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CRIMINALITÀ 11 Maggio Mag 2016 1209 11 maggio 2016

Chi è Colangelo, il procuratore di Napoli che la camorra voleva uccidere

Alla procura del capoluogo campano dal 2012, il magistrato ha impegnato una lotta senza quartiere all'organizzazione. Che aveva progettato un attentato con 550 grammi di tritolo.

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Il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo.

La camorra aveva progettato di uccidere il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo. La notizia è stata rivelata agli inquirenti della Dda di Bari da un collaboratore di giustizia vicino alla Sacra Corona Unita. Secondo il pentito, i 550 grammi di tritolo trovati il 29 aprile fuori dalla casa di un noto trafficante a Gioia del Colle (Bari) sarebbero serviti proprio a far saltare in aria il magistrato, che ha casa lì vicino. E, dal punto di vista della camorra, di buoni motivi per eliminare un procuratore così scomodo ce ne sono a bizzeffe.
LA LOTTA SENZA QUARTIERE DELLA PROCURA. I colpi assestati ai clan che insanguinano Napoli, la guerra alla cosca dei Casalesi e alle sue diramazioni, e in particolare il sequestro dei patrimoni illeciti, avevano messo Colangelo da tempo nel mirino dei boss.
Ma ad essere “disturbati” dal procuratore, al quale è stata rafforzata la scorta, erano anche le connessioni tra politica e malaffare, gli illeciti nella Pubblica amministrazione, tra cui i compensi a consiglieri regionali, il sistema di collusione tra imprenditoria pubblica e privata e la criminalità.
LA BATTAGLIA PER LE VITTIME INNOCENTI. Senza dimenticare la battaglia per individuare gli assassini di vittime innocenti dei clan o indagini clamorose come quella sul furto dei volumi preziosi dalla Biblioteca dei Girolamini.
Sotto la guida di Colangelo, la Procura di Napoli ha impegnato una lotta troppo accanita per i livelli accettati dai clan. «Continuerò a fare il mio lavoro al servizio dello Stato, fin quando mi sarà richiesto», ha dichiarato, senza voler aggiungere altro.
LONTANO DAI RIFLETTORI. Schivo, sempre nell'ombra, il procuratore non ha mai cercato gloria per i suoi successi e ha lavorato duramente con i colleghi magistrati per cercare di danneggiare le tasche dei clan. Ed è proprio a un sostegno agli altri pm che ha esortato Colangelo, intervistato poco dopo la notizia del piano per ucciderlo, ricordando che loro rischiano quanto lui.
La nomina alla Procura di Napoli è arrivata il 2 maggio del 2012 da parte del plenum del Csm, preferito all'altro nome in lizza, quello del procuratore di Nola, Paolo Mancuso. Tempestività e qualità del sistema giustizia le sue stelle polari.
DAL 2008 AL 2012 PROCURATORE A POTENZA. Prima di arrivare al capoluogo campano, Colangelo era stato dal 2008 procuratore a Potenza con alle spalle la lunga esperienza alla Procura di Bari dove aveva avuto modo di occuparsi di reati contro la pubblica amministrazione e la criminalità economica.
Colangelo ha iniziato la carriera di magistrato come pretore a Chivasso nel 1973, poi a Gioia del Colle - dove ha la casa e dove la camorra voleva eseguire l'attentato - e a Bari.
DAL 1991 A CAPO DI BARI. Nel 1991 il passaggio alla procura presso il tribunale del capoluogo pugliese, prima come sostituto procuratore e dal 2000 come procuratore aggiunto dove ha fatto parte del gruppo di lavoro specializzato nella repressione dei reati societari, bancari e finanziari.
Nel 1999 alla Dda, dove ha creato l'organizzazione dell'ufficio sui collaboratori di giustizia; mentre dal 2002 si è occupato dei reati in materia di terrorismo e del coordinamento della cattura dei latitanti. Poi l'arrivo alla procura di Potenza, dove ha rimesso in piedi l'ufficio che era in una situazione difficile, e infine Napoli.

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