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LA MODA CHE CAMBIA 1 Maggio Mag 2016 0900 01 maggio 2016

I bambini hanno una sola arma: la propria voce

Nei casi mediatici vengono spesso manipolati, ma vale sempre la pena ascoltarli

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La bara della piccola Fortuna Loffredo.

Identificato il presunto assassino della piccola Fortunata Loffredo, per almeno tre settimane non parleremo altro che di pedofili (so di sembrare cinica, ma mi fa rabbia che i nostri moti di orrore procedano a cicli, sull’onda dell’emozione per i più turpi fatti di cronaca, al punto che i cosiddetti “femminicidi” e la pedofilia sembrano escludersi l'un l'altro nelle pagine dei giornali a seconda del momento).
NAPOLI INFERNO DI BIMBI DAL '700. Per questo, credo sia importante soffermarsi adesso, in queste ore, in questo momento, su un punto in apparenza secondario, e che invece ritengo fondamentale, per capire per quale motivo così tanti adulti, in tutto il mondo e di certo non solo nell'inferno dei quartieri degradati di Napoli, che già nel Settecento forniva ai viaggiatori del Grand Tour un tale numero di ragazzini come carne da macello che perfino il marchese de Sade ne fu sconvolto, continuino a considerare i bambini come proprietà o merce di scambio. Un sottoprodotto umano di cui disporre totalmente, sia perché difficilmente in grado di ribellarsi, sia perché debole, sia perché «carne mia», nel solco della triste equazione «ti ho fatto e ti disfo» che si sente ancora pronunciare, per strada come nelle peggiori fiction televisive, ma che ci fa sussultare di orrore relativamente da poco tempo.
L'INFANZIA ESISTE SOLO DA 2 SECOLI. Nella storia dell’umanità, l'infanzia è una conquista recente. Parliamo di poco più di due secoli contro milioni di anni: poco perché una cultura venga sradicata, ma abbastanza perché si debba continuare a farlo. Fino al Settecento, i bambini erano infatti una categoria sociale inesistente, e non perché – com'è peraltro evidente dai ritratti dei delfini o dei piccoli aristocratici – vestivano esattamente come i loro genitori e avevano doveri non troppo dissimili dai loro.
Fino al secolo dei Lumi, e in questo dobbiamo ringraziare molto la Francia, la ragione e non l'affetto dominavano i rapporti fra genitori e figli fin dal loro concepimento, e in base all’interesse, ben più di oggi, era regolato ogni rapporto.
PADRE PADRONE E FIGLI FANTASMA. In una società dove la famiglia contava molto di più dell'individuo e il padre era letteralmente il padrone dei propri figli, al punto da poterne chiedere l'incarcerazione se si comportavano male (le autorità potevano certamente condurre verifiche e indagini ed effettuare confronti, ma non era raro il caso di ribellioni filiali che si concludevano in prigione o nei conventi), il bambino non si doveva né vedere né sentire.

Il diritto alla difesa dei bambini passa dalla loro voce

Domenica Guardato, la mamma di Fortuna, con una foto della bambina uccisa

Se nel 1726 venne strangolato e bruciato nella famigerata Place de Grève di Parigi tale Benjamin Deschauffours, colpevole di aver venduto centinaia di ragazzini ad aristocratici omosessuali e prelati (uno era addirittura il vescovo di Laon), non fu certo perché Luigi XV aveva a cuore la sorte dei bambini (lui stesso ospitava minorenni adeguatamente indottrinate nella famosa casina del Parc aux Cerfs di Versailles, e parecchie di loro vengono ancora ammirate al Louvre nei dipinti di Fragonard), ma perché lo scandalo rischiava di mettere a repentaglio la corte, al punto che negli anni successivi l’orrendo Deschauffours, un tipo al cui confronto il Raimondo Caputo accusato della violenza e della morte dei bambini di quest'altro parco, il Parco Verde di Caivano, sembra un dilettante, venne esaltato in una serie di pamphlet come campione della diversità.
LE CONQUISTE DI ROUSSEAU E D'EPINAY. Perfino sull'educazione, quanto oggi ci sembra normale, come per esempio il rispetto per gli animali e per la natura, era del tutto sconosciuto o disapprovato, soprattutto se trasmesso ai bambini da una donna. Jean Jacques Rousseau, che predicava la massima naturalezza nell'educazione dei figli e poi abbandonava scientemente i propri negli orfanotrofi perché voleva essere libero di correre per l'Europa a chiedere favori e prebende alla stesse dame che si abbeveravano ai suoi scritti come se fossero stati espressione dell'esistenza del loro autore, aveva molto criticato Louise d'Epinay che, scrivendo al proprio figlio in collegio, lo aveva esortato al rispetto e alla cura del benessere dei più deboli, della natura e degli animali, concetti sui quali ora regoliamo la nostra esistenza o almeno i nostri sensi di colpa, e che all'epoca erano largamente non praticati.
Eppure, fu grazie a Rousseau, alla d'Epinay che vinse addirittura un premio all'Accademia di Francia predicando l'importanza di un'educazione paritetica per i figli maschi e femmine, che le madri iniziarono a ri-scoprire il valore della maternità, dell'allattamento e del tenere i propri figli presso di sé anche nell'educazione.
PER UN RIGNANO, MOLTI ABUSI REALI. Anche senza voler ripercorrere tutta la storia dell'educazione e della puericultura successiva, Maria Montessori e santa Cabrini, e l'analisi del carattere patologico della pedofilia che, sappiamo, è perfino più recente della tutela dell'infanzia, credo sia importante adesso mettere l'accento sull'espressione più elevata di questa tutela, e cioè sul diritto dei piccoli di difendersi con uno dei pochi strumenti in loro possesso, e cioè la loro voce. È pur vero che in questi anni abbiamo assistito ad abusi e manipolazioni anche dei loro racconti, vere e proprie gogne mediatiche e processuali per tanti adulti innocenti (uno per tutti, il caso dell'asilo di Rignano, ma non sono mancati casi anche recenti di madri che, per vendetta nei confronti del marito che le aveva lasciate, hanno istruito i figli ad accusarli di attenzioni morbose). Ma non credo che si possano usare questi esempi, come ho già letto in queste ore su un nuovo quotidiano che non citerò, per depotenziare gli infiniti casi di abusi reali. Il rischio che una sola voce rimanga inascoltata deve essere intollerabile per noi che viviamo qui, adesso.

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