Bari 160510110501
GIUDICI 12 Maggio Mag 2016 2202 12 maggio 2016

Bari, cadono le accuse di terrorismo contro i tre stranieri arrestati

Il gip contro la procura. Uno scarcerato. Due dentro per traffico di migranti.

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Hakim Nasiri in posa con una mitragliatrice in una foto tratta dagli atti giudiziari dell'operazione antiterrorismo.

Il 10 maggio Angelino Alfano aveva cantato vittoria. Gli arresti di tre presunti jihadisti residenti nel Barese doveva essere il segnale di come l'Italia lavorasse bene sul fronte dell'anti-terrorismo. Due giorni dopo, il 12 maggio, uno dei tre arrestati è già libero. Gli altri due restano in carcere, ma solo per immigrazione.
L'ipotesi della rete jihadista pronta a colpire obiettivi sensibili in Italia e all'estero, degli affiliati ad al Qaeda e Isis in salsa pugliese, è durata appena due giorni. Non c'era alcuna cellula jihadista a Bari, ma solo alcuni trafficanti di immigrati clandestini.
VIDEO INNOCUI. Nessuno dei video girati da presunti terroristi e raccolti come prova dagli inquirenti avrebbe avuto lo scopo di individuare obiettivi sensibili da colpire.
Ne è convinto il gip del Tribunale di Bari Francesco Agnino che, giudicando «insussistenti gli indizi di colpevolezza» per il reato di terrorismo internazionale, ha rigettato la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti di tre afgani Hakim Nasiri, Surgul Ahmadzai e Qari Khesta Mir Ahmadzai.
Il primo, fermato due giorni fa dai carabinieri a Bari, è stato scarcerato nella serata del 12 maggio, mentre gli altri due erano sfuggiti alla cattura.
Per uno di loro (Qari Khesta Mir Ahmadzai), tuttavia, il gip ha emesso un'ordinanza per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, così come per altre due persone arrestate, l'afgano Gulistan Ahmadzai e il pakistano Zulfiqar Amjad: questi restano dunque in cella (il primo a Bari e il secondo a Milano), mentre il primo è formalmente latitante.
«INTEGRALISTI MA NON TERRORISTI». Nell'ordinanza il gip ha smontato dettagliatamente le accuse di terrorismo formulate dai pm Roberto Rossi e pasquale Drago, soffermandosi a lungo sul materiale raccolto dalla Dda di Bari e ritenuto indizio dell'appartenenza di questi soggetti ad una cellula jihadista.
Il giudice, in particolare, ha escluso «la sussistenza di un gruppo impegnato in attività di ricerca, selezione, riproduzione di documenti idonei a diffondere l'idea terroristica». «L'attività di indagine», ha spiegato il gip, «ha evidenziato al più l'appartenenza al mondo dell'integralismo islamico, mentre non è provata la aspirazione e disponibilità, in procinto di attuazione, a dare concreto contributo al terrorismo di matrice islamica».
E ancora: «È totalmente assente l'espressione di reiterate manifestazioni di disponibilità a partire per fare jihad ovvero la ricerca di un contatto operativo che consentisse di tradurre in pratica i propositi di morte».
FILMATI DI POCHI SECONDI. Non mancano, nel provvedimento del giudice Agnino, riflessioni sul materiale video e foto trovato nei telefoni sequestrati agli indagati. «La disponibilità del Nasiri a dare un concreto contributo al terrorismo islamico non può certamente discendere dalle foto che lo ritraggono nell'atto di imbracciare un fucile, ovvero nelle idee espresse a favore della Palestina in danno di Israele». E ancora «neutra appare la ripresa video di luoghi (hotel di Londra, aeroporto e centro commerciale di Bari, monumenti di Roma, ndr) ritenuti dagli inquirenti sensibili in vista di possibili attentati, dal momento che i video estrapolati durano pochi secondi, certamente insufficienti per uno studio dei luoghi da colpire, procedendo a una attenta e capillare pianificazione del bersaglio preso di mira».
Per il gip, quindi, anche le foto del Colosseo o dei Fori Imperiali, non erano di presunti obiettivi di attacchi, ma comuni riprese di monumenti del patrimonio culturale mondiale. Trafficanti di clandestini, dunque, ma non terroristi. La procura di Bari, però ha già annunciato che impugnerà il provvedimento.

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