Ahmed Abdallah 160427212125
CASO 27 Aprile Apr 2016 2118 27 aprile 2016

Egitto, il consulente dei Regeni in arresto per altri 15 giorni

Il Cairo ha prolungato il fermo di Ahmed Abdallah. L'autorità giudiziaria: «Ha manifestato senza autorizzazione».

  • ...

Il fermo di Ahmed Abdallah, consulente della famiglia Regeni al Cairo, è stato prolungato di 15 giorni.

La procura del Cairo ha deciso di estendere per altri 15 giorni il fermo del consulente della famiglia Regeni, Ahmed Abdallah. Ma il provvedimento non avrebbe nulla a che vedere con l'omicidio del ricercatore italiano. Abdallah, ingegnere, attivista e amministratore della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, è stato arrestato per aver «manifestato senza autorizzazione» contro l'accordo di limitazione delle frontiere tra Egitto e Arabia Saudita, che prevede la cessione a Riyad di due isole del Mar Rosso, Tiran e Sanafir. Per lui era stato disposto inizialmente un fermo di quattro giorni.
PER AMNESTY SAREBBE ACCUSATO ANCHE DI TERRORISMO. Abdallah è accusato inoltre di aver pubblicato notizie false, di aver fatto «ricorso alla violenza e di aver minacciato la pace sociale, l'ordine e l'interesse pubblico». Secondo Amnesty International, sul consulenTe della famiglia Regeni peserebbe anche l'accusa di far parte a un gruppo terroristico. La famiglia del ricercatore italiano ne ha denunciato l'arresto esprimendo angoscia e preoccupazione per il recente giro di vite del regime egiziano ai danni di attivisti, giornalisti e avvocati, che in qualche modo stanno indagando attorno all'omicidio di Giulio.
LA CONSULENZA ALLA FAMIGLIA REGENI. Abdallah stava infatti offrendo una consulenza ai legali della famiglia nel tentativo di raccogliere elementi utili sul caso, ma la procura nega categoricamente che tra il brutale omicidio di Regeni e l'arresto del consulente ci sia un legame. Il fermo dell'attivista continua però a suscitare reazioni politiche in Italia. Il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per i diritti umani, ha definito il comportamento dell'Egitto «spudorato» e ha lanciato, insieme con oltre 90 eurodeputati di Paesi e partiti diversi, «una petizione per chiedere ai giovani ricercatori italiani di non andare in Egitto».
LA PETIZIONE AI RICERCATORI ITALIANI. La petizione, pubblicata su questo sito web, è stata inviata anche all'Alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini e i promotori speraro che possa essere trasformata in uno 'sconsiglio' ufficiale del governo italiano. «L'Egitto oggi non è un paese sicuro», ha sottolineato il senatore Manconi, invitando l'esecutivo a non rimaner impantanato «in un eccesso di prudenza».
TENSIONE TRA EGITTO E GRAN BRETAGNA. Chi non si fa frenare dalla prudenza è l'Egitto, che continua a tirare dritto sulla sua strada. Le autorità del Cairo hanno chiesto al governo britannico, che attraverso una nota del Foreign Office aveva ribadito di essere «inorridito» dall'omicidio di Giulio Regeni, di fare luce sulla morte di un giovane egiziano a Londra e di identificare gli assassini. In una dichiarazione della presidenza egiziana si afferma che la famiglia del 21enne Sherif Habib, trovato nei giorni scorsi all'interno di un'auto che è stata data alle fiamme, ha il diritto di conoscere le cause della sua morte e che sia fatta giustizia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati