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MEDIA 6 Maggio Mag 2016 1401 06 maggio 2016

Turchia, il quotidiano Zaman chiude dal 15 maggio 2016

Era la prima testata di opposizione. Ma dopo il cambio della linea editoriale imposto a marzo era entrato in crisi.

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L'edizione online di Zaman.

Nuovo colpo alla libertà di stampa in Turchia. Gli amministratori giudiziari del gruppo editoriale Feza hanno deciso di interrompere dal 15 maggio le pubblicazioni di Zaman, che, prima del commissariamento di inizio marzo, era il più diffuso quotidiano di opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan . Lo riporta la Cnn Turk. A morire non sarà solo Zaman, già quasi sparito dalle edicole: saranno infatti chiusi gli altri media del gruppo, tra cui l'agenzia di stampa Cihan, l'unica in grado di coprire i risultati elettorali su base nazionale oltre a quella statale Anadolu.
TESTATA IN CRISI. La testata versava in cattive acque da tempo. In appena 2 mesi, le vendite hanno vissuto un crollo verticale: 2 mila copie contro l'oltre mezzo milione prima del commissariamento. Il motivo? Il giornale ha stravolto la sua linea editoriale, nominando persino un direttore pro-Erdogan.

Giro di vite sulle testate legate a Fethullah Gülen

In precedenza Zaman, dal taglio conservatore, era legato al movimento islamista Hizmet del magnate e imam Fethullah Gülen, 75 anni, ex alleato ora nemico giurato di Erdogan. Prima della rottura il quotidiano era una delle voci più autorevoli a supporto dell’Akp. Ma quando il partito del presidente è salito al potere, Gülen si è allontanato dalle sue decisioni, come pure il quotidiano.
Fu così che nel dicembre 2014 arrivò all'arresto di Ekrem Dumanli, allora direttore di Zaman, con l'acusa di sostenere i 'terroristi' di Hizmet. In manette finì anche Hidayet Karaca, a capo della televisione Samanyolu, sempre di Gülen.
KENES ARRESTATO NEL 2015. Ma il bavaglio di Erdogan non si è fermato. Il 9 ottobre 2015 un tribunale di Istanbul ha emesso un mandato d'arresto per Bulent Kenes, direttore dell'edizione inglese del quotidiano con l'accusa di aver insultato il presidente su Twitter. Kenes non era nuovo a queste accuse: nel giugno dello stesso anno era stato condannato a 21 mesi di prigione con pena sospesa per un altro tweet ritenuto offensivo nei confronti di Erdogan. L'editorialista del quotidiano Sozcu, Necati Dogru, è invece stato condannato a 11 mesi e 20 giorni di prigione per aver insultato Erdogan, pena convertibile in sanzione pecuniaria. Stessa sorte per un altro commentatore dello stesso giornale, Ugur Dundar, stavolta per 'offese' all'ex ministro dei Trasporti Binali Yildirim.
IL GRUPPO IPEK COMMISSARIATO PRIMA DELLE ELEZIONI. Alla vigilia delle elezioni di novembre anche il gruppo editoriale Ipek è stato commissariato, sempre per presunti legami con Gulen. Mesi dopo i canali Bugun Tv e Kanalturk e i quotidiani Bugun e Millet hanno chiuso.
IL COMMISSARIAMENTO DI ZAMAN. La notte del 4 marzo la polizia ha fatto irruzione nella redazione di Zaman a Istanbul, commissariando la testata per decisione di un tribunale turco.
Erdogan non poteva permettersi di avere contro un organo di stampa che sfiorava il milione di copie di diffusione, era stampato in 11 Paesi, distribuito in 35 e pubblicato in 10 lingue diverse.

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