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GIUSTIZIA 1 Giugno Giu 2016 0936 01 giugno 2016

Paratie sul lago di Como, quattro arresti

Imprenditori e dirigenti del Comune accusati di abuso d'ufficio, turbativa d'asta e corruzione. Al centro dell'inchiesta la costruzione del cosiddetto mini Mose.

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La paratie in costruzione sul lago di Como.

Scattano le manette a Como, su richiesta del pubblico ministero Pasquale Addesso. L'inchiesta riguarda gli appalti pubblici per la costruzione delle paratie sul lago, il cosiddetto mini Mose. Gli ingegneri Antonio Ferro e Pietro Gilardoni sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza.
Ferro, dirigente del settore Edilizia del Comune di Como, si trova ai domiciliari, accusato di abuso d’ufficio e turbativa nella scelta del contraente. Mentre Gilardoni, responsabile del settore Reti del Comune, è stato condotto in carcere con l'accusa di abuso d’ufficio, turbativa nella scelta del contraente e corruzione.
IN TUTTO 10 INDAGATI. In carcere anche Roberto Ferrario, architetto libero professionista, accusato di corruzione. E ai domiciliari è finito pure Giovanni Foti, titolare e consigliere delegato dell'impresa edile Foti Srl di Bulgarograsso, per il reato di turbata libertà degli incanti. Gli indagati sarebbero in tutto 10 persone, tra i quali un altro dipendente comunale.
LAVORI INIZIATI NEL 2008. I lavori per costruire le paratie di contenimento sul lago di Como sono iniziati l'8 gennaio del 2008. Il Mose lombardo avrebbe dovuto vedere rapidamente la luce, entro febbraio 2011. I tempi invece si sono dilatati e i costi sono saliti. Anzi, sono più che raddoppiati, passando da circa 12 a 32 milioni di euro. Il lungolago è ancora un cantiere a cielo aperto, attualmente bloccato. Il Comune, dopo aver fatto costruire un muro alto più di due metri e lungo 120 per contenere le acque, è stato costretto a demolirlo sull'onda delle proteste cittadine. La 'scoperta' di questa barriera, che una volta completata avrebbe tolto ai comaschi la vista del lago, ha trasformato la vicenda locale delle paratie in un caso nazionale.
IL FARO DELL'ANTICORRUZIONE. L’indagine della magistratura ha preso spunto da una delibera dell’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, che nel 2016 ha passato al setaccio la storia del mini Mose. Il risultato è stato un documento di 64 pagine, che denunciava abusi nelle varianti, turbativa d’asta e reati edilizi. Gli inquirenti, in conferenza stampa, hanno definito «preziosa» la collaborazione dell'Anac, che si è attivata su iniziativa dello stesso Comune di Como. L'amministrazione aveva infatti chiesto una verifica del progetto. Nel mirino la terza variante dei lavori nel comparto Piazza Cavour-Lungolago. L'Anticorruzione, a sua volta, ha aperto un procedimento all'esito del quale la variante è stata giudicata inammissibile.

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