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ALLARME 10 Maggio Mag 2016 1656 10 maggio 2016

Terrorismo, a Bari rete Isis per sostenere i combattenti

Tre fermati: studiavano attentati. In città una centrale per lo smistamento di falsi documenti e il supporto ai foreign fighter.

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La foto di uno dei jihadisti con il sindaci di Bari, Antonio Decaro.

Bari come centro di gestione dell'immigrazione clandestina per finanziare il terrorismo o, peggio, per consentire a combattenti del fondamentalismo islamico di entrare in Europa.
Bari come centrale pugliese dei documenti falsi da consegnare a presunti terroristi internazionali, ma anche come luogo in cui viene offerto supporto logistico ai foreign fighter. C'è questo nelle diverse indagini, tuttora in corso, della Dda pugliese sull'attività di oltre una ventina di presunti terroristi islamici sospettati di far parte dell'Isis e di al Qaeda.
RIFERIMENTI AD ATTENTATI. Negli atti, soprattutto in quelli resi noti con i fermi del 10 maggio, non mancano riferimenti più o meno espliciti ad attentati da compiere anche nel porto e nell'aeroporto di Bari, punto di passaggio dei presunti terroristi che si muovono liberamente su aerei di linea in tutta Europa, contando su importanti disponibilità economiche di cui non si conosce la provenienza. Una di queste inchieste è stata già valutata dai giudici della Corte d'Assise di Appello di Bari che hanno stabilito che ad Andria, a circa 50 chilometri dal capoluogo pugliese, c'era la base logistica di un gruppo di aspiranti jihadisti.
CINQUE TUNISINI CONDANNATI. I giudici, nei mesi scorsi, hanno confermato le condanne per cinque tunisini per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo internazionale di matrice islamica. Le pene inflitte sono cinque anni e due mesi di reclusione per l'ex imam di Andria Hosni Hachemi Ben Hassem; tre anni e quattro mesi per Hammami Mohsen, Ifauoi Nour, Khairredine Romdhane Ben Chedli, e due anni e otto mesi per Chamari Hamdi. «Le reti di estrazione estremistica islamica» - è scritto in sentenza - «avevano costituito sul territorio delle strutture di sostegno che avevano principalmente il compito di procurare falsi documenti di identità validi per tutta l'area Shengen, di fornire materiale di interesse logistico, di reperire fondi e di fornire aiuto ai 'fratelli' ricercati dalle varie autorità giudiziarie».
RETE DI PASSAPORTI FALSI. Un'altra indagine, nel marzo scorso, ha portato all'arresto di tre persone, un iracheno e due britannici, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e possesso di documenti falsi. I tre, però, sono indagati a piede libero per terrorismo nell'ambito di un'indagine sul supporto logistico ai foreign fighter e sul confezionamento di documenti falsi. A confermare che a Bari ci sia una sorta di centrale di documenti di identità artefatti sarebbe stato proprio il 38enne iracheno Ridha Shwan Jalal, arrestato nel capoluogo pugliese il 14 marzo perché trovato in possesso di un falso passaporto della Repubblica Ceca. Nel dicembre 2015 finì in carcere, sempre a Bari, Jihad Majid Muhamad, iracheno già condannato a Milano per fatti di terrorismo. Muhamad è accusato di aver favorito l'immigrazione clandestina, ma su di lui sono in corso verifiche in un fascicolo sul terrorismo islamico.

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