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GIUSTIZIA 3 Maggio Mag 2016 1455 03 maggio 2016

Doina Matei può tornare in semilibertà

Il procuratore generale di Venezia dà il nulla osta per la revoca della sospensione della semilibertà. Il tribunale si riserva di decidere. E quelle foto su Facebook potrebbero essere perdonate.

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Doina Matei in una delle immagini postate su Facebook.

Doina Matei potrebbe di nuovo uscire di prigione. Persino l'accusa è dalla sua parte. Il procuratore generale di Venezia ha dato il suo nullaosta alla revoca della sospensione della semilibertà decisa dopo le foto al mare postate su Facebook dalla donna che nel 2007 uccise con una ombrellata in un'occhio Vanessa Russo, durante un litigio alla fermata della metro a Roma.
FUORI PER LAVORO. Doina Matei aveva ottenuto il permesso di lasciare il carcere femminile dalla Giudecca durante il giorno, per recarsi a lavorare in una pizzeria come cameriera.
«Non sapevo di non poter usare Facebook e l'ho fatto per contattare i miei figli senza urtare alcuna sensibilità», ha spiegato la donna in tribunale il 3 maggio, «non userò più i social».
L'udienza, su richiesta della Matei, è stata a porte chiuse ma a riferire le parole della donna è stato il suo legale Nino Marazzita che ha sottolineato che «il comportamento della magistratura veneziana di fronte a una vicenda così delicata è stato esemplare».
LA DIFESA HA FIDUCIA. «Confidiamo», ha detto Marazzita con il collega Carlo Testa Piccolomini, «sull'apporto del procuratore generale che ha detto che il comportamento di Matei 'non è un vulnus che interrompe il processo educativo'».
L'avvocato ha anche ricordato che, caso insolito, in udienza è stato ricostruito l'iter processuale che ha visto protagonista Doina Matei con «il clima pesante al limite del razzismo che lo ha accompagnato, con uomini che facevano il saluto romano e impedivano il dibattimento durante le udienze».
COMPORTAMENTO IRREPRENSIBILE. A sostegno di Matei i suoi legali hanno prodotto numerose testimonianze e dichiarazioni scritte sul comportamento irreprensibile della donna nel suo iter carcerario tanto che non ha mai utilizzato in modo improprio neppure il cellulare (con numeri vincolati) di cui si era dotata mentre «sull'uso di Facebook», ha concluso, «non è stata fatta neppure un'indagine da parte della polizia giudiziaria».
La vicenda ha sollevato una dura presa di posizione da parte del leghista Roberto Calderoli, vice presidente del Senato: «Non mi scandalizzo perché un'assassina posta le sue foto al mare, mentre sorride e si diverte, dopo meno di nove anni dall'omicidio che ha commesso: quello che mi scandalizza è che dopo soli otto anni questa assassina ha avuto la semilibertà. Proprio vero che una vita umana, per di più una giovane vita umana, vale sempre di meno».

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