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DIATRIBA 4 Maggio Mag 2016 1800 04 maggio 2016

Fondazione Roi, Zonin chiede 1 milione di danni ai giornalisti

L'ex presidente della banca cita in giudizio il direttore di VicenzaPiù. Per una cifra a sei zeri.

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Gianni Zonin si è dimesso dalla carica di consigliere e di presidente del consiglio di amministrazione di Banca Popolare di Vicenza.

Quando il messo del tribunale di Vicenza ha bussato alla porta, venerdì 29 aprile, Giovanni Coviello, direttore di VicenzaPiù, giornale online della cittadina veneta - una redazione composta da due redattori, due tirocinanti e un collaboratore - non si aspettava certo di ricevere una citazione in giudizio da Gianni Zonin, l'ex presidente della BpVi, attualmente indagato per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio.
RICHIESTA DI 1 MILIONE DI EURO. Eppure al piccolo ma attivissimo quotidiano web, l'ex presidente dell'istituto di credito vicentino chiede 1 milione di euro di danni in sede civile a nome della Fondazione Roi, cioè la fondazione culturale principale della città che Zonin presiede in parallelo con la banca dal 2009, per concorso in diffamazione.
Ma Coviello si è rivolto al suo avvocato e va dritto per la sua strada: «È un tentativo di creare confusione e l'ammontare della cifra ne rivela la natura intimidatoria, stiamo valutando una contro azione legale».
La storia chiarisce bene il ruolo ricoperto nel tessuto cittadino dall'ex titolare della Casa Vinicola Zonin – le quote del gruppo sono recentemente passate in mano ai figli.
IL DOPPIO RUOLO DI ZONIN E BREGANZE. La Fondazione Roi, come già raccontato su Pagina99, ha come obiettivo prioritario la tutela del patrimonio artistico e in particolare del palladiano Palazzo Chiericati, il museo civico. Da statuto tre membri del cda sono nominati dalla Banca Popolare. E dal 2009, presidente e vicepresidente sono esattamente gli stessi dell'istituto di credito: Zonin e il suo braccio destro Marino Breganze. Lo statuto è stato inoltre modificato nell'autunno del 2015 per allungare la permanenza in carica del consiglio di amministrazione. Ma ciò che è emerso negli ultimi mesi è che la Fondazione, che da statuto ha scopi prettamente culturali, aveva anche investito la maggior parte della sua liquidità nei titoli della BpVi.

La Fondazione e l'investimento di 26 milioni in titoli della banca

Quando Zonin diventa presidente dell'ente, la Fondazione ha già in pancia 2 milioni di euro di azioni della Banca Popolare. Ma la cifra aumenta progressivamente: investe 18 milioni di euro quando le azioni valgono 60,5 euro, poi altri 2 milioni, poi ancora partecipa agli aumenti di capitale nel 2013 e nel 2014 (i titoli valgono 62,5 euro), fino ad arrivare a un totale di oltre 26 milioni di euro investiti solo da Zonin e più di ventotto in totale e a diventare il settimo socio dell'istituto di credito.
Ma in pochi mesi, nel 2015, gli azionisti vedono crollare il valore dei titoli di quasi il 90% fino al valore di recesso di 6,3 euro. E la Fondazione Roi, e quindi il patrimonio artistico cittadino, si leccano le ferite come tutti gli altri.
OPERAZIONE IMMOBILIARE. Nel 2014, poi, sotto la regia di Zonin, la Fondazione aveva anche acquistato per 2,5 milioni di euro l'ex Corso, una sala cinematografica abbandonata dalla metà degli Anni 90 e poi comprata da una società che ne aveva fatto modificare la destinazione d'uso a scopo commerciale, senza mai realizzarvi nulla. L'affare arriva a pochi mesi di distanza dall'acquisizione da parte di BpVi e della sua controllata Immobiliare Stampa di due palazzi nella stessa via: l'ex sede della Banca d'Italia e della Camera di Commercio.
L'obiettivo, per come lo presentava il sindaco Achille Variati, è quello di rivitalizzare il centro. Il tutto avviene nell'anno in cui la Banca Popolare di Vicenza ha registrato perdite per 758 milioni di euro. Ma allora quasi nessuno vi fa caso.
LE ACCUSE DELLA NIPOTE DI ROI. I riflettori sulla questione si accendono solo a marzo 2016, quando durante l'assemblea che sancisce la trasformazione in Spa della Popolare, Barbara Ceschi, la nipote del marchese Roi, accusa Zonin di essersi impadronito della Fondazione e di averne distrutto il patrimonio.
Ma il clima è torrido attorno alla vicenda, la fiducia ai minimi, i bilanci dell'ente non sono pubblici (il sito della Fondazione verrà addirittura cancellato) e all'inizio sia sulle operazioni immobiliari che sugli investimenti in azioni le cifre dichiarate risultano inesatte. Ceschi presenta un esposto e invia una lettera al presidente della Regione Luca Zaia, che l'11 marzo avvia un'ispezione sulla Fondazione. Nell'esposto si chiede di «verificare lo stato del patrimonio della Fondazione e la composizione degli investimenti operati in questi anni».
I primi numeri escono il giorno successivo sul Giornale di Vicenza, che è il quotidiano della società editoriale Athesis di proprietà della Confindustria vicentina, il cui ex presidente, Giuseppe Zigliotto, e l'attuale, Luciano Vescovi, sono stati consiglieri per anni di BpVi e delle sue controllate. E cosa c'entra VicenzaPiù?

Zonin rivendica l'oculatezza dell'investimento in BpVi

Francesco Iorio.

Il quotidiano di Coviello ha seguito tutta la vicenda raccontandola man mano, mettendo in discussione i contorni legali dell'investimento immobiliare - definiti «probabilmente illeciti» - e accusando Zonin & Co. di malagestione e «squallore».
E alla fine è stato citato per diffamazione, assieme alla Ceschi e ad altri quotidiani locali.
Spiega Coviello: «Per ottenere i documenti dalla Regione serve l'autorizzazione della Fondazione, il portale è stato cancellato. Abbiamo cercato Zonin per un contradditorio che ci è stato negato». E ancora: «Perché una fondazione che deve occuparsi di tutela culturale, va a comprarsi un cinema diroccato?».
UN'OPERAZIONE «PRUDENTE». La liquidità dell'ente culturale è di fatto azzerata. Ma nella citazione vengono indicate come infondate le affermazioni sulla «distruzione» del patrimonio pronunciate dalla nipote di Roi, perché, mentre i titoli di BpVi ora valgono 3,2 milioni di euro basandosi sul diritto di recesso - che peraltro non può essere esercitato - l'ente ha a disposizione altri beni mobili pari a 42 milioni di euro e altri capitali sono andati in investimenti, imposte, spese di gestione. Il presidente della Fondazione, nell'atto di citazione, rivendica non solo la corretta amministrazione dell'ente, ma anche la bontà dell'investimento nelle azioni della banca sempre da lui presieduta.
«Va sottolineato», è scritto nel documento recapitato a Coviello, «che l'investimento in azioni BpVi nel momento in cui è stato realizzato era sicuramente prudente e oculato». Siamo nel 2009, l'istituto è stato da poco oggetto di un'ispezione di Bankitalia, i dubbi sulla fissazione del prezzo del titolo da parte della banca centrale erano arrivati per la prima volta nel 2001. Nel 2011 BpVi sarà costretta ad affidarsi a un cosulente esterno proprio per rispondere a nuovi rilievi dell'autorità di vigilanza in merito alla valutazione delle azioni.
SVALUTAZIONE? UN MALE COMUNE. Di più: Zonin, sempre con addosso la casacca di presidente della Fondazione, sottolinea anche che «il problema della svalutazione delle azioni non ha riguardato solamente i titoli della Popolare di Vicenza». È sufficiente, spiega l'ex banchiere, leggere un articolo del Sole 24 Ore sulle perdite di valore registrate dai titoli di alcune delle principali banche italiane nei primi tre mesi del 2016. Nel documento cita Mps Carige e Ubi Banca. E anche Deutsche Bank. Peccato che le azioni della Popolare di Vicenza siano state svalutate, fermandosi al valore di recesso, del 90%. E ora sono a 0,10 centesimi.
Il 22 aprile l'ad di BpVi Francesco Iorio ha dichiarato in conferenza stampa che Zonin dovrebbe dimettersi dal board della Fondazione. E il 24 l'avvocato della Roi, Enrico Mario Ambrosetti, che è anche il legale di Zonin banchiere, ha assicurato che il passo indietro arriverà a breve: «La prossima settmana ci saranno gli ultimi adempimenti». Tra gli adempimenti ai quali si riferiva c'era evidentemente anche la richiesta di risarcimento da 1 milione di euro, arrivata dopo aver fatto perdere alla Fondazione più di 10 volte tanto.
PERDITE PARI AD ALMENO 10 VOLTE TANTO. Coviello ha pubblicato la notizia della richiesta danni online. «Sulla nostra pagina Facebook abbiamo ottenuto tanti attestati di solidarietà», racconta, «mentre tra i giornalisti non ha chiamato nessuno».
Ma l'ex presidente della BpVi nella sua citazione spiega che gli eventuali danni non andranno alla Roi: «Va peraltro sottolineato», è scritto nell'atto giudiziario, «come la Fondazione Roi abbia già espresso la volontà di utilizzare la cifra eventualmente oggetto di risarcimento per il Museo Civico di Vicenza».
Insomma, il bene della città prima di tutto.

Twitter @GioFaggionato

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