a molti manca ma su aspetti meritocratici per cui i migliori vengano premiati senza passare attraverso le forche caudine delle raccomandazioni politiche o (peggio ancora) della criminalità. Occorrerebbe creare un clima nuovo che passi dalla sfiducia alla reciproca fiducia tra cittadino e istituzioni. In questo modo la stessa burocrazia locale potrebbe aiutare un processo di sviluppo anziché contribuire a smorzare qualunque spirito di iniziativa. L’amministrazione pubblica dovrebbe sviluppare un nuovo rapporto con il cittadino basato su un chiaro impegno reciproco tra diritti e doveri in un rinnovato senso di rispetto tra le parti. Sono processi lunghi? Certamente. Ma se mai si inizia mai si arriva.
LE DANNOSE LITI SU BAGNOLI. Oggi Napoli ha la grande opportunità legata alla riqualificazione dell’ex area siderurgica di Bagnoli. Non ho il livello di conoscenza e/o di competenza per giudicare il progetto che il Governo ha proposto. Ho trovato però incredibile che il sindaco della città si sia rifiutato di incontrare il Presidente del Consiglio lo scorso 6 aprile in occasione dell’installazione della cosiddetta “cabina di regia” presso la Prefettura. Poteva avere tutte le ragioni del mondo sul piano tecnico, ma anche il dovere istituzionale di non sottrarsi all’incontro. Anche con tali atteggiamenti si può dare il buono o il cattivo esempio. E per la splendida Napoli occorrerebbe che tutti sentissero la responsabilità comportamentale per riportarla allo splendore che non solo Stendhal e Goethe hanno reso immortale.

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