Giovanni Colangelo Procura 120502212703
INDAGINE 11 Maggio Mag 2016 1030 11 maggio 2016

Tritolo trovato in Puglia, «serviva a uccidere il procuratore di Napoli»

I 550 grammi rinvenuti il 29 aprile davanti alla tenuta di un trafficante del barese dovevano essere usati dalla camorra per un attentato al magistrato Giovanni Colangelo. La rivelazione di un pentito della Sacra Corona Unita.

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Giovanni Colangelo.

Sarebbe stato utilizzato per ammazzare il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo il tritolo sequestrato nel barese alla fine di aprile. La notizia è stata rivelata agli inquirenti della Dda di Bari da un collaboratore di giustizia vicino alla Sacra Corona Unita, ma originario del napoletano il quale, in cella, alla fine del 2015, sarebbe entrato in contatto con uomini della Camorra che parlavano di un agguato al magistrato.
L'ATTENTATO PIANIFICATO A GIOIA DEL COLLE. Sulla vicenda indaga il pm Antimafia barese Roberto Rossi, che ha coordinato anche le indagini che hanno portato al sequestro dei 550 grammi di esplosivo letale, nascosto sotto un albero, di fronte al cancello della tenuta di un boss di Gioia del Colle (Bari), il trafficante di armi Amilcare Monti Condesnitt, il quale per questa vicenda è ora in carcere con altre 4 persone.
E proprio a Gioia del Colle, stando alle dichiarazioni del pentito, sarebbe dovuto avvenire l'attentato. Il clan che lo stava progettando aveva infatti studiato gli spostamenti di Colangelo fra Puglia e Campania e avrebbero colpito a Gioia, dove il capo della Procura di Napoli abita.
TRITOLO TROVATO IL 29 APRILE. Il tritolo era stato scoperto lo scorso 29 aprile, ma gli investigatori hanno mantenuto il riserbo fino ad ora.
Oltre a Monti Condesnitt erano stati sottoposti a fermo il suo braccio destro, Francesco Paolo Ciccarone, di 40 anni di Santeramo in Colle (Bari), Antonio Saponaro, di 35 di Bari, Giuseppe Piscopo, di 24 di Bitonto (Bari) e il Paolo Paterno, di 33 di Bari.
I cinque - fu riferito il 7 maggio - erano accusati di detenzione e porto di armi da sparo ed esplosivo, ma fino ad ora non si sapeva a che scopo.
ESPLOSIVO SCOPERTO GRAZIE A INTERCETTAZIONI AMBIENTALI. Le indagini, coordinate dalla Dda, furono avviate dopo il tentato omicidio di Giuseppe Drago, compiuto il 14 febbraio scorso nel quartiere San Pio di Bari. Gli inquirenti hanno ricostruito il contesto nel quale sarebbe maturato l'agguato: contrasti tra gruppi criminali per il controllo delle attività illecite, in particolare fra pregiudicati vicini al clan Strisciuglio, di cui anche la vittima fa parte, e il gruppo contrapposto, vicino agli odierni fermati.
Grazie alle intercettazioni ambientali disposte nell'ambito delle indagini sul tentato omicidio, gli agenti hanno scoperto l'acquisto e il trasporto dei 550 grammi di tritolo insieme con una pistola semiautomatica Tokarev calibro 7,65 con caricatore e munizionamento.

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