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REPORTAGE 3 Maggio Mag 2016 1300 03 maggio 2016

Abusi e camorra: viaggio alle radici dell'omertà

Piccoli soldatini affiliati ai clan. Pronti a soddisfare le voglie di boss e pedofili. Tra ammiccamenti, collusioni e vergogna. Così Napoli tutela i suoi 'orchi'.

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Il quartiere di Caivano a Napoli.

Racconta Oreste, ex bambino di camorra: «Sono cresciuto senza la gioia di una partita a pallone con gli amici. La camorra? È la capacità di trasformare ai tuoi occhi di bambino quel che è sbagliato in una cosa che è giusta».
Ora i politici pretendono la verità.
E c’è chi si scandalizza perché «per due anni nessuno ha avuto il coraggio» di denunciare i pedofili del parco Verde di Caivano, a Napoli, quelli che hanno “precipitato” in strada la piccola Fortuna Loffredo che non voleva più subire soprusi.
Ora tutti si dicono sgomenti.
E vogliono la riesumazione di un altro bimbo, caduto in strada come Fortuna ma fino a ieri - chissà perché - dimenticato come uno straccio usato.
PERSINO RISERVE ETICHE... C’è stato perfino chi - nell’ondata di emotività dilagante - ha provato a esprimere «riserve etiche» sull’amichetta di Fortuna (6 anni, sua coetanea) che - unica in un rione di omertà - ha saputo squarciare il buio su quell’orrore grazie all’aiuto paziente di bravi psicologi: «Beh, sì, però... la piccola avrebbe potuto parlare anche prima», bofonchiano impuniti come se in quel maledetto condominio una tale “enormità” fosse roba facile da rivelare per una creatura all’alba della vita e per giunta sotto choc.
Luoghi comuni, ignoranza, ipocrisia. E “meraviglia” a buon mercato.
Ma perché - c’è da chiedersi - un’identica omertà non si è forse registrata senza scandali sull’omicidio del giovanissimo Vincenzo Amendola, 18 anni, ucciso e sepolto dai suoi amici più cari?
TUTTI SANNO, NESSUNO FIATA. È vero o no che per mesi e fino al ritrovamento (a febbraio 2016) nel rione san Giovanni di Napoli (quello degli adolescenti definiti “cannibali” per la loro ferocia) tutti hanno fatto finta di non sapere che il ragazzo era stato sepolto in un campo abbandonato per ordine del boss che lo aveva punito per la sua relazione con una ragazza “sbagliata”?
Tutti sapevano, nessuno ha fiatato. Come al parco Verde.
Come per la morte di Cristopher Oliva, 18 anni, ai Colli Aminei, a novembre 2009. Come (quasi) sempre.


Regole del vivere civile abrogate sine die

L'esterno dell'abitazione di Caivano (Napoli) dove sconta i domiciliari la compagna di Raimondo Caputo, 43 anni.

Per gli osservatori più attenti, dall’orrenda morte della bimba di Caivano (e dai commenti discutibili che ne sono scaturiti) traspare «quanto e fino a che punto l’opinione pubblica conosca poco o nulla di quel che di inimmaginabile ogni giorno avviene nelle sovraffollate aree del disagio sociale che si estendono intorno a Napoli».
Dal parco Verde a Caivano al rione Salicelle di Afragola (record di incesti e di adolescenti già madri), dal Piano Napoli ai rioni del centro antico (Sanità e Forcella) fino al rione Luzzatti, al rione De Gasperi, a Scampia, a Monterosa e a tante altre cattedrali nella periferia del degrado, la quantità di abusi sui minori offre numeri da brividi: 3.640 casi in Italia, secondo il garante per l’infanzia.
Tempo medio di carcerazione per i colpevoli: due anni.
SOTTO SCHIAFFO CRIMINALE. «Lì le regole del vivere civile», si legge nei rapporti di polizia, «sono state abrogate e rinnegate sine die».
Come in altre zone d’Italia? Può darsi.
«Ma di certo altrove», fanno notare in procura a Napoli, «le aree sotto schiaffo criminale non sono così tante e vicine le une alle altre».
Già, ma come si vive davvero in quei luoghi extra-Italia?
«Al posto delle normali regole», racconta un magistrato, «vige un codice di norme del tutto alternativo, imposto in base alla convenienza dai clan di camorra».
CONTRO-WELFARE DEI CLAN. Ribadisce un altro inquirente: «C’è una sorta di tribunale che premia e castiga. Un contro-welfare, che sostiene le famiglie fino a procurare perfino la fettina di filetto ai figli degli assistiti. Una scuola che educa i bambini a ubbidire al boss». La camorra, insomma.
Quella che «ha dichiarato guerra allo Stato italiano e sul territorio si comporta come una forza straniera che ha invaso e occupa pezzetti di Italia».
In tutto 75 clan, quasi 7 mila affiliati. I dati ufficiali dicono: c’è un camorrista ogni 800 abitanti.
Ma la realtà è ben più grave.

Ragazzini a dieta per essere lanciati dai balconi carichi di eroina

La bara della piccola Fortuna Loffredo.

È in tale contesto - unico e non immaginabile da chi ne vive lontano - che prospera impunito il pedofilo che ha ammazzato Fortuna.
È in una tale ragnatela di ammiccamenti, collusioni, omertà e vergogna che sono costretti a crescere migliaia di bambini.
Qualche esempio? I ragazzini di Taverna del Ferro vengono messi a dieta già a 10 anni.
Ci si preoccupa per la loro salute? No, la dieta serve a mantenerli magri e leggeri quando il boss decide di lanciarli da un balcone all’altro carichi di dosi di eroina.
PICCOLI ADDESTRATI. In carcere, raccontano, l’Erode di Fortuna è stato linciato dagli altri detenuti.
Commenta chi dei rioni bunker sa vergogne e segreti: «Guai a pensare che un tale episodio significhi che la camorra abbia deciso di castigare chi uccide i bambini».
Guai a pensarlo, perché non è vero. E perché, come ha detto a Lettera43.it Margherita Dini Ciacci, anima e cuore di Unicef Italia, «la ricerca dei bambini da parte dei boss è tutta strumentale ai propri fini illegali ed è diventata spasmodica negli ultimi anni. L’età media del primo approccio ai clan è scesa a nove-10 anni».
DEI PEDOFILI C'È BISOGNO. Racconta don Peppe, parroco in pensione: «Altro che combatterli. Dei pedofili il boss ha bisogno, perché costituiscono un manipolo sempre disponibile ai lavori più sporchi».
E aggiunge: «Ma dei bambini il boss ha ancor più bisogno, perché sono manodopera difficilmente punibile e perciò privilegiata per i reati a più alto rischio».
Dunque, altro che camorra che castiga i pedofili e protegge i più piccini.
Al parco Verde e altrove, i boss e i loro affiliati usano i bambini in maniera così cinica da trasformarli in soldatini pronti - in cambio di un po’ di cocaina e qualche spicciolo in tasca - a sacrificarsi fino alla morte.
ADOTTATI E AFFILIATI. Un esempio? A toglier via le microspie piazzate nel rione per scoprire chi aveva ammazzato Fortuna sono stati proprio i guaglioni del clan locale su ordine del boss, infastidito da quegli aggeggi che ostacolavano lo spaccio quotidiano.
Soldatini. Addestrati fin da piccolissimi dai tutor di camorra che - zittiti genitori e familiari con l’elargizione di un mezzo lavoro o con le solite minacce - “adottano” le creature fino all’affiliazione.

Se al boss viene una “strana voglia”... guagliò, sei a disposizione

Napoli: palazzi del rione Parco Verde a Caivano.

Lezione numero uno: impara come si lanciano piatti e bicchieri dalla finestra se la polizia intende arrestare uno di noi.
La scuola per imparare a sparare ad altezza d’uomo è nei sottoscala.
O sui tetti degli edifici. Bersagli privilegiati: le antenne paraboliche della tivù satellitare.
Se sei bravo (e ubbidiente), l’escalation è veloce: prima la rapinetta al coetaneo, poi sei muschillo e trasporti droga, quindi diventi sentinella in piazza di spaccio dove c’è chi - se fa freddo - arriva sullo scooter con il maglione e la merendina.
L’omicidio è la tesi di laurea. I talent scout non mancano. L’apprendistato è gratis.
Ma per chi sbaglia non c’è esame di riparazione.
E se poi al boss (o a qualche suo amico) viene una “strana voglia”... guagliò, tu sei a disposizione.
COME IN ZONE DI GUERRA. Don Tonino Palmese parla di «bambini soldato». Come nelle zone di guerra.
Tu ubbidisci, io comando. Ha scritto in un tema Carminuccio, 12 anni, che abita al rione delle Carceri a Torre Annunziata: «Di chi ho più paura? Dei carabinieri che sono cattivi. Perché arrivano di notte e si portano via il mio papà che sta in pigiama».
E allora, altro che meravigliarsi se per due anni nel rione della piccola Fortuna tutti sanno, nessuno apre bocca e - a richiesta - «non ci si accorge» dei figli finiti nelle grinfie degli orchi.
Come Fortuna, sono migliaia i bambini abbandonati dalle famiglie e dalle istituzioni distratte.
K.o. appaiono le più solide strutture di aiuto.
ASSOCIAZIONI SENZA FORZE. Il centro Mammut a Scampia vivacchia senza fondi, la Casa dello Scugnizzo di don Vesuvio a Materdei ha chiuso i battenti, la Mensa dei bambini proletari alla Pignasecca pure, il progetto Chance dei maestri di strada ha dovuto arrendersi, gli oratori nelle parrocchie risultano (quasi tutti) smantellati.
Chi opera, fa il possibile. Ma la camorra, quella che secondo alcuni “protegge” i bambini, a Scampia ha sparato senza remore perfino nella aule di un asilo affollato.
Chi è più indifeso viene usato. Dai pedofili. Dal padroncino carogna. Dalla maestra isterica. Dal boss e dai suoi. Usato. E poi gettato via.
SCUGNIZZERIA PERDUTA. Luciano Sommella, educatore ed ex direttore del carcere minorile di Nisida, ha scritto: «Il guaio dei bambini? L’aver perso l’innata scugnizzeria».
Che era anarchia, inventiva, capacità di indipendenza e - perché no? - di sputare in faccia a chi allungava troppo le mani. Era una corazza, mannaggia, da opporre all’infinita malvagità degli adulti.


Twitter @enzociaccio

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