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INDAGINI 28 Aprile Apr 2016 2136 28 aprile 2016

Terrorismo, gli arrestati volevano colpire l'ambasciata d'Israele

Il kickboxer Moutaharrik incitato a colpire dalla Siria. E nelle carte dell'inchiesta spunta anche un poema-bomba, inviato con un messaggio audio su WhatsApp.

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A destra Moutaharrik Abderrahim, in compagnia di Khachia Abderrahmane, in una foto rilasciata dalla polizia.

L'ordine lo aveva ricevuto dal Califfato venti giorni fa, con un messaggio in arabo classico inviato sul suo cellulare tramite WhatsApp: «Ascolta lo Sceicco, colpisci! Fai esplodere la tua cintura nelle folle dicendo Allah Akbar». Alla richiesta di quella voce cantilenante, che con una sorta di «poema-bomba» lo invitava a compiere un attentato in Italia, lui non avrebbe avuto intenzione di sottrarsi. Tra gli obiettivi Roma, l'ambasciata d'Israele e il Vaticano, sede dei pellegrinaggi dei cristiani.
Tutti nel mirino di Abderrahim Moutaharrik, 27 anni, campione internazionale di kickboxing di origini marocchine, ma cittadino italiano, arrestato a Lecco assieme a sua moglie Salma Bencharki, di due anni più giovane.
DISPONIBILE A COMPIERE ATTENTATI. I due stavano organizzando il viaggio per la Siria dove, assieme ai figlioletti di 4 e 2 anni, sarebbero andati a combattere nelle file dell'Isis. Lui avrebbe dato la propria «disponibilità a compiere le azioni terroristiche richieste, chiedendo soltanto che i figli potessero raggiungere lo stato islamico prima di passare all'azione». Nell'operazione antiterrorismo coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, e dai pm Enrico Pavone e Francesco Cajani, gli uomini della Digos e del Ros hanno portato in carcere anche Abderrahmane Khachia, marocchino di 23 anni, residente in provincia di Varese e fratello di Oussama, foreign fighter morto alla fine del 2015, e Wafa Koraichi, 24 anni appena compiuti. Fermata a Baveno, sulla sponda piemontese del lago Maggiore, la ragazza è sorella di Mohamed Koraichi, il marocchino di 31 anni che con la moglie italiana e di 8 anni più grande, Alice Brignoli, e ai loro tre piccoli, di 6, 4 e 2 anni, da più di un anno ha lasciato Bulciago, centro nel lecchese, per unirsi alle truppe dell'Isis. Anche la coppia è tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip milanese Manuela Cannavale.
L'ACCUSA: TERRORISMO INTERNAZIONALE. Per tutti l'accusa è terrorismo internazionale in quanto, seppur con ruoli diversi, avrebbero fatto parte dell'organizzazione guidata da Al Baghdadi. L'indagine della procura, in realtà, ha riguardato tre diversi filoni, confluiti in un unico provvedimento di arresto, in cui storie diverse si intrecciano. Si parte da quella di Oussama Khachia, espulso da Varese nel gennaio del 2015, poi rientrato dal Marocco in Svizzera e da lì di nuovo espulso. Arrivato nel Califfato ha combattuto per poi morire «da martire».
IL PERCORSO DI RADICALIZZAZIONE. Proprio per celebrare il suo martirio, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il fratello minore Abderrahmane con l'amico Moutharrik decidono di convertirsi al jihadismo. Per i due comincia un percorso di radicalizzazione che, come emerge dalle intercettazioni, assume contorni «altamente preoccupanti». Perché, come ha detto anche il ministro dell'interno Angelino Alfano, c'era «un serio intento di colpirci». Moutharrik, inoltre, è legato da «grande amicizia» anche al reclutatore Koraichi, che si trova in Siria con la prima moglie e i tre figli, e combatte in nome di Allah.
I MESSAGGI DELLO SCEICCO. Dalla Siria, Koraichi si fa carico dei problemi lasciati dai martiri: sposa due vedove e adotta il figlio di una di loro, manda via WhatsApp almeno due messaggi a Moutharrik da parte di un misterioso sceicco, non ancora identificato. Messaggi in cui il kickboxer viene invitato a colpire, a «combattere i cristiani, nemici di Dio e della religione» e ad agire come lupo solitario in Italia, perché «un'unica operazione ci soddisfa di più di decine di bombe».
Infine le donne: dal quadro emerso dalle indagini, non hanno un ruolo secondario. Le mogli avrebbero incitato i mariti a partire e condiviso con loro il progetto di arruolarsi. In particolare Wafa Koraichi, oltre a fare proselitismo, sarebbe stata interpellata e avrebbe procurato la «la tazkia» ai coindagati, una sorta di accreditamento necessario per diventare soldato dell'Isis. Perché ora, per evitare infiltrati, bisogna fornire al Califfato le credenziali per ottenere, dopo un'attenta valutazione, una sorta di autorizzazione per far parte delle milizie del terrore.

Le intercettazioni: «Voglio essere il primo a colpire l'Italia»

«Mancano le armi, manca l'esplosivo», si lamentava sempre Abderrahim dialogando con lo sceicco attraverso messaggi vocali di WhatsApp.
Quest'ultimo, lo scorso 20 marzo ricordava al pugile: «Caro fratello, i cristiani partono dalle vostre case, dalle basi europee. Dovete vendicarvi, vendetta per i musulmani. Bisogna sputargli in faccia, tirate fuori i vostri coltelli». Solo l'8 aprile scorso, il «poema-bomba», una sorta di decalogo che viene lanciato ancora dallo sceicco. «Ascolta lo sceicco e colpisci! E sgozza, che con il coltello è attesa la gloria.. Fai esplodere la tua cintura nelle folle dicendo 'Allah Akbar'. Esploditi, o leone».
«CI VENDICHEREMO DI LORO». Abderrahim risponde presente all'invito: «Che Dio ti benedica Sheiko (sceicco), se Dio vuole, avranno la brutta notizia, ci vendicheremo di loro... se Dio vuole da noi non vedranno altro che macellazione e uccisione». Il 22 marzo, dopo gli attentati all'aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles, gli investigatori registrano una conversazione in cui si manifesta la totale avversione al mondo occidentale, con la conferma della volontà di partire al più presto, e la speranza che una situazione analoga a Bruxelles si possa realizzare anche a Roma. Nel commentare gli attentati alla moglie Salma, l'istruttore di kickboxing l'avverte: «Vedrai a Roma, vedrai dappertutto, vedrai tre o quattrouomini distruggono, distruggono un'intera città... lo aveva detto Sheik El Adnani: 'Comincerete ad avere paura e a camminare guardandovi le spalle, anche nelle vostre stanze, non riuscirete più a dormire'».
«ITALIA PAESE DEI CROCIATI». E pochi giorni più tardi rincara la dose: «L'Italia è la capitale dei crociati, e lì dove vanno a fare il pellegrinaggio,è da lì dove prendono la forza e da lì vanno a conquistare i popoli, combattono l'islam e fino ad ora non è stata fatta nessuna operazione (attentato), sai che un attentato è una cosa grande, Dio è grande». Abderrahim non indugia: «Sì fratello, se Dio vuole, ci sarà del bene che loro pensano di essere in pace, invece giuro non sono in pace, anche se viviamo in mezzo a loro e giochiamo il nostro gioco come fossimo come loro, anche se ci incontriamo con loro, li salutiamo, e gli ridiamo, invece giuro, non gli ridiamo dal nostro cuore... Se potessimo trovare il modo, giuro che abbatteremo tutto questo Paese». E ha anche una raccomandazione per lo sceicco, «solo questa richiesta, voglio essere il primo ad attaccare nel Vaticano».

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