DRAMMA 3 Maggio Mag 2016 2048 03 maggio 2016

Fortuna Loffredo, nei disegni il dolore delle violenze

La piccola stuprata e uccisa a Napoli esprimeva il disagio con matite e pennarelli. Le foto.

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Fortuna Loffredo disegna la mamma e il papà.

Disegnava e cancellava con insistenza figure femminili, come fossero una minaccia per lei (guarda le foto). Disegnava finestre con le sbarre, case senza porte, inaccessibili. E poi case con due porte, che indicano la paura della separazione, il ricatto, la necessità di farle mantenere il segreto. Fortuna Loffredo, la bimba uccisa il 24 giugno del 2014, nel Parco Verde di Caivano (Napoli), manifestava così il suo malessere.
E dalle risultanze delle analisi eseguite dalla grafologa Sara Cordella, incaricata della lettura dei disegni per le indagini difensive sulla tragedia (di cui hanno riferito organi di stampa), emerge che Chicca parlava coi suoi disegni.
COLORI CARICHI DI RABBIA. Quando usava i pennarelli nel palazzo dove viveva, a casa con le amichette, sceglieva colori vivaci e con un tratto marcato. Carichi di rabbia, eccitazione, aggressività, secondo il perito di parte.
Sul suo corpicino, durante l'autopsia, sono emersi i segni di violenze sessuali reiterate che la piccola, secondo i magistrati della procura di Napoli Nord, subiva da Raimondo Caputo, il vicino di casa accusato di averla violentata e uccisa lanciandola dall'ottavo piano del palazzo dove abitava.
PERIZIE AVVIATE DA AVVOCATO E PM. Dopo la sua morte, che all'inizio sembrava fosse accidentale, l'avvocato Angelo Pisani, legale dei nonni e del padre della bambina, e il pm Federico Bisceglia, che si stava occupando del caso, deceduto in un incidente stradale qualche mese dopo, hanno avviato una serie di perizie sui quaderni e i disegni di Fortuna, che nel Parco verde chiamavano Chicca, consapevoli che è proprio quella la più genuina forma di comunicazione dei sentimenti dei bambini.

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