TELEVISIONE 8 Maggio Mag 2016 1800 08 maggio 2016

Gomorra, le frasi diseducative che esaltano i bulletti

«Stai senza pensieri». «Dovrei spararti in bocca». «I soldi fanno l’uomo onesto». Napoli contro gli slogan cult: «Solo volgarità. Non invitate gli attori nelle scuole».

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Una scena della fiction Gomorra.

Su internet gira un video in cui gli abitanti di via Gobetti a Scampia confessano di aver accolto in casa attori e cineprese della fiction tivù Gomorra 2 in cambio di “un’offerta” da 80 euro al giorno cadauno per ricoprire il ruolo di comparse: «Ci diffamano? E chi se ne fotte», hanno urlato, «la dignità non ci aiuta a vivere, la troupe invece sì. Noi con 80 euro facciamo mangiare la famiglia per tre giorni».
Gomorra a Napoli è come una bomba innescata: nel vuoto di Stato che impera e nel clima da guerra che è in atto, si fa tentazione birbante, terra promessa, terno al lotto per tutte le ruote.
«È un cancro», esagera un vecchio, «che nelle periferie avvelenate separa i sani dagli ammalati».
SI PARLA SOLO DI GENNY. Da Caivano al rione Salicelle, dal Vomero al parco Verde, nelle famiglie - all’ora di pranzo - si discute più delle gesta di Genny, di Ciruzzo l'Immortale e del boss Savastano che del costo dei libri scolastici, dell’ennesimo omicidio sotto casa o delle bollette da pagare a fine mese.
Gomorra sì o Gomorra no? Il “dilemma” Sky sta riducendo in poltiglia quel poco che resta dell’identità di un territorio già svenduto al magma della monnezza e all’affanno dei pargoli immolati a Ecomafiao divorati dai pedofili.
Insomma, l’Interrogativo - a ridosso dell’attesissima seconda stagione che inizia il 10 maggio 2016 su Sky - è il seguente: una fiction come Gomorra educa o corrompe il popolo che la guarda?
COSÌ SI ECCITANO I BULLI. E i ragazzi, quelli che nel Napoletano si sentono ancora “in bilico” tra Stato e anti-Stato, sono da ritenersi malvagi potenziali fino al midollo o la fiction “esalta-bulletti” rischia di sovra-eccitarli ulteriormente rendendoli ancor peggio di quel che sono?
Osserva un ex consigliere comunale: «Da mesi il romanzetto parabolico targato Sky (un business da milioni di euro, che ha avuto molto successo all’estero, soprattutto nel Regno Unito, ed è stra-venduto a scatola chiusa in una quarantina di Paesi anche nella seconda stagione, ndr) sta facendo litigare sindaci e sindaci, sindaci e cittadinanza, padri e figli, incensurati e comparielli di malavita».
Sussurra un sindacalista: «Potenza della tivù satellitare che ruba luce alle stelle, ma qui oscura i cervelli».

Giugliano, Acerra, Afragola: i sindaci dicono di no alle riprese

La serie tivù Gomorra ha avuto molto successo all'estero, soprattutto nel Regno Unito.

A Giugliano - paesone da 100 mila anime - per accapigliarsi su Gomorra è stato necessario riunire d’urgenza il Consiglio comunale.
A Portici, dove il primo cittadino aveva detto sì alle riprese al cimitero, gruppi di cittadini hanno occupato loculi e cappelle con striscioni e bandiere per opporsi alla troupe.
Molti sindaci, da quello di Giugliano a quello di Acerra e di Afragola, hanno negato il sì a girare sul territorio di competenza, convinti degli effetti definiti «devastanti» che l’opera provocherebbe tra la gente.
DE MAGISTRIS DÀ L'OK. A dire ok a Gomorra è stato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che odia «ogni tipo di censura» e - allo scopo di neutralizzare il diniego della Municipalità (che ha potere di veto sulle strade secondarie) - ha consentito di “girare” a Scampia nelle vie principali, quelle su cui gestisce il monopolio decisionale.
C’è chi osserva: «La libertà di espressione ne esce così ben tutelata. Un po’ meno il rispetto per la Municipalità».
Commentano gli scettici: «Ancora una volta nel Sud Italia la volontà (giusta o sbagliata che sia) delle comunità locali viene zittita da chi fa lobby culturale e ha molti soldi da spendere».
OPERA CIVILE O BUSINESS? Ma insomma, al di là delle diatribe, Gomorra che diavolo è?
Una meritoria opera di alto valore civile, che aiuta la gente del Sud a conoscersi meglio e a crescere in consapevolezza o un business spregiudicato che incassa milioni strizzando l’occhio al peggio del peggio del “camorra style”?
Il dibattito impazza, e poco importa se sul martoriato territorio napoletano - dove, secondo molti, è in atto una “dominazione armata” da parte dei più feroci gruppi criminali - sarebbero ben altri i drammi su cui confrontarsi.
ATTORI INVITATI NELLE SCUOLE. Poco importa, anche, che perfino il prestigioso festival internazionale del cinema per ragazzi di Giffoni abbia invitato Genny e Ciruzzo (cioè gli attori che impersonano i protagonisti di Gomorra) a discutere a tu per tu con gli alunni delle scuole.
«Ma a discutere di che?», si chiede più di un prof, «e in nome di chi? E per impartire quale lezione di vita?».

Ombre criminali pure sulla produzione tivù

Un'immagine delle serie Gomorra.

C’è chi insinua che l'arresto di uno degli attori di Gomorra per spaccio di droga (un nigeriano di 35 anni) testimonierebbe il “crinale ambiguo” lungo il quale la produzione tivù si sarebbe senza volerlo ritrovata.
E che gli arresti di parecchi fra gli attori dell’altro Gomorra (il film del regista Matteo Garrone del 2008), confermerebbero il rischio che, in nome di un realismo esasperato e a ogni costo, si finisca per selezionare attori e comparse con «pericolosa superficialità».
Emulazione? Ma no, ma sì, ma forse. Uffa.
PRESUNTI ACCORDI COI BOSS. Né appare consentito etichettare come «diseducativo» il fatto che alcuni fra i vertici della produzione di Gomorra siano finiti indagati dall’Antimafia: avrebbero “trattato” con malavitosi per affittare la villa di un boss in cui girare le scene di casa Savastano.
«Siamo parte lesa», puntualizzano i manager.
Però sulla brutta vicenda pesa l’innegabile miscuglio tra verità e finzione, vita vissuta ed esigenze di sceneggiatura.
Tutto infatti è ad alto rischio, in un territorio come quello trattato che in ogni suo antro si rivela più che mai malandrino, traditore, irto di ambiguità, inganni e trappole micidiali.
Ma chi - affermano coloro che quei luoghi li hanno visti e vissuti - può mai credere che si riesca a girare un film in un rione come il Salicelle di Afragola o il parco Verde a Caivano senza aver prima ottenuto il permesso (o almeno la neutralità) non dal sindaco del Paese, ma dal capo del clan dominante?
IL CRITICATO VANGELO DELLA SERIE. Le frasi raccontano. Quelle di Gomorra, urlano.
«Un uomo che può fare a meno di tutto non tiene paura di niente»: può sembrare una sorta di morigerato motto francescano da insegnare ai bambini dell’asilo, ma se a dirlo è il feroce boss Salvatore Conte (il capoclan nemico del boss Savastano) l’assioma si carica di ben più cupi significati.
Sempre di Conte è un’altra “frase da Vangelo” che furoreggia tra i guaglioni in carriera: «Ho lasciato a Napoli una banda di scemi che non sa trovare neanche il c... nella mutanda».
Linguaggio “aulico” a parte, c’è qualcuno che sappia spiegare la potenzialità “pedagogica” di una battutaccia del genere? O anche la sua inevitabilità narrativa?
C’è davvero bisogno di frasi così per confezionare un capolavoro al cinema o in tivù? Riuscite mai a immaginarvi un Vittorio De Sica o un Totò o anche un Dustin Hoffman che si esprime in tal modo?

Lessico irriferibile e «del tutto gratuito»

Danielino, uno dei personaggi di Gomorra, la serie tivù di Sky.

E che dire del monito “sconvolgente” lanciato da Ciruzzo l’Immortale, l’amico traditore di Genny?: «Quando il pastore non ci sta le pecore se ne vanno tutte per i fatti loro».
Geniale, no? Altro che il più ovvio «quando il gatto non c’è i topi ballano».
NON DISEDUCA NESSUNO? Ai fautori del “via libera” a Gomorra nelle scuole perché «non diseduca nessuno» andrebbero ricordate, secondo molti, anche le parole pronunciate da Genny, il figlio del boss Savastano, quando al telefono spiega al papà della sua fidanzatina che cosa le ha fatto prima di lasciarla.
Contenuto più che crudo. E irriferibile. E per i critici «del tutto gratuito rispetto all’esigenza narrativa».
Eppure sono proprio simili esibizioni lessicali che hanno “spaccato” alla grande tra i fan ansiosi di riprodurne il Verbo.
«CI DEVE SOLO PIACERE». Sasà, 22 anni, “Lotto Zero” a Ponticelli: «Gomorra non deve educare, ci deve piacere. Ed eccitare. La verità? Lo fa alla grande. Evviva Gomorra».
Di frasi cult se ne contano a iosa. Banali, ripetitive, rituali, infantili.
Eppure accolte come solenni “rivelazioni” dalla folla degli adolescenti che a Napoli e dintorni stanno «un po’ di qua e un po’ di là».
«Il terremoto è volere di Dio, fa bene alla Terra», «La guerra non la vince chi spara per primo, ma chi sa aspettare», «Stai senza pensieri», «Io tengo la guerra in testa, ma lui tiene la testa per la guerra».
«Solo per il tempo che mi stai facendo perdere, dovrei spararti in bocca». «Vieni qua, veni a pigliarti il perdono» (e gli spara in bocca, appunto).
LA FRASE CULT SUI SOLDI. «Ora ci penso, vado a fare una pisciata e ci penso». E infine, la frase cult più “educativa” di tutte, quella da vergare a vita sulle lavagne degli asili italiani: «Solo i soldi fanno l’uomo onesto».
E che dire di quel parlarsi faccia contro faccia di Genny e Ciruzzo, che si sfiorano quasi le labbra a mo’ di sfida perenne e gracile “fraternità”?
A Napoli e dintorni non c’è “guaglione” che non imiti il loro modo di comunicare, sfiorando il grottesco oltre che i rispettivi nasi.
Il regista Antonio Capuano (Luna rossa, Bagnoli jungle) boccia Gomorra perché «è diventata una griffe culturale per le nuovissime generazioni che alle spalle non hanno né tetto né legge».
Una griffe: come la pistola da ostentare sulla pagina Facebook, la cocaina da sniffare prima della rapina, i capelli a cresta o le sopracciglia depilate.
Un ex sindaco ha detto: «Quelli che abitano intorno a Napoli non sentono alcun bisogno di Gomorra: sanno già tutto dei camorristi e non ne possono più. Che c’è di male a pretendere che i morti ammazzati non diventino l’unico film da cui farsi raccontare?».
Parole chiare, ma forse non sa che così dicendo corre il rischio di non farsi rieleggere.


Twitter @enzociaccio

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