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POLEMICHE 26 Aprile Apr 2016 1727 26 aprile 2016

Coisp, sparate e figuracce del sindacato di polizia

Tweet anti migranti. Dopo i casi Giuliani e Aldrovandi. Le prese di posizione che fanno discutere.

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Un'immagine che circola da mesi in Rete, a sostegno di chi si ostina a parlare di «propaganda mediatica» circa i numeri dell'emergenza migranti.
Ritrae i passeggeri di un'imbarcazione colata a picco nel mar Egeo a dicembre 2015 e, secondo alcuni, tra cui il sindacato di polizia Coisp, altro non sarebbe che un maldestro fotomontaggio.
Sulla foto un allusivo «il naufragio...» che lascia intendere la presunta non autenticità dello scatto per via di un uomo in posizione eretta rispetto agli altri.


Decine i retweet e i 'mi piace' per il post, che non ha mancato di scatenare l'indignazione di chi ha trovato di cattivo gusto, se non totalmente insensata, la pubblicazione di un simile tweet. Ad opera, giova ribadirlo del settimo sindacato di polizia italiano più volte, ahimè, balzato agli onori delle cronache per uscite fuori luogo.
LO SCONTRO CON PATRIZIA MORETTI. Molti ricorderanno il clamoroso sit-in sotto l'ufficio di Patrizia Moretti, madre di quel Federico Aldrovandi per la cui morte quattro agenti furono condannati in via definitiva per eccesso colposo nell'uso legittimo della forza. Circostanza durante la quale la donna rispose scendendo in strada per esporre l'immagine simbolo delle violenze subite dal figlio.
In quel caso il Coisp, che conta circa 7.700 iscritti su oltre 97 mila appartenenti alla Polizia di Stato, tentò di giustificare la propria presenza spiegando di non essere a conoscenza del luogo in cui Moretti lavorava. Non bastò a evitare le dure reprimende del sindaco di Ferrara e dell'allora ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri.
FEDEZ? «UN INVERTITO». Ma le battaglie del Coisp non si fermano qui. L'account Twitter @COISPpolizia è stato anche il luogo prescelto per dar vita a un vivace botta e risposta con Fedez al termine del quale il cantante fu apostrofato come «invertito». Per non parlare della raccolta firme portata avanti per rimuovere la targa in memoria di Carlo Giuliani da piazza Alimonda a Genova.
INSULTI E OFFESE SUL PROFILO. Il profilo del sindacato, d'altro canto, pullula di post che alimentano lo spauracchio dell'immigrazione sulla falsa riga di un Salvini qualunque.
E nei retweet trovano spazio espressioni come «zecche rosse» o «cani rognosi» all'indirizzo di chi sembra pensarla diversamente. Non esattamente contenuti dal tenore istituzionale o alimentati dallo spirito sindacale, malgrado il segretario Franco Maccari si affanni a ricordare le lotte per il corpo di polizia. Delle quali non è legittimo dubitare, ma che certo vengono irrimediabilmente oscurate da simili episodi.

Anche perché di correggere il tiro al Coisp sembranop proprio non volerne sapere.
«Abbiamo la conferma di ciò che abbiamo sempre saputo», ha scritto Maccari, «in Italia va tutto a rotoli perché di fronte a problematiche che stanno mettendo in ginocchio il Paese il vero ‘nodo’ da affrontare viene considerato il fatto che il Coisp pubblichi una fotografia che circola in rete da mesi, senza aggiungere un commento, senza esprimere un giudizio, senza azzardare alcuna ironia o alcun sarcasmo, per ‘fotografare’ gli umori che, piaccia o non piaccia, animano molti».
LE ALTRE SIGLE SI DISSOCIANO . Diversamente sembrano pensarla le altre sigle. Per Daniele Tissone, segretario del sindacato Silp-Cgil, si tratta di «sarcasmo fuori luogo e inaccettabile, la maggioranza dei poliziotti è distante da atteggiamenti e battute di questo tipo». «Un atteggiamento decisamente fuori luogo che offende in primo luogo le migliaia e migliaia di vittime di un tragico esodo, figlio delle guerre e della povertà. La stragrande maggioranza degli operatori di polizia è impegnata in prima linea per salvare vite e, per tale motivo, riteniamo, come Silp Cgil, di condannare chiunque posti o retwitti foto che sono, peraltro, delle autentiche bufale, messe in giro ad arte per alimentare sentimenti di autentica intolleranza».
Lorena La Spina, segretaria nazionale dell'Anfp è invece «sconfortata. Si può liquidare il problema della foto rilanciata ieri su Twitter come uno dei tanti piccoli equivoci senza importanza, ma questo goffo tentativo di sviare l'attenzione dal deprecabile messaggio che a quella immagine ed alle domande che sarcasticamante la corredano è indissolubilmente collegato, non muta la sostanza dell'accaduto. Pubblicare, postare, twittare un'immagine significa, infatti, appropriarsi del suo significato, condividerne i contenuti».

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