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INDAGINI 27 Aprile Apr 2016 1751 27 aprile 2016

Luci in Rai, gip di Roma: «Solo chi pagava tangenti aveva gli appalti»

Stop ai funzionari Ciarnò e Montesi per l'inchiesta su Biancifiori. Dall'ordinanza emerge un «vero e proprio sistema corruttivo».

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Il palco di Sanremo 2013.

In Rai non si accendeva una luce senza che fosse stata pagata una tangente. È quanto emerge dall'inchiesta per corruzione sul caso Biancifiori, che ha portato il gip di Roma, Pier Luigi Balestrieri, a decidere la sospensione dall'esercizio di un pubblico servizio nei confronti di due funzionari della tivù di Stato: Maurizio Ciarnò e Stefano Montesi. Stop temporaneo a svolgere la propria professione anche per Ivan Pierri, già direttore della fotografia Rai.
GIÀ SOSPESI DALLA RAI. Dall'indagine sull'affidamento, dietro pagamento di denaro, di appalti per la fornitura di apparecchiature tecniche a società dell'imprenditore David Biancifiori (arrestato il 14 dicembre scorso) è emerso un «vero e proprio sistema corruttivo» nella fornitura dei servizi di luci per la produzione di trasmissioni televisive Rai - tra le quali il Festival di Sanremo 2013 - in base al quale solo le aziende che pagano tangenti a funzionari Rai possono aggiudicarsi gli appalti.
Lo ha scritto il gip Balestrieri, nell'ordinanza sulla sospensione dall'esercizio di un pubblico servizio nei confronti dei due funzionari Rai.
SEQUESTRO DA 100 MILA EURO PER OLIVIERI. Disposto anche il sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore fino a 100 mila euro nei confronti di Domenico Gabriele Olivieri, indagato per corruzione nella sua qualità prima di responsabile del Centro di produzione tivù di Roma della Rai e poi dal 2012 di vicedirettore della Direzione produzione tv della Rai.
Il gip ha disposto, inoltre, il sequestro fino a 75 mila euro nei confronti di Pierri, e fino a 15 mila e nei confronti di Montesi e Ciarnò.
I reati per i quali procede la magistratura nei riguardi degli indagati vanno dalla corruzione alla turbata libertà degli incanti. Nei confronti di un quinto indagato, Cesare Quattrociocche, dipendente della struttura acquisti e appalti della Direzione produzione tv della Rai, il gip ha respinto la richiesta di applicazione di misura interdittiva.

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