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GIUSTIZIA 27 Aprile Apr 2016 2247 27 aprile 2016

Prescrizione, tregua armata nella maggioranza

Boschi evoca la fiducia. Area popolare accetta di ripartire dal testo licenziato alla Camera, che prevede un aumento dei tempi per i reati di corruzione. Il presidente dell'Anm Davigo: «Dialogo con il governo, ma senza insulti».

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Il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Nella maggioranza di governo è tregua armata sulla riforma della prescrizione.
Il capogruppo Pd in commissione Giustizia, Giuseppe Lumia, dà il suo titolo ai cronisti: «La maggioranza accelera sulla prescrizione». La questione in realtà è più complicata. Infatti, se da una parte il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, pur giudicando «più complicato» per il governo porre la fiducia su questo provvedimento, avverte che l'esecutivo «valuterà», dall'altra gli esponenti di Area popolare accettano di ripartire dal testo licenziato a Montecitorio. Cioè quello che contiene l'emendamento proposto dalla presidente della commissione Giustizia, Donatella Ferranti, che prevede un aumento dei tempi di prescrizione per i reati di corruzione.
ALFANIANI RILUTTANTI. Gli alfaniani avrebbero preferito che si ripartisse dal provvedimento originario del governo, ma a far capire ai senatori di Ncd che non si sarebbe potuto ignorare un disegno di legge approvato dall'altra parte del parlamento sarebbe stato, secondo indiscrezioni, il presidente del Senato Pietro Grasso, che avrebbe consigliato un maggior rispetto delle regole e e della prassi istituzionale.
INCONTRO SCHIFANI-ZANDA. Invito accolto dal capogruppo di Area popolare Renato Schifani, che nel pomeriggio si è incontrato a lungo con il suo omologo del Pd, Luigi Zanda. Alla fine, dopo settimane di impasse, la situazione sembra in parte sbloccarsi. Giovedì la commissione Giustizia di Palazzo Madama voterà perché si abbinino alla riforma del processo penale anche i disegni di legge che riguardano la prescrizione. Dopodiché i relatori Felice Casson e Giuseppe Cucca potranno finalmente presentare il loro testo base, che dovrebbe comprendere anche il tema della prescrizione. Attenzione però: la versione di Schifani è leggermente diversa. «L'intenzione è quella di partire dal testo Camera, ma è chiaro che questo potrà essere emendato», specifica il capogruppo centrista. Nel Pd, per contro, si assicura che sull'emendamento Ferranti non ci sarà alcun passo indietro, soprattutto perché alla luce delle recenti inchieste giudiziarie sarebbe davvero difficile sostenerlo.
LA MEDIAZIONE POSSIBILE. Una possibile sintesi consisterebbe nell'aumentare i termini di prescrizione per i reati di corruzione non del massimo della pena più la metà, come prevede l'emendamento Ferranti, ma del massimo della pena più un quarto, o comunque meno della metà. E ci sarebbe anche disponibilità a rivedere la tabella dei tempi di prescrizione per l'appello e il ricorso in Cassazione. Nel testo licenziato dalla Camera è di due anni per il secondo grado e di uno per il terzo, ma i tempi potrebbero anche invertirsi come chiede da tempo Ncd.
INTERCETTAZIONI, PASSA LA LINEA DELLE PROCURE. Per quanto riguarda poi l'altro tema caldo della riforma, la delega al governo sulle intercettazioni, la commissione ha ascoltato quattro procuratori, tra cui quello di Roma, Giuseppe Pignatone, e quello di Torino, Armando Spataro. Quest'ultimo sul punto è stato chiarissimo: «Per me la delega è troppo generica» e andrebbero fatte «ulteriori specificazioni». È molto probabile che, alla fine, si recepirà la linea espressa nelle direttive diramate dalle quattro procure interpellate, almeno sulla pubblicazione degli ascolti. Sempre Spataro, su tale aspetto, è stato categorico: la rilevanza penale delle intercettazioni «non potrà essere decisa per legge, ma dovrà essere rilevata dal giudice che procede nel contraddittorio, con gli avvocati e il pubblico ministero».

Davigo: «Dialogo con il governo, ma niente insulti ai magistrati».

Altre novità si registrano su fronte caldo delle polemiche tra magistratura e governo. Dopo l'intervista rilasciata al Corriere della Sera dal presidente Piercamillo Davigo, sui politici che rubano più dell'epoca di Tangentopoli, la giunta del sindacato delle toghe mette la barra sulla collegialità. E ricuce, almeno in parte, lo strappo con il governo, apprezzando la volontà di confronto dichiarata dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando. «Si sta lavorando per rivedere complessivamente il meccanismo della prescrizione, prevedendo per i reati contro la pubblica amministrazione tempi più lunghi in modo da rendere pressoché impossibile che i processi possano finire nel nulla», ha detto Orlando.
SULLA PRESCRIZIONE TOGHE INSODDISFATTE. Il dialogo con le toghe, però, sarà senza sconti, visto che il sindacato dei magistrati intende mettere alle strette l'esecutivo sulla lotta alla corruzione, a partire proprio dalla riforma della prescrizione. Il testo che è all'esame della commissione Giustizia in Senato, su cui lo stesso Guardasigilli si è dichiarato ragionevolmente ottimista, per i magistrati non va bene. Perché limitarsi a innalzare i termini per i diversi gradi di giudizio non basta a impedire che il lavoro delle procure vada al macero. L'Anm intende incalzare il governo anche sulla carenze di risorse per la giustizia civile, con i magistrati «costretti a gestire un contenzioso numericamente insostenibile».
DAVIGO: «SEMPRE DISPOSTI AL DIALOGO». La riunione dell'Anm, che si è tenuta mercoledì 27 aprile, era stata sollecitata sopratutto dai moderati di Magistratura Indipendente e dalle toghe di sinistra di Area, per un chiarimento interno dopo le esternazioni di Davigo, censurate apertamente anche da autorevoli esponenti di Unicost, come l'ex presidente dell'Anm Luca Palamara.
«Noi siamo sempre disposti al dialogo», ha assicurato al termine del confronto Piercamillo Davigo, però niente «insulti» alla magistratura. Lo stesso leader dell'Anm ha defintio poi «molto incoraggianti» le dichiarazioni del Guardasigilli. Nel documento diffuso alla fine della riunione, la giunta dell'Anm ha evidenziato il proprio ruolo «collegiale di interlocutore istituzionale», e ha detto no ad «ogni tentativo di strumentalizzazione» del proprio operato. Parole che fanno riferimento a quei politici che hanno cercato di 'salire sul carro' delle dichiarazioni di Davigo, da Matteo Salvini a Beppe Grillo.

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