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STORIE 30 Maggio Mag 2016 1430 30 maggio 2016

Ventimiglia, la Chiesa che ospita i migranti: Ue sveglia

Per evitare gli sgomberi, un centinaio di migranti si sono rifugiati in parrocchia. La denuncia di don Francesco: «Rifiutati da un'Europa che li ha sfruttati».

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Sgomberi a Ventimiglia.

Sono arrivati a Ventimiglia domenica 29 maggio, alle 19 e 30. Per evitare di essere sgomberati dalle forze dell'ordine.
Almeno 100 migranti hanno così trovato nella notte un tetto nel salone della parrocchia di San Nicola, in via Roma, dove già due anni fa avevano chiesto rifugio.
LA CHIUSURA DEL CENTRO. Dopo la chiusura del centro della Croce Rossa vicino alla stazione ferroviaria, in città come ampiamente prevedibile, sono rispuntate le tendopoli.
Prima lungo il torrente Roja, poi sulla spiaggia nei pressi della foce e lungo il fiume Nervia.
Ma anche sotto i ponti e sugli scogli dei Balzi Rossi, a un passo dalla frontiera con la Francia.
«I migranti sono lasciati allo sbaraglio sulle spiagge, lungo i fiumi e sotto i ponti», spiega a Lettera43.it il parroco don Francesco Marcoaldi. «Quando sono arrivati», continua, «hanno trovato la parrocchia aperta per un caso. Stavo per andare alla processione del Corpus Domini con gli altri parroci».
IN FUGA DALL'IDENTIFICAZIONE. La processione per don Francesco è saltata. Ha aperto le porte della chiesa e allestito un dormitorio nel salone. La maggiorparte degli ospiti sono ragazzi africani, eritrei, sudanesi, nigeriani. E hanno un obiettivo: evitare l'identificazione per non finire imbrigliati nel Trattato di Dublino ed essere liberi di raggiungere il Nord Europa. «Che però non li vuole», attacca don Francesco, per 37 anni missionario in Sud America e in Africa.
«La cosa che fa più male», spiega, «è che Paesi dal passato coloniale come Francia e Belgio ora non aiutino queste persone».
FRANCIA, FRONTIERA BLINDATA. Nessuno di loro intende restare in Italia. Vogliono raggiungere parenti e amici. «Ma in Francia è impossibile passare», ribadisce don Francesco. «Pochi giorni fa sono andato a Nizza in treno e a Mentone la gendarmerie è salita chiedendo i documenti alle persone di colore». Chi non è in regola, torna indietro. Non c'è alternativa.
Ora e per una settimana anche i treni da Genova verso il Ponente ligure sono oggetto di controlli serrati per intercettare i migranti in arrivo dal Sud Italia.

La parrocchia è zona off-limit

Migranti accampati lungo i torrenti di Ventimiglia.

Quelli che gli attivisti No Borders definiscono «rastrellamenti» sono in corso dalla mattina. Una ventina di migranti sono stati fatti salire su un bus diretto a Genova per poi essere smistati in altri centri del Sud Italia.
Ma non il centinaio di ragazzi ospitati da don Francesco. «Le forze dell'ordine si sono fermate nell'area perimetrale della chiesa», continua il parroco. «E per i pasti ci dà una mano la Caritas».
La chiesa insomma resta una zona 'protetta' e off-limit. Una immagine che non può che rievocare, con tutti i distinguo del caso, scene del secolo scorso.
UN'ACCOGLIENZA STRAORDINARIA. Nessuno era pronto a una accoglienza 'straordinaria', aggiunge il sacerdote col sorriso mentre va a prendere uno stracchino grande dal frigorifero. «Qualcuno è rimasto senza pranzo...».
Il blitz è «solo una soluzione temporanea», ha messo in chiaro il sindaco Enrico Ioculano che pochi giorni fa si era autodimesso dal Pd con 11 consiglieri di maggioranza per protestare contro «la mancata posizione a livello politico da parte degli organi centrali e regionali del partito e del governo, per risolvere la questione migranti».
«Prevedendo che ci saranno nuovi arrivi bisogna trovare una soluzione definitiva che non può essere la riapertura del centro di primo soccorso che era stato allestito alla stazione e chiuso dal ministro Alfano, scelta da me sostenuta perché non aveva i requisiti», ha aggiunto ricordando la necessità di «trovare una struttura che possa ospitare i migranti».

«In fuga da dittature e persecuzioni»

Tende ai Balzi Rossi, al confine con la Francia (2015).

Se al momento la politica si è limitata a sgomberare, una soluzione l'ha propostra il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, che si è detto disposto ad allestire una tendopoli nel terreno del seminario a Bordighera chiedendo aiuto alla Croce Rossa e alla Protezione Civile.
«È stato aperto un dialogo», dice don Francesco. Già un passo avanti.
E i parrocchiani, la maggior parte dei parrocchiani, stanno con lui. Forse consapevoli che queste persone scappano da «fame e guerre e persecuzioni».
VIOLENZA SENZA CONFINI. «Non c'è sufficiente informazione sui Paesi da cui questi ragazzi provengono», tiene a precisare il parroco. «Si tratta in molti casi di dittature, io stesso sono stato minacciato di morte solo perché compivo il mio apostolato. In molte zone lavorare con i più poveri è addirittura considerato un delitto».
La convinzione di fondo è sempre la stessa: non esistono migranti che meritano di essere accolti e migranti da rimpatriare.
TRA GUERRE DI CLAN E VIOLENZA. «Prendiamo la Libia o la Nigeria», spiega ancora don Francesco, «sono in corso guerre interne, tra clan e tra mafiosi. Sì mafiosi. Il pericolo viene dall'interno, si spara ovunque. E per questo è ancora più difficile arginarlo e controllarlo».
Una violenza che non conosce religione: «Esplodono chiese, moschee e mercati», insiste il parroco. «In certe zone non si vive, si sopravvive».
E da certe zone l'unica soluzione per vivere è fuggire e rischiare una traversata in mano ai mercanti di uomini. Tutto pur di raggiungere l'Europa promessa.
IL CONFINE BLINDATO. Un progetto che si infrange contro una frontiera, quella francese, blindata e non da oggi. Alla faccia di Schenghen.
«I ragazzi mi hanno detto che tra oggi e domani se ne andranno», chiude il sacerdote. Già, ma se ne andranno dove?
«O in un'altra parrocchia, un altro centro. Oppure si trasferiranno nelle città qui intorno».
Qualcuno tentrerà come sempre di aggirare i controlli frontalieri.
Anche se quel confine resta blindato.

Twitter: @franzic76

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