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GIUSTIZIA 31 Maggio Mag 2016 1030 31 maggio 2016

Polanski, la saga dell'estradizione per stupro in 5 punti

Cracovia riapre la procedura, sconfessando la decisione della Corte d'Appello.  Il regista accusato di stupro è ricercato negli Usa. Le tappe di una vicenda lunga quasi 50 anni.

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Non sembra più avere una fine la decennale saga per l'estradizione di Roman Polanski.
Il 31 maggio la Polonia ha riaperto la procedura per rispedire il regista negli Usa, dove è accusato di aver stuprato nel 1977 la 13enne Samantha Gailey. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro, secondo quanto riferiscono i media polacchi. Ziobro ha detto che presenterà appello alla Corte Suprema per ribaltare la decisione dello scorso ottobre del tribunale di Cracovia, che aveva respinto la richiesta.
Ma in ogni caso il giorno del giudizio per il regista premio Oscar per Il Pianista resta lontano. E la vicenda destinata a arricchirsi di altre tappe.
Ecco, fino ad ora, quali sono state le principali.

  • Il giudice Dariusz Mazur della Corte di Cracovia mentre annuncia l'inammissibilità della richiesta di estradizione degli Usa per il regista Roman Polanski.

1. Quella notte con la 13 enne a casa di Jack Nicholson

Nel 1977 Polanski venne accusato a Los Angeles di «violenza sessuale con l'ausilio di sostanze stupefacenti» ai danni di una ragazzina allora 13enne, Samantha Geimer, modella, figlia di una conduttrice televisiva; il fatto avvenne nella villa di Jack Nicholson.
Alla ragazzina e a sua madre, che nutriva per la figlia ambizioni di attrice, disse che voleva scattare delle foto per l'edizione francese della rivista Vogue. E loro acconsentirono. La Geimer si trovo dunque faccia a faccia con il regista polacco, allora 45enne.
LO STUPRO RACCONTATO IN UNA BIOGRAFIA. Lui le scattò delle foto ma mentre recitava il finto servizio fotografico stappò una bottiglia di champagne e alla ragazzina offrì anche delle sostanze stupefacenti.
Quel che accadde successivamente lo racconta la stessa Samantha Geimer nel libro biografico The Girl: A life in the Shadow of Roman Polanski scritto a quattro mani con il suo avvocato. Prima l'invito a spogliarsi nella Jacuzzi, poi nel letto, quindi il racconto dettagliato di quello che la donna ha definito senza esitazioni uno stupro.

Polanski e Samantha Geimer, la vittima del presunto stupro del regista nel 1977 quando aveva solo 13 anni.

2. Il processo, l'accordo ritrattato dal giudice californiano

Inizialmente contro Polanski vennero spiccati sei capi d'accusa - dallo stupro con uso di stupefacenti, alla perversione fino alla sodomia - ma durante il procedimento preliminare ne resta in piedi solo uno: rapporto sessuale extramatrimoniale con persona minorenne. Reato di cui Polanski si dichiarò colpevole. Fu il frutto di un patteggiamento voluto dall'avvocato della vittima per evitare alla ragazzina un processo pubblico: così osì almeno venne spiegato.
AMMESSO IL FATTO MA NON LA VIOLENZA CARNALE. Il reato ammesso dal regista non comprendeva (si noti bene) la violenza carnale: per quell'accordo giudiziale si trattò di un rapporto consenziente.
Polanski venne sottoposto a perizia psichiatrica e spedito nella prigione di Chino per 90 giorni. Ma ne scontò solo una quarantina, poi scattò la condizionale.
E qui c'è il grande buco nero della storia: il giudice dello Stato della California decise di non dar seguito all'accordo stipulato dal pubblico ministero e dagli avvocati delle parti e fece sapere di volere incarcerare di nuovo il regista. Il cineasta, siamo nel 1978, scelse allora la via della fuga verso l'Europa. Prima in Inghilterra e poi in Francia e Svizzera.

  • Polanski nel 1977.

3. Il «no» della Svizzera all'estradizione

Sulla base del mandato di cattura internazionale (valido pepe 188 Paesi) diramato dall'Interpol, nel settembre 2009 venne arrestato a Zurigo dove si era recato per ricevere un premio alla carriera. Dopo quasi 300 giorni di detenzione o arresti domiciliari, nel luglio 2010 le autorità elvetiche negarono però l'estradizione del regista negli Stati Uniti, revocandogli anche gli arresti e il braccialetto elettronico.
LE CARTE DEL PROCEDIMENTO USA COPERTE DA SEGRETO. Una scelta che riporta a quel buco nero della storia. Sul «no» delle autorità elvetiche alla richiesta degli americani pesò infatti il rifiuto da parte della giustizia a stelle e strisce di trasmettere il verbale con le dichiarazioni rilasciate da Roger Gunson: il pubblico ministero che si occupò del caso. Per gli Stati Uniti quelle carte sono coperte dal segreto.
Per i legali di Polanski nel documento c'è chiaramente indicato come i 40 giorni trascorsi in carcere, oltre a quelli da scontare con la condizionale, erano la «pena complessiva per chiudere il caso».
«Se ciò corrisponde al vero e Roman Polanski ha dunque già saldato il suo conto con la giustizia. Né la procedura fondata sulla domanda d'estradizione statunitense né la domanda stessa avrebbero ragione d'essere», scrisse il Dipartimento federale di giustizia e polizia elvetica nella nota con cui è stato comunicato al Mondo che l'estradizione era stata respinta.

4. Le scuse pubbliche a Geimer solo nel 2011

E la voce dello stesso Polanski in tutta questa vicenda?
Nel 2011, recatosi nuovamente al Zurigo Film Festival, Polanski ha assistito all'anteprima della proiezione del documentario su di lui, Roman Polanski: A Film Memoir di Laurent Bouzereau. E nell'occasione ha chiesto pubblicamente scusa alla Geimer per la prima volta.
«Non sono scappato, ho ammesso le mie colpe. Ero a Tahiti per le riprese di un film, sono tornato in America per consegnarmi, confessare e andare in galera», ha sempre sostenuto Polanski tornando con la memoria alla genesi della vicenda e al processo del 1977. «La mia confessione era l'unica vera prova. Mi mandarono in un carcere dove si uccidevano detenuti ogni giorno. Ne uscii vivo, convinto di aver espiato la pena. Ma il giudice ci ripensò e disse di volermi rimandare in galera con una pena indeterminata, insomma avrebbe poi deciso lui. A quel punto lasciai l'America per sempre».
«Una volta assunte le mie responsabilità, non ho avuto mai problemi con Samantha Geimer. Mentre entrambi ne abbiamo avuti con la persecuzione dei media», spiegò in un'intervista nel 2011.
ALLA VITTIMA UN INDENNIZZO DA MEZZO MILIONE DI DOLLARI. Parole che sembrano in sintonia con quelle che la Geimer ha scritto nel suo libro: «Finii nella trappola di quel mostro a due teste che è il sistema della giustizia criminale californiana, con i suoi attori corrotti interessati solo a farsi pubblicità. Né io né la mia famiglia abbiamo mai chiesto che Polanski venisse punito: volevamo soltanto arrestare la macchina della giustizia».
Lo stupro è stato anche materia di una causa civile nella quale il regista ha accettato di pagare alla sua vittima un indennizzo di mezzo milione di dollari.

Il regista premio Oscar per Il Pianista allo Zurigo Film Festival del 2011.

5. La sponda del nuovo governo polacco agli Usa

La richiesta di estradizione da parte dei giudici americani era arrivata dopo che un giudice della Corte Superiore di Los Angeles aveva (nuovamente) respinto la richiesta del team legale del regista di concedere l'archiviazione del caso.
La decisione della Corte di Cracovia di respingere la richiesta degli Usa è stata ratificata in Appello, ma l'iter è proseguito.
L'ULTIMA PAROLA AL GUARDASIGILLI POLACCO. Secondo la legge in vigore in Polonia, infatti l'ultima parola spetta comunque al ministro della Giustizia polacco e dopo le lunghe insistenze della giustizia californiana il nuovo governo polacco (in definizione dopo la vittoria alle elezioni politiche del partito di destra Diritto e giustizia Pis),ha dato il suo via libera alla riapertura della procedura.
Una decisione in qualche modo annunciato. «Polanski deve rispondere al reato», aveva dichiarato alla tivù polacca Zbigniew Ziobro, già ministro di giustizia nel governo di Pis dal 2005 al 2007, subito dopo il no della Corte d'Appello. E dello stesso avviso erano altri leader del partito di maggioranza.
LO SCUDO DELLA NAZIONALITÀ FRANCESE. Polanski, che risiede in Francia e possiede anche la nazionalità francese, si trovava recentemente in Polonia per girare un film sulla vicenda Dreyfus. La legge in vigore in Francia impedisce però l’estradizione dei propri cittadini.

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