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SANITÀ 26 Aprile Apr 2016 1443 26 aprile 2016

Salute, Italia: nel 2015 si riduce l'aspettativa di vita

Per la prima volta nella storia del nostro Paese. Prevenzione a corto di 930 milioni di euro. Pesano i disavanzi accumulati negli ultimi 10 anni dalle Aziende sanitarie. I dati del rapporto Osservasalute.

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L'aspettativa di vita degli italiani, per la prima volta nella storia del nostro Paese, è in calo. Si tratta dell'indicatore statistico che esprime il numero medio degli anni di vita di un individuo all'interno di una popolazione, chiamato anche speranza di vita alla nascita.
A certificare il calo è l'ultimo rapporto Osservasalute, curato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, secondo cui il fenomeno è collegato alla riduzione della prevenzione. «Il calo è generalizzato, normalmente un anno ogni quattro anni è un segnale d'allarme. Anche se dovremo aspettare l'anno prossimo per vedere se è un trend. Siamo fanalino di coda nella prevenzione nel mondo, e questo ha un peso», ha spiegato il professor Walter Ricciardi, direttore dell'Osservatorio.
POCHI PRECEDENTI IN OCCIDENTE. Il fenomeno ha pochissimi precedenti in Occidente: «L'unico in un Paese democratico è rappresentato dalla Danimarca 21 anni fa», ha precisato Ricciardi. L'altro caso riguarda la Russia, dopo la caduta della dittatura comunista. In Danimarca all'allarme statistico hanno fatto seguito «massicci investimenti in prevenzione, per contrastare i fattori di rischio come il fumo, l'alcol e la sedentarietà. I risultati ottenuti sono stati incredibili. Noi stiamo cominciando a vedere un segnale d'allarme, speriamo che possa essere immediatamente invertito».

  • Nella mappa le valutazioni del ministero della Salute in materia di prevenzione. In rosso le regioni inadempienti, sotto gli 80 punti. In verde quelle considerate adempienti (cliccare sulla regione per vedere il punteggio).

PER LA PREVENZIONE MANCANO 930 MILIONI DI EURO. In Italia la spesa per la prevenzione ammonta a circa 4,9 miliardi di euro annui e rappresenta il 4,2% della spesa sanitaria pubblica totale. Ma la percentuale di spesa prevista per la prevenzione dal Piano sanitario nazionale è del 5%. Tradotto: all’appello mancano 930 milioni di euro, che andrebbero dedicati al potenziamento delle attività sanitarie in questo settore.
LA RIDUZIONE NEGLI ULTIMI 12 MESI. Esaminando i dati nel dettaglio, si scopre che nel 2015 la speranza di vita alla nascita in Italia è stata di 80,1 anni per gli uomini e 84,7 anni per le donne. Nel 2014 i due indicatori erano più alti, pari a 80,3 anni per gli uomini e 85 per le donne. L'andamento discendente ha interessato tutte le regioni italiane, ecco perché il professor Ricciardi parla di calo generalizzato. Anche se, nell’organizzazione e gestione dei servizi sanitari, resta un'eterogeneità che influisce sulla qualità dell’offerta dei servizi erogati e sull’equità dell’accesso: «Le regioni più in difficoltà sono ancora quelle del Meridione e lo scenario è certamente aggravato dalle ripercussioni della crisi economica» sulla qualità della vita dei cittadini, si legge nel rapporto.

I POLI OPPOSTI: TRENTO E LA CAMPANIA. Ecco quindi che le aspettative di vita più rosee sono riservate agli abitanti di Trento, dove si riscontra la maggiore longevità sia per gli uomini sia per le donne, con l'asticella fissata rispettivamente a 81,3 e 86,1 anni.
La Campania, invece, è la regione dove la speranza di vita alla nascita tocca i livelli più bassi: 78,5 anni per gli uomini e 83,3 per le donne. La Campania, però, è anche la regione più giovane d'Italia, grazie all'alta natalità che l'ha caratterizzata fino a pochi anni fa. All'estremo opposto c'è la Liguria, che ormai da molto tempo detiene il record di regione più vecchia.

  • In verde la prima regione in Italia per aspettative di vita, in rosso l'ultima della graduatoria (cliccare sulla regione per leggere i dati relativi alla speranza di vita di uomini e donne)

LE ISCHEMIE CARDIACHE PRINCIPALE CAUSA DI MORTE. Per quanto riguarda le cause di morte più frequenti, i dati più recenti citati nello studio si fermano al 2012. In cima alla lista ci sono le malattie ischemiche del cuore, responsabili da sole di 75.098 morti (poco più del 12% del totale dei decessi).
Seguono le malattie cerebrovascolari (61.255 morti, pari a quasi il 10% del totale) e le altre malattie del cuore non di origine ischemica (48.384 morti, pari a circa l'8% del totale).

AUMENTA IL NUMERO DEI MALATI CRONICI. I dati analizzati nel rapporto Osservasalute 2015 «evidenziano come lo stato di salute degli italiani sia complessivamente buono», scrivoni i dottori Alessandro Solipaca e Antonio Martino, curatori della sintesi. Anche se «gli effetti del processo di invecchiamento continuano a manifestarsi e questo ha riflessi sul numero di malati cronici e, in generale, sui bisogni di salute che si traducono poi in domanda di assistenza». Emerge quindi chiaramente «la necessità di incentivare l’offerta e l’adesione ad attività di prevenzione primaria e secondaria, quali vaccinazioni e screening, e politiche socio-sanitarie ad hoc che fronteggino i bisogni sanitari di una popolazione sempre più vecchia e affetta da più patologie contemporaneamente».
IL 39,9% DEGLI ITALIANI NON FA ATTIVITÀ FISICA. Il rapporto Osservasalute scatta una fotografia anche alle abitudini sportive degli italiani. Nel 2014 le persone che dichiarano di praticare uno o più sport nel tempo libero sono il 31,6% della popolazione, pari a circa 18,5 milioni di individui. Tra questi, il 23% si dedica allo sport in modo continuativo, l’8,6% in modo saltuario. Coloro che, pur non praticando uno sport, svolgono un’attività fisica sono il 28,2% della popolazione. Mentre i sedentari sono circa 23,5 milioni, pari al 39,9% della popolazione. Le regioni settentrionali presentano la quota più elevata di persone che praticano sport in modo continuativo, mentre le regioni meridionali si caratterizzano per la quota più bassa, fatta eccezione per la Sardegna dove il 30,8% dichiara di praticare attività sportiva in modo continuativo o saltuario.

SANITÀ «SISTEMATICAMENTE IN PERDITA». Il rapporto Osservasalute 2015 tratta per la prima volta anche il tema dei disavanzi non coperti delle Aziende sanitarie. L'accumulo di deficit, com'è noto, causa l’erosione del patrimonio netto aziendale e quindi la contrazione delle attività, dovuta alla diminuzione delle disponibilità di cassa e all’incapacità di rinnovare adeguatamente le attrezzature. I dati sui disavanzi non coperti, è scritto nel rapporto, «mostrano che nello scorso decennio molte Aziende sanitarie pubbliche hanno sistematicamente operato in perdita e la copertura delle perdite accumulate è stata soltanto parziale. Alla fine del 2008, per esempio, si rilevavano 38,7 miliardi di euro di perdite accumulate dalle aziende, di cui 24,7 miliardi coperti da contributi assegnati ma non ancora erogati, e i rimanenti 14 miliardi non ancora coperti nemmeno in termini di assegnazione. Di qui le ben note difficoltà incontrate dalle aziende nel pagamento dei fornitori e nel rinnovo dei cespiti». Negli anni successivi, e soprattutto a partire dal 2012, «i Servizi sanitari regionali hanno continuato a rilevare perdite, ma in misura sempre più contenuta». E a fine 2014 tutti i disavanzi «risultavano così essere stati coperti, almeno in termini di assegnazione».

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