SICUREZZA 28 Aprile Apr 2016 0930 28 aprile 2016

Terrorismo, arrestati sei aspiranti jihadisti

Volevano unirsi al Califfato e minacciavano attacchi nella Capitale. A fare da tramite con Daesh una coppia con due figli partita per la Siria o l'Iraq nel 2015.

  • ...

Volevano partire per andare a combattere con l'Isis nei territori di guerra siro-iracheni, e progettavano attentati in Italia, puntando particolarmente su Roma. Con quest'accusa giovedì 28 aprile sono state emanate sei ordinanze d'arresto in un blitz antiterrorismo (guarda la gallery dei destinatari del provvedimento).
OPERAZIONI ANCHE IN PIEMONTE. L'operazione, coordinata dalla procura distrettuale di Milano d'intesa con la procura nazionale Antimafia e antiterrorismo, è cominciata all'alba in diverse province della Lombardia e del Piemonte, ed è stata condotta congiuntamente dalle Digos di Lecco, Varese, Milano - supportate dal Servizio centrale antiterrorismo della Dcpp/Ucigos - e dal Ros dei Carabinieri, coadiuvato dai Comandi dell'Arma territoriali.

Tra gli arrestati un campione di Kickboxing

Tra gli arrestati c'è il 27enne Abderrahim Moutaharrik, campione di kickboxing il cui nome e le cui immagini sono anche presenti sul web in relazione a numerosi combattimenti sportivi cui ha partecipato. A quanto risulta, combatteva con una maglia con la bandiera di Daesh. Secondo le indagini, stava per partire assieme alla moglie 26enne Salma Bencharki da Lecco per unirsi al sedicente Stato Islamico. Moutaharrik avrebbe ricevuto la richiesta da altri affiliati all'Isis di compiere un attentato in Italia. La coppia voleva partire portando con sè i due figli di 2 e 4 anni.
IL FRATELLO DI UN FOREIGN FIGHTER. Destinatario della misura restrittiva, emessa dal gip di Milano per il reato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale, anche un marocchino di 23 anni, Abderrahmane Khachia, residente in provincia di Varese: il giovane, fratello di un foreign fighter espulso dall'Italia nel gennaio 2015 con un provvedimento emesso dal ministro dell'Interno per motivi di terrorismo, si sarebbe dovuto unire alla coppia.
IL TRAMITE CON L'ISIS: UNA COPPIA PARTITA NEL 2015. A chiamare al jiahd è stata una coppia di Bulciago (Lecco), che ora risulta essere nel Califfato dal febbraio 2015. Si tratta di Alice Brignoli, italiana di 38 anni, che ha cambiato il nome in Aisha dopo la conversione all'islam, e del marito 31enne Mohamed Koraichi, nato in Marocco. I due, partiti con i figli di 6, 4 e 2 anni, sono stati raggiunti dal provvedimento cautelare. La sorella di Koraichi, Wafa, 24 anni, che si è adoperata per mettere in contatto questi ultimi con gli aspiranti combattenti, è stata arrestata. La donna abitava a Baveno con il marito, anche lui marocchino. La coppia ha un figlio di due anni. Dalla intercettazioni, secondo quanto appreso, l'uomo sembrerebbe poco interessato al jihad, mentre sul cellulare della donna ci sarebbero frequenti scambi tra lei e il fratello.

Roma e il Vaticano nel mirino dei terroristi

Mohamed Koraichi incitava Moutaharrik in una serie di messaggi audio, inviati tramite WhatsApp, a compiere un attentato a Roma: «Fratello mio lì in quella Italia, quella è la capitale dei crociati, fratello mio è quella, è lì dove vanno a fare il pellegrinaggio, è da lì da dove prendono la forza e da lì vanno a conquistare i popoli, e da lì combattono l'islam, fino ad ora non è stata fatta nessuna operazione (attentato, ndt), sai che se fai un attentato è una cosa grande, Dio è grande, preghiamo Dio, fratello mio».
«NON SIAMO COME LORO». «Sì fratello, se Dio vuole - rispondeva Moutaharrik in un altro messaggio vocale - ci sarà solo del bene, se Dio vuole che loro pensano di essere in pace, invece giuro non sono in pace, anche se noi viviamo in mezzo a loro e giochiamo il nostro gioco come se fossimo come loro, però giuro che noi non siamo come loro».
MOUTAHARRIK MINACCIA L'AMBASCIATA DI ISRAELE. Ma anche Moutaharrik minacciava azioni terroristiche: «Voglio picchiare (inteso come colpire e far esplodere, ndr) Israele a Roma», diceva, intercettato, lo scorso 6 febbraio, parlando con Abderrahmane Khachia, anche lui finito in carcere. Nell'intercettazione, in particolare, si legge nell'ordinanza, Moutaharrik fa riferimento «a un suo disegno per compiere un attentato all'Ambasciata di Israele» chiarendo «di avere contattato un soggetto albanese per procurarsi le armi, non riuscendo nell'intento».
ATTACCO AL VATICANO. E ancora, in un audio inviato il 25 marzo scorso a Koraichi: «Per questi nemici giuro, se riesco a mettere la mia famiglia in salvo, giuro sarò io il primo ad attaccarli (...) in questa Italia crociata, il primo ad attaccarla, giuro, giuro che l'attacco, nel Vaticano con la volontà di Dio. L'unica richiesta che ti chiedo è la famiglia, tu sai voglio almeno che i miei figli crescano un po' nel paese del califfato dell'Islam».
LA CANTILENA DELLO SCEICCO. In una registrazione mandata via WhatsApp al campione di Kickboxing si sente: «Caro fratello Abderrahim, ti mando (...) il poema bomba (...) ascolta lo sceicco e colpisci». A parlare del documento audio è stato in conferenza stampa il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, che l'ha definito «una sorta di cantilena in cui uno sceicco in Siria dà ordine di chiedere a Moutaharrik di procedere in Italia».

Foto di bambini che inneggiano al Jihad

Agli atti anche una foto con quattro bambini che indossano una tuta e con l'indice di una mano rivolto al cielo in atteggiamento che simboleggia l'esaltazione del martirio. I bambini sono i tre figli della coppia di Bulciago (Lecco) che ora risulta essere nel Califfato.
LE IMMAGINI NEL TELEFONO DELLA KORAICHI. Il quarto è il figlio di Oussama Khachia, operaio 30enne che sarebbe morto in Siria, dopo essersi unito all'Isis. Le foto sarebbero state trovate sul cellulare di Wafa Koraichi.
IL GENERALE DEI ROS: «ESALTAZIONE DEL MARTIRIO». Il generale Giuseppe Governale, comandante del Ros dei Carabinieri ha definito la foto «il simbolo dell'esaltazione del martirio».
«Questi bambini vengono indottrinati in questo modo e domani potrebbero essere i protagonisti del terrore. È un reclutamento che deve far riflettere perché riguarda minori che sono per loro natura privi di ogni difesa e sono manovrabili anche con grande disinvoltura».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso