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FOCUS 30 Maggio Mag 2016 1557 30 maggio 2016

Non solo marò: i detenuti all'estero dimenticati dall'Italia

Provvisionato in Mauritania. Galassi in Guinea Equatoriale. Pieroni in Colombia. Rinchiusi in carceri straniere, denunciano violazioni. Ma Roma non fa nulla. 

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Ne torna uno, ne restano 3 mila.
Il previsto rientro in patria di Salvatore Girone è l'ultimo capitolo del caso della Enrica Lexie, che rischia ora di essere imbrigliato in una lunga contesa giudiziaria internazionale.
Ma se il fuciliere della Marina potrà finalmente aspettare l’esito dell'arbitrato tra i suoi cari, ci sono circa 3 mila italiani detenuti nelle carceri di Paesi esteri, lontano dai riflettori mediatici, alcuni dei quali stanno affrontando peripezie giudiziarie kafkiane o si stanno confrontando con sistemi legali che non riconoscono i più elementari diritti e le basilari garanzie.
PROVVISIONATO SCRIVE A MATTARELLA. Il caso più recente è quello di Cristian Giuliano Provvisionato. Quarantaduenne di Cornaredo, in provincia di Milano, è stato fermato nell’agosto 2015 in Mauritania, con l’accusa di essere parte di una banda internazionale di truffatori informatici che avrebbero attentato alla sicurezza dello Stato.
Provvisionato ha scritto nelle scorse settimane al presidente della Repubblica, raccontando la concatenazione degli eventi che lo ha trasformato in un detenuto di un Paese in cima alle classifiche mondiali per violazioni dei diritti umani.
Nella sua lettera a Mattarella sostiene di esser stato mandato allo sbaraglio in Mauritania dalla società straniera per la quale lavorava, che è specializzata nella fornitura di software finalizzati alla protezione dalle minacce informatiche e che avrebbe architettato, a sua insaputa, una truffa contro il governo africano.
DIABETICO SENZA ASSISTENZA MEDICA. Provvisionato era convinto di sostituire un collega, ma è stato arrestato due settimane dopo il suo arrivo.
Da allora è iniziata una detenzione senza garanzie. Solo lo scorso 17 maggio l'uomo è stato portato davanti a un giudice. Non si sa se sia stato formalizzato un capo di imputazione.
Sofferente di diabete, Provvisionato avrebbe già perso più di 30 chili senza aver mai avuto la possibilità di accedere ad assistenza medica.
La Mauritania è una Repubblica islamica che formalmente ha firmato la dichiarazione dei diritti dell’uomo, ma in cui le condizioni dei detenuti sono state più volte denunciate da organismi internazionali come inumane.
La situazione di Provvisionato è resa anche più difficile dal fatto che l’Italia è priva di una rappresentanza in Mauritania: la sede diplomatica più vicina è in Marocco.

Forti negli Usa, i Galassi in Guinea: tra polemiche e violazioni

I marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Nel riquadro, da in alto a sinistra in senso orario: Cristian Provvisionato, Fabio Galassi, Enrico Forti e Manolo Pieroni.

La Onlus Prigionieri del Silenzio, nata nel 2008, cerca di tenere viva l’attenzione sui detenuti italiani all’estero, rilevando gli episodi in cui le violazioni dei diritti sono più clamorose.
Un caso seguito dall’associazione è quello di Enrico “Chico” Forti, ex campione internazionale di windsurf e poi produttore televisivo.
Nel 2000 è stato condannato per omicidio negli Stati Uniti. Secondo le accuse, avrebbe ucciso a Miami il figlio di un uomo d’affari con cui era in trattativa per l’acquisto di un hotel a Ibiza. Ma il caso fu chiuso con troppa fretta affidandosi a un teste che ha beneficiato di un condono di pena.
Il processo lampo, durato appena tre settimane, condannò l’italiano sulla base di indizi circostanziali e senza che venisse individuato un movente logico.
LE ACCUSE ALLA POLIZIA DI MIAMI. Il giallo è complicato dal fatto che Forti aveva poco tempo prima realizzato un documentario sull’omicidio di Gianni Versace in cui aveva messo sotto accusa la polizia di Miami, la stessa che l'ha indagato.
In Italia, la vicenda ha suscitato l’interesse anche di due ministri degli Esteri, Giulio Terzi ed Emma Bonino.
L’obiettivo sarebbe quello di chiedere la revisione del processo in base a una serie di nuove evidenze emerse nel corso del tempo.
Ma il tribunale della Florida ha rigettato ogni istanza e Forti rimane rinchiuso nel Dade Correctional Institution, un carcere che è stato al centro di casi di corruzione e violenze che hanno coinvolto i secondini. «Che [gli italiani detenuti] siano innocenti o colpevoli, non sta a noi dirlo», spiegano gli esponenti di Prigionieri del Silenzio, «è nostro compito ricordare che la maggior parte di loro versa in condizioni che ledono profondamente i diritti umani fondamentali».
1.000 DETENUTI IN GERMANIA. Circa l’80% dei detenuti italiani all’estero si trova in carceri europee (più di 1.000 solo in Germania). Il 15% nel continente americano e il resto in Paesi asiatici e africani.
In alcuni casi l’attenzione dei media può essere decisiva. Roberto Berardi, imprenditore di Latina arrestato in Guinea Equatoriale nel 2013, è stato detenuto per due anni e mezzo.
In affari con il figlio del presidente della Guinea, Teodoro Obiang Nguema Mbasog, è stato condannato per truffa e appropriazione indebita.
Nel febbraio 2014 riuscì a far pervenire ai tg italiani un video choc della sua detenzione in cui testimoniò le torture che aveva subito.
L’attenzione sul caso ha costretto lo Stato africano a rimandarlo in patria nel luglio 2015. Tuttavia nello stesso Paese, soggetti al medesimo trattamento carcerario crudele e purtroppo all’oscuro dei riflettori dell’opinione pubblica ci sono oggi due connazionali, Fabio e Filippo Galassi (padre e figlio), arrestati nel marzo 2015 a Bata e condannati a 33 e 21 anni di reclusione con l'accusa di essersi appropriati di fondi e beni di proprietà della società General Work.
L'azienda è partecipata dal presidente Obiang, un autocrate al potere dal 1979 che - come testimonia Humar Rights Watch - «esercita un controllo arbitrario sul sistema giudiziario».

Il carcere di Palmira, in Colombia.

Pieroni nel carcere controllato dalle gang colombiane

Nella città di Palmira in Colombia sta invece scontando una pena di 21 anni e quattro mesi Manolo Pieroni, arrestato nel luglio 2011 all’aeroporto di Cali con sette chilogrammi di cocaina.
Trentenne originario di Lucca, Pieroni ha sempre dichiarato di essere stato incastrato.
Durante la sua permanenza in custodia, come ha rilevato un’interrogazione parlamentare, gli sono state negate sia le visite consolari sia gli aiuti umanitari che periodicamente richiede.
Il carcere in cui si trova, Villa las Palmas, è un penitenziario sovraffollato in cui comandano le gang criminali ed è al centro di denunce da parte delle stesse autorità politiche locali, che hanno definito disumane le condizioni di vita dei prigionieri.
LA MORTE DI RENDA IN MESSICO. Ma anche nei Paesi Ue non mancano storture.
Francesco Stanzione è in carcere in Grecia dal 2001 per traffico di stupefacenti. Per anni ha denunciato le dure condizioni di vita nel penitenziario di Larissa, e ha richiesto l'applicazione della Convenzione di Strasburgo che consente di scontare la pena nel Paese d’origine.
La Grecia si è però sempre opposta al trasferimento, chiedendo il pagamento di una pena pecuniaria che non era nelle disponibilità della famiglia del prigioniero.
Alcuni casi, poi, finiscono in tragedia. Il bancario leccese Simone Renda morì nel 2007 in una cella di Cancun, dopo essere stato arrestato per un banale episodio di ubriachezza molesta.
Dapprima ricattato dalla polizia, fu rinchiuso poi in una cella rovente senza possibilità di accedere ad alcuna assistenza né legale né medica. Morì per disidratazione dopo due giorni di privazioni e violenze.
RESPONSABILI SOTTO PROCESSO. A Lecce si è tentato di istruire un processo contro i responsabili della detenzione: otto imputati in contumacia per omicidio e violazione dell’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura.
Si tratta di un giudice, il responsabile dell’ufficio ricezione del carcere, tre guardie carcerarie, due vicedirettori del carcere e due agenti della polizia turistica, tutti messicani.
Tre di essi sono però irreperibili e il processo non è ancora partito.

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