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CRONACA 28 Aprile Apr 2016 1336 28 aprile 2016

Vicenza, tra medici e infermieri gara a chi infila più cannule ai pazienti

In corsia la folle sfida via Whatsapp: vince chi infila più cannule.

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Una corsia d'ospedale.

Un gioco crudele a colpi di smartphone tra le barelle per aggiudicarsi il primato di aver infilato il maggior numero di cannule ai malcapitati pazienti.
Lo scenario è il pronto soccorso dell'ospedale San Bortolo di Vicenza, dove due medici e sei infermieri hanno dato vita a una sfida via Whatsapp sulla pelle dei loro assistiti. Tutto è nato a una cena goliardica tra amici per movimentare le giornate in corsia. Il gruppo si dà un nome, 'Gli Amici di Maria', e stabilisce regole precise: a vincere è colui che userà il maggior numero di aghi o cannule.
PIÙ GROSSE PIÙ PUNTI. Più queste ultime sono grosse, e dunque dolorose per il malato, maggiore è il punteggio ottenuto. Lo score si segna su un apposito tabellone e ogni punto conquistato viene condiviso in chat con tutti i partecipanti. La gara diventa di dominio pubblico quando uno dei due medici del reparto, pentito, rivela la bravata al primario, Vincenzo Riboni.
DUE RICHIAMI E SEI ASSOLUZIONI. Parte immediatamente l'indagine interna e l'apertura di una procedura sanzionatoria interna all'ospedale, che si conclude con due richiami e sei 'assoluzioni'. Per accertare i fatti, spiega il direttore generale dell'Ulss 6 Vicenza Giovanni Pavesi, vengono incrociate date e orari della chat con le cartelle cliniche, per capire se ci siano stati dei comportamenti inappropriati. «Non abbiamo trovato riscontro» - racconta - «ciò nondimeno abbiamo aperto un procedimento disciplinare che si è concluso con rapidità, nei limiti di quelle che sono le prove raccolte. Abbiamo inoltre trasmesso tutta la documentazione agli ordini professionali competenti».
«SALUTE NON COMPROMESSA». A gettare acqua sul fuoco delle polemiche è lo stesso primario. «È stato solo un gioco» - afferma - «e per fortuna tale è sempre rimasto. Nessuno ha fatto nulla di sbagliato e la salute e il benessere dei pazienti non sono mai stati compromessi». Di sicuro l'immagine del San Bortolo non ne esce bene. «Rimane» - ammette Riboni - «un giudizio eticamente negativo di quanto è stato fatto, dal momento che simili gare non andrebbero né pensate né tantomeno messe per iscritto». Meno accomodante il giudizio del direttore generale dell'Ulss, Giovanni Pavesi. «È una vicenda di estrema gravità, al di là del fatto che gli episodi siano effettivamente avvenuti o meno» - commenta. «Non appena ne siamo venuti a conoscenza ci siamo immediatamente attivati, portando avanti con determinazione una doppia azione». Per ora il procuratore di Vicenza Antonino Cappelleri non ha aperto un fascicolo sul caso, ma non è escluso che lo faccia dopo che sulla sua scrivania arriverà, come promesso dal governatore del Veneto Luca Zaia, una segnalazione dell'avvocatura regionale contenente i dati che saranno acquisiti dal segretario generale regionale per la sanità.

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