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PROCESSO 6 Maggio Mag 2016 1947 06 maggio 2016

Estorsioni, Maniaci al contrattacco: «Vendetta contro di me»

Il direttore di Telejato, difeso da Ingroia: «Sono tranquillo, chiarirò tutto». È accusato di avere usato la sua professione per avere denaro e favori da amministratori locali.

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Pino Maniaci, direttore di Telejato.

«Resto sempre un protagonista, nel bene e nel male. Chi nasce tondo, non può morire quadrato». La tentazione è troppo forte. Pure in una circostanza non proprio felice. Pino Maniaci, giornalista della tivù Telejato noto per le sue battaglie antimafia, oggi indagato per estorsione, a fare il personaggio non rinuncia nemmeno nel giorno per lui più difficile. Quello in cui deve rendere conto davanti al gip della pesantissima accusa che gli contesta la Procura di Palermo: avere usato la sua professione per avere denaro e favori da amministratori locali in cambio di una linea soft della sua emittente. Un reato grave, soprattutto visto il ruolo di paladino della legalità che il cronista ha impersonato per anni.
MANIACI TRANQUILLO. «Bene, benissimo. Ho risposto a tutte le domande», ha detto al termine dell'interrogatorio, dando appuntamento ai giornalisti che l'aspettavano in tribunale. «Pago le mie denunce contro la Saguto e la sua gestione della sezione misure di prevenzione del tribunale», ha dichiarato, «Basta leggere le intercettazioni per capirlo: era lei a sollecitare che si indagasse su di me. Assistiamo ad una giustizia a due velocità: c'è gente libera, indagata per corruzioni milionarie, mentre io sono stato massacrato e mi trovo un divieto di dimora per accuse ridicole».
Sorride Maniaci, ostenta sicurezza. E promette, stavolta lui dietro ai microfoni, che risponderà a tutti. Ma prima di lui parlano i suoi avvocati, Bartolo Parrino e Antonio Ingroia, ex pm che ora veste i panni del difensore. E si capisce subito che la linea scelta è quella dell'attacco frontale agli inquirenti.
«Un'arringa» a favore di telecamere, quella dei due avvocati, che indulge poco sulla difesa nel merito e punta alla tesi del complotto. Con Maniaci vittima di processo mediatico, Maniaci che paga per avere denunciato i magistrati delle misure di prevenzione di Palermo, e, che, al contrario di loro è sottoposto a misura cautelare.
COMPLOTTO DI CHI? Chi sarebbe il regista del complotto in verità non lo dice nessuno. Né Ingroia, né Parrino, né il cronista accusato di estorsione. E alla domanda diretta se sia la Procura di Palermo a voler 'punire', imbavagliandolo, il giornalista, segue un «no, no. Non sappiamo chi sia il regista». Nella strategia di attacco scelta non possono mancare gli annunci di denunce. «Denunceremo fatti legati all'attività delle amministrazioni locali di Partinico e Borgetto», avverte Ingroia. (Partinico e Borgetto sono i comuni retti dai sindaci che Maniaci avrebbe taglieggiato, ndr).
IL SINDACO DENUNCIATO PER CALUNNIA. E ad essere denunciati saranno anche il sindaco di Borgetto, che avrebbe avuto motivi di rancore verso il giornalista e perciò avrebbe confermato le accuse e i sospetti dei carabinieri, commettendo così calunnia, e chi ha montato il video distribuito dai militari in cui si sentono stralci della conversazioni del giornalista con le sue vittime.
Un video montato ad hoc con cenni a cose personali per distruggere il cronista, dicono gli avvocati. «La procura di Palermo deve chiedere conto ai carabinieri di questo video», afferma Ingroia. Della violazione del segreto istruttorio denunciata dopo la notifica del divieto di dimora i legali, però, non parlano più. Forse perché tutti gli atti venuti fuori erano depositati. La stampa presente, lo studio era pieno di giornalisti, incalza. E non può mancare la domanda sull'uccisione dei cani di Maniaci. Per l'accusa lui avrebbe saputo che dietro c'era il marito dell'amante, ma l'avrebbe fatta passare per intimidazione mafiosa.
SOLDI RACCOLTI PER LA PUBBLICITÀ. «L'ho fatto per un tornaconto - dice Maniaci - perché avevo interesse che lei pensasse che fosse stato il marito. Mi volevo vantare». Una spiegazione che non soddisfa i giornalisti che provano a insistere. Ma Ingroia interviene e chiude la discussione: «Questi sono pettegolezzi».
Nel merito si entra solo marginalmente. La tesi difensiva è che i soldi raccolti da Maniaci, poche centinaia di euro, sottolineano i legali, sarebbero stati destinati alla pubblicità per la tivù. «Quali minacce - dice l'indagato - io anche dopo aver preso il denaro ho continuato ad attaccare i sindaci». E il lavoro al Comune procurato all'amante? «Aveva bisogno per la sua delicata situazione familiare», risponde Maniaci, descrivendo in dettaglio davanti alle tv i guai della donna.

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