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PALAZZO DEGLI ORRORI 30 Aprile Apr 2016 1748 30 aprile 2016

Fortuna Loffredo, la testimonianza chiave di una bimba

L'amica della bimba accusa Caputo. La nonna le suggerì: «Dì che non sai niente».

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La bara della piccola Fortuna Loffredo.

Ad accusare Raimondo Caputo, agli arresti per l'omicidio della piccola Fortuna Loffredo, buttata giù dall'ottavo piano del suo palazzo dopo essere stata violentata, sono state le parole di una bambina. La testimone chiave del caso è un'altra vittima di Caputo, l'amica di Fortuna che con lui viveva, la bimba che le abitava vicino, la compagna di giochi e di sventure: anche lei abusata dallo stesso uomo, il compagno di sua madre che il 30 aprile si è difeso spiegando: «Non l'ho uccisa io».
LA RICOSTRUZIONE DELLA FINE DI FORTUNA. L'importanza della testimonianza emerge dai colloqui che la bambina, oggi undicenne e affidata a una casa famiglia, ha avuto con pubblico ministero e psicologa durante le indagini: la svolta dell'inchiesta. La bambina infatti è stata l'unica in grado di ricostruire gli ultimi minuti di vita di 'Chicca', come veniva chiamata Fortuna dagli amici.
Per il giudice per le indagini preliminari le affermazioni della bambina sono «assolutamente illuminanti ed inoppugnabili» gli elementi che vengono riferiti. Ecco il colloquio.

La testimonianza della bambina


Bambina: «Mia mamma stava nella cucina. Io stavo lavando per terra. Poi Chicca è venuta a bussare alla porta. Mi ha detto: 'vuoi giocare?'; ho detto io: 'aspetta, sto lavando perterra'. Si è seduta sul divano e ha detto: 'a me mi fanno malele scarpe».


A questo punto il pm si fa elencare le persone presenti in casa in quel momento e la piccola risponde che c'erano la mamma, la sorellina, Chicca e Raimondo Caputo. Chicca, riferisce ancora la bambina, esce per andarsi a cambiare le scarpe. Le dice che sarebbe poi ritornata.


Psicologa: «...chi è uscito con lei? Cosa è successo?». Pm: « uscito qualcuno, è uscita da sola?».
Bambina: : «con Caputo Raimondo».
Psicologa: «Quindi, è uscita Chicca; poi?».
Bambina: «Caputo Raimondo».

La psicologa chiede alla bambina di ricostruire bene l'accaduto e rispondendo al pm, l'amichetta di Chicca riferisce che Raimondo e Chicca sono saliti, invece di scendere.Circostanza che, riferisce ancora la bambina, ha visto anche la mamma. La piccola, una volta finito di lavare a terra chiede alla mamma di accompagnarla a prendere Chicca per giocare. La bambina riferisce che, in compagnia della mamma, ha visto Raimondo Caputo violentare Chicca all'ottavo piano.


Psicologa: «Che stavano facendo?»
Bambina: «La violentava».


La psicologa chiede alla bambina di spiegare meglio quest'affermazione, e le chiede se Chicca era in piedi o sdraiata. La bimba risponde che Chicca era sdraiata:
«Anche lui sdraiato e si buttava addosso» a Chicca mentre la bambina «gli dava i calci».

Psicologa: «Chicca gli dava i calci. Poi cosa succedeva? Cosa vedete?».
Bambina: «Che lui l'ha buttata giù?»... «la prende inbraccio e la butta giù».

Dalle domande che seguono emerge che, in realtà, la bambina non ha visto il gesto con il quale Chicca è stata lanciata nel vuoto.

Pm: «Pensi che l'ha buttata giù perché poi hai sentito o visto qualcosa?»
Bambina: «Perché ho sentito le urla».

La bambina, con la madre, a questo punto - sempre secondo il racconto - scendono al piano sotto l'ottavo. La mamma sviene e Raimondo Caputo le porge un bicchiere d'acqua.

Pm: «Quando avete visto questa cosa, mamma ti ha detto qualcosa?...«per esempio 'non dirlo a nessuno', 'manteniamo il segreto', oppure 'diciamolo a tutto il parco Verde'».
Bambina: «che rimaneva un segreto...».


La piccola amica di Fortuna Loffredo parla anche degli abusi sessuali che lei stessa ha subito da Caputo.

Pm: «È mai capitato, in una di queste volte che siete rimasti soli, in cui succedevano queste cose, come dici tu, quando ti violentava, di avere parlato della vicenda di Chicca?»
Bambina: «Sì, quando a me mi violentava. Diceva: 'sì, sonostato io, l'ho violentata e l'ho uccisa».
Pm: «A chi?»
Bambina: «A Chicca».


La bambina riferisce anche che l'uomo riuscì a scoprire la presenza delle microspie sistemate dalle forze dell'ordine e diessersene anche liberato schiacciandole.

La nonna: «Io non so niente, così devi dire»

Al coraggio della bambina corrisponde l'omertà degli adulti. I depistaggi sulla morte di Fortuna - Chicca sono iniziati subito dopo la sua caduta dall'ottavo piano. Nel corso di una conversazione intercettata dagli investigatori, la nonna dell'amichetta di Fortuna rivolgendosi alla nipotina dice: «Io non so niente, così devi dire ... non imbrogliarti con la bocca». E ancora: «Quando è morto mio nipote (Antonio Giglio), deceduto nell'aprile 2013 nello stesso modo di Fortuna) non ho accusato nessuno, ho detto che nessuno stava a casa mia»
Due inquiline dello stesso 'palazzo degli orrori' sono invece indagate dalla procura di Napoli Nord per l'ipotesi di reato di false dichiarazioni rese all'autorità giudiziaria. Tra loro vi è una vicina che gli investigatori ritengono abbia raccolto la scarpa persa da Fortuna al momento della morte.
L'HO BUTTATA LA SCARPA. La donna raccontò agli investigatori che, il giorno della morte di Fortuna, era rimasta seduta tutta la mattina fuori alla porta di casa perché faceva caldo e di non aver visto passare la bimba, né tantomeno Caputo.
Qualche giorno dopo però la donna venne intercettata nella sua abitazione mentre parlava con il figlio. «L'ho buttata io la scarpa, non lo voglio dire a nessun 'u fatt ra scarpetella', perché qua sono venute le guardie», diceva, riferendosi al sandalo di Fortuna, perso durante la caduta dall'ottavo piano del palazzo e che - secondo la ricostruzione degli investigatori - lei aveva ritrovato e fatto sparire per non essere coinvolta nelle indagini.

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