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MUM AT WORK 14 Maggio Mag 2016 1400 14 maggio 2016

Tutte madri? No, c'è pure il diritto a non esserlo

Essere donna non significa per forza essere mamma. Perché fare figli non è un obbligo.

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Una donna imprenditrice.

«Non fare figli perché non si ha un lavoro sicuro? Un alibi. Se fosse davvero così i nostri nonni non avrebbero dovuto metter su famiglia, visto che lo hanno fatto durante la guerra. E se i figli possono essere fonte di energia e di miglioramento, non è “obbligatorio” essere madri».
Ne è convinta Camilla Ghedini, che con il suo Interruzioni - appena pubblicato per Giraldi Editore - racconta quattro storie di non-maternità.
ESSERE MADRE NON È OBBLIGATORIO. Una donna che sceglie di non essere madre, una “figlicida”, una mamma mancata e una che accompagna la figlia nella malattia, verso la morte. «In tutte queste storie», spiega l’autrice, «ho voluto andare contro i luoghi comuni, nel rapporto mamma-figlio emergono delle realtà che altrimenti non verrebbero a galla. Ma non è vero che le donne si realizzano nella maternità, come non è vero che tutti possiamo avere tutto: una carriera e dei figli con le tre B: belli, bravi e buoni».
«Io non ho figli e non ne avrò visto che ho più di 40 anni, e oggi lavoro 12 ore al giorno, ma se avessi un bambino lavorerei meno». Con la possibilità anche di guadagnare meno? «Sì, ripeto, non posso avere tutto». Poi aggiunge: «Bisogna prendersi cura dei bambini, andarli a prendere a scuola, chiedergli come è andata la giornata, preparargli la merenda, accompagnarli nel percorso di scoperta di sé e delle proprie passioni. Insomma, ci vuole tempo».
Nei racconti frutto della «fantasia e del dolore» viene fuori la solitudine delle madri, «obbligate» a prendersi cura dei figli e «abbandonate» dai compagni che continuano la loro vita, come se non avessero messo al mondo un figlio.
L'INCAPACITÀ DI PASSARE DA DUE A TRE. Succede, come rivela Ghedini, nel racconto «provocatorio della “mamma assassina”. Lei, che uccide il figlioletto piccolissimo, non si sente in colpa e non permette alla giornalista che la intervista di farla stare meglio, offrendole la sua pietas. Non c’è redenzione per lei, nemmeno la cerca».
Quando erano una coppia, con suo marito andava tutto bene, erano felici. Poi arriva il figlio e tutto cambia. Lei è presa dalle incombenze delle cura del piccolo, che la annoiano e la isolano dal resto del mondo. Lui si sgancia dal nucleo a due, non capisce cosa vuol dire famiglia, e riprende una vita da scapolo, addirittura con un’altra donna.
«È una mamma che ha ucciso il suo bambino e che continua a voler godere nella vita, inconcepibile per il luogo comune che vuole queste donne corrose dalla sofferenza - e tutte le donne - dedicate al 100% esclusivamente alla maternità».

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