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SALUTE 1 Giugno Giu 2016 1048 01 giugno 2016

Autismo e vaccino trivalente, la procura di Trani: «Non c'è correlazione»

La commissione medica esclude l'esistenza di un legame nel caso di due bambini che si sono ammalati a Bari. Ma il principio precauzionale raccomandato dalla Consulta non viene rispettato.

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Un medico pronto a somministrare un vaccino.

Per la procura di Trani non esiste alcuna correlazione tra l’autismo e la somministrazione del vaccino pediatrico trivalente non obbligatorio contro morbillo, parotite e rosolia, in sigla Mpr. Le verifiche, basate anche su un’indagine epidemiologica compiuta in Puglia, hanno infatti stabilito che casi di autismo hanno colpito pure bambini non sottoposti a tale vaccino. Per questo motivo, il pubblico ministero Michele Ruggiero sta per chiedere l’archiviazione dell’indagine fin qui condotta, e aperta a carico d'ignoti per lesioni personali gravissime.
LA DENUNCIA DI UNA COPPIA DI BARI. Tutto era partito dalla denuncia di una coppia di genitori in provincia di Bari. Una consulenza del medico della polizia di Stato Massimo Montinari affermava che l'autismo che aveva colpito i loro due figli fosse dovuto al vaccino. I due bambini sono stati visitati dalla commissione medica nominata dal magistrato, che non ha condiviso la diagnosi di Montinari e ha escluso qualsiasi relazione, anche in termini probabilistici, tra vaccino Mpr e autismo.
«È RAZIONALE FARE ESAMI» PER PRECAUZIONE. I consulenti medici della procura, tuttavia, scrivono nel loro rapporto che prima di fare le vaccinazioni «sembra razionale eseguire alcuni esami ematochimici nei soggetti a rischio, in particolare nei bambini piccoli», per capire «se sono nella condizione di sopportare lo stress immunitario delle vaccinazioni senza rischi gravi per la salute». Un approccio precauzionale su cui si era già espressa anche la Corte Costituzionale, con una sentenza del 1994 citata dai consulenti, che riteneva «necessario porre in essere una complessa e articolata normativa di carattere tecnico che individui esami chimico-clinici idonei a prevedere e prevenire possibili complicanze da vaccinazione».
MA UNA CIRCOLARE MINISTERIALE NON LI PREVEDE. Il problema, però, è che una circolare ministeriale del 1999 «ha decretato che non si prevedono esami chimico-clinici da eseguire prima della somministrazione dei vaccini», sottolinea la commissione medica nella sua consulenza. Che critica anche le linea guida dell'Organizzazione mondiale della Sanità: «Non sembrano assolutamente adeguate per promuovere una corretta sicurezza vaccinale».

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