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GUERRA 23 Maggio Mag 2016 1457 23 maggio 2016

Siria, strage a Tartus e Jableh: oltre 121 morti

Sette autobomba e sette kamikaze uccidono più di 121 persone in Sira. Colpiti gli alawiti, etnia di matrice sciita cui appartiene anche la famiglia Assad.

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Attentati suicidi sulla costa della Siria rivendicati dall'Isis: più di 121 morti.

Sette autobomba e sette kamikaze. Oltre 121 morti. È l'ultimo, tragico bilancio della serie di attentati che lunedì 23 maggio ha colpito Tartus e Jableh, due città sulla costa della Siria, considerate roccaforti del regime di Damasco. Nel mirino dell'Isis, che ha rivendicato gli attacchi, «assembramenti di alawiti», l'etnia di matrice sciita cui appartiene anche la famiglia del presidente siriano.
GLI ATTACCHI PIÙ CRUENTI DAl 2011. Almeno 48 persone sono state uccise a Tartus e 73 a Jableh, secondo quanto riferito dall'Osservatorio siriano sui diritti umani. La maggior parte delle vittime sarebbero civili. Si tratta degli attentati più sanguinosi in queste due città dall'inizio della guerra civile, scoppiata nel 2011. A Jableh quattro diverse esplosioni hanno colpito quartieri residenziali e la zona vicino all'ospedale. La città fa parte della provincia di Latakia, che ospita una base navale russa. A Tartus, invece, che si trova sempre sulla costa mediterranea ma circa 60 chilometri più a Sud, tre esplosioni sono avvenute alla stazione degli autobus. Un'autobomba è esplosa all'ingresso, mentre due kamikaze si sono fatti saltare all'interno.
IL CREMLINO: «GRAVI PREOCCUPAZIONI». Il bilancio delle vittime potrebbe salire. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che gli attacchi dimostrano l'aumento delle attività terroristiche in Siria e destano gravi preoccupazioni: «È necessario proseguire energicamente con il processo di negoziazione», ha aggiunto Peskov.

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