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CRONACA 29 Aprile Apr 2016 1629 29 aprile 2016

Fortuna Loffredo e gli altri bambini violati di Napoli

L'abuso di minori a Napoli è una piaga nascosta. E poco denunciata. Così l’esercito di orchi fa razzìa di ragazzini sotto gli occhi dei boss tolleranti.

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Per don Fortunato Di Noto, tra i più ascoltati esperti di lotta alla pedofilìa online, costituiscono «una lobby potente, ben protetta, capace di collegarsi (come è accaduto negli Anni 90 a Torre Annunziata) ad ambienti criminali europei fra i più forti e insospettabili». Per altri, sono «un esercito perverso, pericoloso, cattivo e privo di scrupoli».
Un dato è sicuro: i pedofili sono tantissimi, molti di più di quel che traspare dalle cronache e dalle inchieste giudiziarie. E l’area di Napoli e dintorni risulta tra le più tristemente “affollate”. E impunite.
SILVESTRO, VITA SPEZZATA A 9 ANNI. Silvestro aveva nove anni. Il suo unico cruccio erano i compagnucci che per schernirlo lo chiamavano «micio micio» come il famoso gatto dei cartoons più in voga all’epoca. Una mattina, il vicino - un pensionato di 70 anni - lo attirò in casa con una scusa. E cominciò a seviziarlo senza pietà.
Prima da solo, poi insieme con altri suoi amici. Era il 1997 a Roccarainola, paesino a Nord di Napoli. Quando, devastato da quella barbarie, il piccolo protestò minacciando di raccontare tutto al papà, gli orchi non esitarono a soffocarlo. E poi a farlo a pezzi, nascondendo i resti in una valigia sepolta lontano. Ai suoi funerali, svoltisi solo nel 2005 dopo il ritrovamento (casuale) della valigia, intorno alla bara bianca c’erano i suoi ex compagnucci, ormai giovanotti quasi adulti che piangevano il coetaneo rimasto bambino per l’eternità.
Gregorio Sommese, uno dei carnefici del piccolo Silvestro, ha scontato nove anni di carcere. Ora è libero.
NAPOLI, MERCATO LIBERO PER I PEDOFILI. Dal rione Pazzigno o dal rione Monterosa a Secondigliano alle case ghetto di san Giovanni a Teduccio, dal rione Luzzatti al rione De Gasperi, dal parco Verde a Caivano fino agli scantinati del Piano Napoli e al rione Salicelle ad Afragola, dai palazzoni di Taverna del Ferro a Ponticelli e alla casbah di palazzo Fiengo a Torre Annunziata passando per i vicoli del rione Sanità a Napoli e all’enclave del rione dei Fiori a Scampia: luoghi da brivido, antri ospitali per l’esercito di pedofili che, lasciati in pace dalla camorra che spesso li usa e li manovra, fanno razzìa di bambini sotto gli occhi dei boss tolleranti, dei genitori ammutoliti, dei familiari conniventi, della intera comunità che non si impiccia.

«Meglio fare un figlio con papà che con uno sconosciuto»

Dicono al Tribunale per i minori: «Pedofili, piaga nascosta di Napoli e dintorni. Malattia diffusa ma silente. Il risultato? Gli abusi continuano, per lo più impuniti e mai denunciati». È stato lui. Secondo i magistrati della procura di Napoli Nord, «è stato lui» a buttare giù dal sesto piano dell’edificio al parco Verde a Caivano la piccola Fortuna Loffredo di sei anni.
L’avrebbe ammazzata per paura che raccontasse degli abusi sessuali cui era stata sottoposta. Era il 24 giugno 2014. Precipitando, quel corpicino esile e smilzo non fece neanche troppo rumore: «Pumfete… è stato come un sassolino che cade», raccontò chi c’era e ha visto. Una macchia di sangue, sul selciato. Il ghiaccio nel cuore. La disperazione. Le fiaccolate di protesta. Poi, l’omertà. E la disgraziata certezza che in troppi sapessero, senza parlare.
A INCASTRARE CAPUTO L'AMICA DI FORTUNA. Lui, Raimondo Caputo, l’arrestato, è il convivente della mamma dell’amichetta del cuore di Fortuna nonché del piccolo Antonio Giglio, 3 anni, che abitava nello stesso «palazzo degli orrori» e «precipitò» dal settimo piano - come Fortuna - la mattina del 28 aprile 2013. Bocche chiuse. Negare e basta.
L’unico testimone davvero utile agli inquirenti è stata la bambina amica del cuore di Fortuna, che sotto choc ha disegnato a più riprese i ricordi e li ha ricostruiti.
Ora, nel parco dei vigliacchi, c’è chi si chiede sgomento: «Quanti altri bambini vivono in queste case? Quanti, ogni giorno, salgono e scendono le scale degli edifici in cui abitano e… patapumfete, rischiano di fare la stessa fine di Fortuna e di Antonio?».
UNA VITA TRA COCAINA, PANE E FRITTATA. Cinquemila anime da post-terremoto, 13 piazze di spaccio di droga, 750 appartamenti da alveare color verde pisello. Qui chi spaccia paga l’affitto degli spazi al clan che comanda: 516 euro al giorno per “vendere” in un viale interno. Troppo? No, se il guadagno sfiora i 100 mila al mese.
Atmosfera tossica. Cocaina e pane e frittata. Le nonne confezionano le dosi invece di raccontare favole ai nipotini. E i nipotini, senza favole, si ritrovano a far incesto con i genitori. O sono venduti al miglior offerente, magari per «uno sfizio da cinque euro e via».
Come al rione Salicelle ad Afragola, anche al parco Verde non si contano le adolescenti già madri. Una, che ha 26 anni, è addirittura nonna. Del resto, ha scritto una adolescente incinta in un tema, «meglio farlo con mio papà che con un estraneo, no?». Federico Bisceglia, il magistrato che indagava sul parco e sulla piccola Fortuna, è morto in un incidente stradale.

La rassegnazione del magistrato: «La violazione dei minori è la norma»

Un agente della polizia postale.

Parco Verde carogna, che sa dove stanno gli Erode ma se lo tiene per sé. Il guaio è che in molti altri rioni di Napoli non va mica meglio. Dice un magistrato: «Troppi i bambini a rischio. E gli stupratori in circolazione. Troppi i luoghi in cui la violazione sui minori è norma. E spesso affiliarsi alla camorra non rappresenta il reato peggiore».
Il calciatore Antonio Floro Flores, bomber del Sassuolo, è nato al rione Traiano, periferia Ovest di Napoli. «A dieci anni entrai in una scuola calcio», ha raccontato, «ma un pomeriggio arrivarono i carabinieri a sirene spiegate per arrestare l’allenatore. Era un pedofilo».
SE DENUNCI TI AMMAZZANO. Teresa Buonocore, 51 anni, aveva quattro figli da crescere. È stata ammazzata mentre era in auto nella zona di san Giovanni a Teduccio da chi non le ha perdonato di aver denunciato colui che aveva stuprato la sua creatura di otto anni. Quattro colpi di pistola. Doveva tacere, in vista del processo di Appello. E tacere avrebbe dovuto Matilde Sorrentino, 49 anni, una mamma che denunciò gli stupratori del figlio di sette anni e di altri bambini che frequentavano - a metà degli Anni 90 - la scuola elementare nel rione dei Poverelli a Torre Annunziata.
I killer bussarono alla porta di casa Sorrentino all’ora di cena, lei andò ad aprire e… bum bum, due proiettili e così impari a parlare troppo.
Nel 1999, scaduti i termini di custodia cautelare, i 17 accusati tornarono addirittura liberi. E festeggiarono - si racconta - con un ricco banchetto tutti insieme. Il marito e i due figli di Matilde sono stati costretti, per sicurezza, a emigrare in una località sconosciuta.
LA STRANA STORIA DI DON RASSELLO. Ma la storia che meglio mette in luce chi spesso a Napoli si nasconde dietro ai pedofili resta quella di don Giuseppe Rassello, 49 anni, il parroco del rione Sanità che nel 1991 fu condannato a tre anni e sei mesi (poi ridotti a due anni e un mese) per aver abusato - secondo l’accusa - di un ragazzo che frequentava la parrocchia.
Don Rassello, prete impegnato contro la droga e la camorra, ha negato fino alla morte (avvenuta per cancro) qualsiasi colpa. Il suo legale, Enrico Tuccillo, lo ha definito addirittura «un innocente e santo sacerdote», mentre la gente del rione Sanità e la Curia di Napoli - nonostante la condanna - non hanno mai mostrato alcun dubbio sulla sua innocenza.
Troppi i dubbi, in merito alla vicenda. E gli interrogativi. Uno su tutti, assai condiviso ma destinato a restare senza risposta: e se a monte delle accuse contro il parroco ci fosse stato un vero e proprio complotto ordito dai boss dei clan locali che mal sopportavano la battaglia per la legalità da lui condotta nel quartiere?

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