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MEDICINA 18 Maggio Mag 2016 1327 18 maggio 2016

Fecondazione assistita, coppie più avanti con l'età e istruite

Il 35% delle coppie paga di tasca propria per accedere alla terapia. Che può arrivare a costare oltre 5 mila euro. A rivelarlo una ricerca del Censis.

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Aumenta l'età media, il livello di istruzione e la stabilità dell'occupazione delle coppie che ricorrono alla procreazione assistita (Pma). È quanto emerge dalla ricerca 'Diventare genitori oggi: il punto di vista delle coppie in Pma', realizzata dal Censis in collaborazione con la Fondazione Ibsa a otto anni di distanza dalla prima ricerca sul tema. L'indagine è stata realizzata su un campione di 361 coppie seguite da 23 centri per il trattamento dell'infertilità nelle diverse aree d'Italia.

L'età media di chi ricorre alla terapia: 39,8 anni per lui, 36,7 per lei

L'età media dell'uomo passa dai 37,7 anni del 2008 ai 39,8 anni del 2016, quella della donna da 35,3 a 36,7 anni. Per entrambi i partner si rileva un livello di istruzione più elevato e una condizione professionale più solida. Si allunga quindi il tempo che intercorre tra i primi dubbi e la scelta di rivolgersi al medico (10,9 mesi contro i 9,2 mesi del 2008).
TEMPI PIÙ LUNGHI PRIMA DI DECIDERE SE FARE LA PMA. Guardando all'intero percorso, dal primo contatto con il medico al ricorso al primo centro di procreazione assistita trascorre poco più di un anno (12,7 mesi). Per le coppie meno istruite il percorso è ancora più lungo: 19,2 mesi. Solo al 55% delle coppie è stata però riconosciuta una condizione clinica come causa specifica dell'infertilità (circa 9 punti percentuali in meno rispetto alla precedente indagine).
ACCESSO ALLA FECONDAZIONE COMPLESSO PER I MENO ABBIENTI. «Le coppie attualmente impegnate in un percorso di Pma cominciano sempre più tardi a cercare una gravidanza, il che impatta sulle possibilità di successo delle tecniche: la percentuale di gravidanze sulle coppie trattate è attestata infatti intorno al 22%», ha spiegato Ketty Vaccaro, responsabile area welfare e salute del Censis. Inoltre, «sono coppie privilegiate sotto il profilo sociale ed economico, il che fa supporre che l'accesso al percorso sia difficile, se non precluso, a chi ha meno risorse e livelli di istruzione più bassi. Per queste ultime coppie il percorso appare più lungo e complesso ed è comunque fortemente differenziato a livello territoriale».

Il 35% delle coppie ha pagato di tasca propria la terapia

Indubbiamente il costo incide nella scelta di ricorrere alla pratica: il 35% delle coppie ha infatti pagato di tasca propria spendendo da 2.900 a 5.200 euro. Con riferimento all'ultimo ciclo di trattamenti effettuato, solo per il 14% delle coppie i costi sono stati sostenuti per intero dal servizio sanitario regionale, il 49% ha pagato il ticket e il 35% ha invece pagato interamente le prestazioni di tasca propria. Al Centro la percentuale di chi ha pagato di tasca propria sale al 67% e al Sud si arriva al 51%.
340 EURO DI SPESA CON IL TICKET. Per chi ha sostenuto la spesa di tasca propria, il costo dell'ultimo ciclo di terapia si è aggirato in media intorno ai 4 mila euro (4.200 euro al Nord, 5.200 al Centro, 2.900 al Sud). Per chi ha pagato il ticket presso centri pubblici e privati convenzionati, il costo è in media di 340 euro (280 euro al Nord, 700 al Centro, 370 al Sud).
UNO SU TRE ASPETTA MENO DI TRE MESI. I tempi di attesa per accedere ai trattamenti variano in base alla tipologia del centro scelto. Il 33% delle coppie ha atteso in media meno di 3 mesi prima di cominciare la terapia (si sale al 49% nel caso delle coppie che si sono rivolte a centri privati), il 26% ha atteso tra i 3 e i 6 mesi (si sale al 41% nel caso di pazienti in cura presso strutture private convenzionate), il 24% ha cominciato i trattamenti dopo 6-11 mesi (si sale al 32% tra le coppie in cura presso centri pubblici), ma c'è pure un 17% che ha atteso un anno e oltre prima di accedere ai trattamenti e la percentuale aumenta al 29% tra chi si è rivolto al pubblico.

Il 46% di chi ricorre alla terapia a favore dell'utero in affitto

Il 45% delle coppie che ha fatto ricorso alla procreazione assistita sostiene che la terapia dovrebbe essere consentita anche ai single e per il 42% alle coppie omosessuali. Il 90% ritiene infatti giusta la possibilità di selezionare l'embrione per eliminare situazioni di grave malattia e l'81% pensa che la fecondazione eterologa dovrebbe essere realmente disponibile per tutti. Inoltre il 46% delle coppie ritiene che dovrebbero essere eliminate le restrizioni al ricorso all''utero in affitto'.
I FALLIMENTI INCIDONO SULLA VITA QUOTIDIANA. Quanto ai disagi segnalati durante la terapia, per l'82% delle coppie la frustrazione derivante dai tentativi di concepimento falliti ha un impatto negativo sul vissuto quotidiano. Per il 61% la difficile conciliazione tra le esigenze della terapia e del lavoro costituisce una fonte di disagio. Per il 52% il problema dell'infertilità è diventato un pensiero costante, al punto che risulta difficile pensare ad altro. Il 46% teme poi gli effetti collaterali delle terapie e il 30% denuncia anche una scarsa comprensione e condivisione del problema da parte dei familiari e degli amici (un problema che riguarda in particolare le coppie più giovani, pari al 42%).

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