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LUTTO 21 Maggio Mag 2016 1419 21 maggio 2016

Pannella, il funerale laico a Piazza Navona

Applausi in piazza. Bonino: «Molti omaggi puzzano di ipocrisia lontano un miglio». Ma non sentiva Marco da tempo. E Casapound cavalca il lutto radicale.

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Un lungo, lunghissimo addio. Piazza Navona ha accolto tra gli applausi il feretro di Marco Pannella per l'ultimo saluto. Tante le bandiere: da quella del Radical Party a quella del Tibet, da quella dei Radicali Italiani a quella di Israele.
L'ABBRACCIO DEGLI AMICI. Sul palco gli amici e i compagni di una vita: da Emma Bonino a Sergio D'Elia, da Rita Bernardini alla compagna Mirella Parachini.
E numerosi militanti ed ex: dal viceministro ai trasporti Riccardo Nencini al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, da Gianfranco Spadaccia a Maria Antonietta Farini Coscioni, copresidente dell'Associazione Luca Coscioni. Tra la folla anche Fabrizio Cicchitto e il viceministro alla Giustizia Gennaro Migliore.
La scomparsa del leader radicale ha toccato tutto il mondo politico che almeno sui social e nelle interviste ha ricordato la grandezza e la libertà dell'uomo.
A cavalcare il lutto radicale anche Simone Di Stefano, leader di CasaPound, che da Piazza Vittorio dove è in corso il raduno neofascista ha ricordato il suo primo incontro con Pannella.



Eppure, come ha ricordato Bonino nel suo intervento, «Marco è stato soprattutto irriso e deriso, quando non vilipeso, e penso che alcuni omaggi postumi puzzano di ipocrisia lontano un miglio».
La sfida, ha continuato salutando con ironia coloro che sono stati folgorati solo ora sulla via radicale, consiste nel continuare le battaglie portate avanti da Pannella: dall'eutanasia alle carceri.
Presente in piazza anche una delegazione dei detenuti del carcere romano di Rebibbia, che hanno firmato una corona di fiori collocata ai piedi del palco.

Bernardini: «Emma non sentiva Marco da tempo»

Bonino, prendendo la parola ha ricordato l'amico: «Avete conosciuto meglio Pannella. Marco è stato la battaglia per il divorzio e l'aborto. Questo, ma anche molto di più», ha detto la compagna di mille battaglie all'interno del partito radicale, che ha sottolineato «il senso delle istituzioni e il segno della politica come impegno e non affare. È una scelta per andare avanti».
BONINO: «VOTATECI, NON DATECI PER SCONTATI». «Abbiamo sentito dirgli tante volte 'amateci di meno, votateci di più'. Non lo avete mai fatto», ha continuato. «E ora non ci date per scontati, non dite 'i radicali ci saranno comunque', noi ci saremo fino a quando ce la faremo. Amateci di meno, votateci di più. Potete pagarvi il lusso di avere i radicali che 'controllano' nelle istituzioni, nei Consigli comunali delle città che vanno al voto. Non vi siete mai pentiti di averci dato un voto. Fatevi un regalo: mandate qualche radicale a rappresentarvi».
IL RICORDO DI BERNARDINI. Eppure Bonino, come ha ricordato Rita Bernardini al Corriere, negli ultimi mesi non era andata a trovarlo. «Ma non si sentivano da molto. Nemmeno una telefonata», ha aggiunto. «Ogni tanto glielo chiedevo: 'Emma ha telefonato?' Lui scuoteva la testa. Un giorno gli ho chiesto: 'Ma tu vuoi bene a Emma?' Lui ha risposto: 'Certo, che domanda stupida'. È un peccato che non si siano riconciliati, soprattutto per lei: penso che ci starà molto male, proverà rimorso».
La rottura avvenne perché Pannella «in una delle riunioni le disse: 'Non hai visione politica'. Emma se la prese. Ma quante volte ci disse di peggio?», ha raccontato Bernardini. «Pannella litigava con tutti. Era il suo modo di dialogare. La prima volta che andai in tv, venne da me e mi insultò. Ci rimasi malissimo. Feci un buon intervento. Al ritorno mi disse: 'Lo vedi che ho fatto bene a insultarti?'».
PURE CASAPOUND DICE LA SUA. In un'altra parte della città, a Piazza Vittorio, dove si sono dati appuntamento i militanti di Casapound, il candidato sindaco neofascista Simone Di Stefano non ha perso l'occasione per ricordare il radicale. «Ci siamo conosciuti personalmente a una tribuna elettorale, anche abbastanza accesa», ha detto. «Alla fine è venuto a stringermi la mano dicendo: 'Siete proprio bravi ragazzi, andate avanti così'».

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