Tradizionali Simboli Bagni 160514185121
LA MODA CHE CAMBIA 15 Maggio Mag 2016 0900 15 maggio 2016

Bagno libero per tutti (cioè quello che trovo)

Servizi igienici divisi per generi? Un retaggio antico e da archiviare. Altro che polemiche.

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I tradizionali simboli dei bagni maschili e femminili.

Confesso di aver provato un certo sconcerto dopo aver letto della circolare con cui l'amministrazione Obama ha intimato alle scuole pubbliche degli Stati Uniti di permettere agli studenti transgender di usare il bagno che ritengono più vicino al loro sentire e al loro essere.
A livello puramente tecnico, il team di Obama non potrebbe imporre e/o intimare alcunché, essendo ogni singolo Stato competente sul tema, ma ha il potere di bloccare finanziamenti e agevolazioni, per cui una sua posizione puramente politica, come in questo caso, può risultare perfino più coercitiva di una legge nazionale.
UNO TSUNAMI DI POLEMICHE. Dunque la legge del North Carolina, che prescrive a tutti di usare i bagni con il segno corrispondente al proprio certificato di nascita, rischia di causare uno tsunami di polemiche e la battaglia legale che si preannuncia di fare giurisprudenza .
AFROAMERICANI DISCRIMINATI. Negli Stati Uniti, senza dubbio, la questione dei bagni pubblici e di chi possa usarli è certamente più sentita che in Europa, non foss'altro perché non è passato neanche mezzo secolo da quando gli afroamericani erano definiti colored, o peggio ancora nigger, ed erano costretti ad usare bagni e fontanelle riservati. In Italia, come più o meno ovunque in questa disgraziatissima Europa, il problema dei bagni pubblici è sempre stato piuttosto e innanzitutto quello di trovarli puliti, in ordine e con un po' di carta igienica arrotolata al posto giusto e non calpestata e fradicia a terra.
NESSUNA DIFFERENZA DI GENERE. Detto questo, fin dai tempi del liceo, forse anche prima, ho sempre usato il bagno che trovavo libero nel momento in cui mi serviva. E, visto che noi donne tendiamo a occupare il bagno per un tempo mediamente superiore a quello che serve agli uomini, ho utilizzato centinaia di volte la stanza con l'insegna delle due gambette senza il triangolo della gonnina affisso sulla porta, senza pormi minimamente il problema del genere. Mi è sempre bastato verificare che il bagno maschile non fosse allestito di soli pissoir à la Duchamp per non imbarazzare chi lo stava usando con la mia presenza ed eventualmente la mia urgenza, ma in genere non mi sono mai posta problemi, né io né un sacco di mie conoscenti. L'ho fatto, certamente, con molta cautela in contesti particolarmente ostili per le donne, come per esempio nei Paesi islamici o nelle zone più apertamente maschiliste del mio Paese, per evitare attenzioni non gradite o possibili problemi con la giustizia locale.

Migliaia di locali non fanno differenze

Certamente, fossi cresciuta in contesti diversi da quelli del centro di Milano in un ambiente molto libero e aperto al confronto, avrei fatto la mia brava fila davanti al bagno delle ragazze a scuola e nei ristoranti, occhieggiando con esitazione quello libero dei maschi, come vedo fare tuttora da molte coetanee che, nel momento in cui mi vedono uscire dalla porta con le due gambette, mi seguono con uno sguardo carico di riprovazione.
DONNE E PORTATORI DI HANDICAP ASSIEME. Dovessi dirla tutta, mi ha sempre dato più fastidio, anzi molto fastidio, quella divisione che lascia sempre campo libero e riservato ai 'maschi' per accomunare invece e non di rado in una stessa stanza da bagno 'donne e portatori di handicap', come se le donne dovessero necessariamente accogliere fra le proprie fila e magari aiutare un uomo in carrozzina, mentre un uomo no.
IL SESSO NON È UNA DISCRIMINANTE. Però, non ho mai considerato il sesso di nascita o quello scelto una discriminante di seppur minimo interesse per l'uso di un water, né gli uomini degli imprescindibili zozzoni che lasciano l'asse alzato e disseminano la tazza di macchie sospette, come vorrebbero un certo giornalismo di costume femminile e certe comiche televisive che parlano solo di cialtronaggine maschile e fanno sempre meno ridere. Peraltro, ovunque nel mondo esistono centinaia di migliaia di ristoranti, bar, biblioteche, treni che hanno un solo bagno, e che tutti usano indifferentemente senza porsi il problema. Quello, scatta solo davanti alle due gambette e alla gonnina: solo allora, come cani pavloviani, memori dei trascorsi scolastici, ci dividiamo in gruppetti e ci mettiamo in fila.
UN RETAGGIO TROPPO ANTICO. Pur nell'apparente leggerezza del tema, la spartizione dei bagni per carattere sessuale mi pare un retaggio troppo antico perché non si possa porvi fine, così come mi è parso ridicolo, durante una recente visita londinese, il quadruplo indirizzo (donne, uomini, portatori di handicap, no gender) trovato in una sala per concerti. Per naturale tendenza alla polemica, ho provato il desiderio di usare volutamente quello no gender nel mio abito da sera scollatissimo e vedere l'effetto che avrebbe fatto sugli altri spettatori in attesa. Il caso ha voluto che si liberasse per primo quello maschile.

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