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INDAGINI 19 Maggio Mag 2016 2107 19 maggio 2016

Attentato Antoci, caccia al commando mafioso

Sangue nel bosco. Residui biologici sulle Molotov.

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Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi.

La pista è quella dell'agguato mafioso. Un indizio prezioso potrebbe venire dal Dna estratto dal sangue trovato sul terreno del bosco di Cesarò.
È lì che si sarebbe appostato il gruppo di fuoco che ha sparato numerosi colpi di fucile caricato a pallettoni contro l'auto di Giuseppe Antoci, presidente del parco dei Nebrodi, nella notte tra il 17 e il 18 maggio.
MODERATO OTTIMISMO. Quel sangue potrebbe essere di uno dei banditi feriti. Ma tracce biologiche e impronte digitali potrebbero emergere anche dalle due bottiglie Molotov trovate sul luogo dell'agguato. Elementi che uniti ad altri indizi emersi da interrogatori e sopralluoghi fanno emergere un moderato ottimismo.
«Sicuramente ci saranno presto degli sviluppi», ha detto il procuratore di Messina, Guido Lo Forte, che per il momento ha scelto di tenere il riserbo sull'inchiesta.
SI PARTE DAI BOSCHI DEI NEBRODI. Le indagini partono dal sopralluogo della strada statale Cesarò-San Fratello e dai boschi dei Nebrodi. Uno degli investigatori ha definito l'agguato come un «attacco da guerriglia civile», con scene da «terrorismo mafioso», con tanto di bottiglie Molotov per incendiare l'auto blindata e costringere gli occupanti a scendere. Ma il 'gruppo di fuoco' non ha fatto i conti con la reazione del vicequestore Davide Manganaro e degli altri poliziotti.
Gli aggressori sarebbero «almeno tre», ma è «difficile dirlo con precisione». La ricostruzione si basa sulle testimonianze della vittime: «Hanno visto il lampo procurato da ogni esplosione, non le persone che hanno sparato».
TUTTO ORGANIZZATO, ANCHE LA FUGA. Era tutto organizzato, anche la fuga tra i boschi, tra sentieri sconosciuti ai più che soltanto chi li frequenta abitualmente può percorrere nel buio della notte. Con un'auto nascosta in qualche 'trazzera'. L'obiettivo era chiaro: eliminare Antoci. Ad ogni costo.
E un ordine del genere «non può che venire di vertici »del clan. Secondo l'investigatore, «hanno sottovalutato la reazione dello Stato che sarà più forte di prima e che adesso l'attenzione su di loro sarà altissima, fino a quando non li prenderemo».

Antoci non si arrende

Alla 'battaglia' parteciperà Antoci, che non si arrende. Anzi rilancia: «È la mafia che deve avere paura, li colpiremo con legnate ancora più forti. Io non mi fermo continuerò a fare il mio lavoro e il mio dovere».
Per il presidente del Parco dei Nebrodi «lo Stato c'è e le istituzioni si stanno muovendo tutte, e mi sono vicine: non mi sento solo».
«PRONTO A RIPARTIRE». Ha «dormito bene» e ha recuperato. Adesso è «pronto per ripartire, con l'aiuto di tutti». Ha ricevuto chiamate di solidarietà e vicinanza dai vertici di istituzioni e Stato. Ma anche di associazioni e sindacati. Anche per questo si dice certo che «la risposta sarà determinata, a conferma che c'è una squadra più forte: picchieremo duro».
E fornisce una sua chiave di lettura sull'agguato: «La mafia», ha sottolineato, «ha dimostrato di avere paura e di temerci».
Lo scenario sul quale indagano polizia di Stato e squadra mobile di Messina è quella della mafia dei pascoli. Quella di storiche e sanguinose cosche, come quella dei Tortoriciani, che 'invadono' gli spazi lasciati liberi da organizzazioni criminali sgominate da operazioni antimafia.
RUBANO I FONDI UE PER L'AGRICOLTURA. Il business è quello dei finanziamenti europei sui fondi agricoli. «Quello che emerge», ha rilevato il procuratore Lo Forte, «è che sta rialzando la testa la 'terza mafia' della provincia di Messina quella dei Nebrodi, una delle organizzazioni criminali tra le più antiche e pericolose».
Il procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, ha parlato di «un segnale di un ritorno di azione violenta delle organizzazioni mafiose» da «raccogliere e approfondire», anche per «prevenire fatti di questo genere». La solidarietà sarà pubblica sabato 21 maggio con tre incontri: di mattina a Sant'Agata di Militello, dove dovrebbe arrivare tra gli altri anche il ministro dell'Interno Alfano, e nel pomeriggio prima a Cesarò e poi a Tortorici.
BINDI IN VISITA AI NEBRODI. E lunedì una delegazione della commissione Antimafia, guidata dalla presidente Rosy Bindi, sarà nella sede del Parco dei Nebrodi per un'audizione. «Oggi i presidenti di Parco sono in prima linea anche nella lotta alla mafia e a tutti i tipi di criminalità», ha ricordato il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, E Federparchi ha spostato al Parco dei Nebrodi il convegno nazionale previsto per il 21-22 giugno a Sirolo al Parco del Conero.

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