Confessata da Papa, mi ha aperto cuore
CHIESA 4 Giugno Giu 2016 1350 04 giugno 2016

Il papa rafforza le norme per rimuovere i vescovi che coprono pedofili

Tra le cause di allontanamento la negligenza nell'esercizio del loro ufficio, in particolare in caso di violenze sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili.

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Giro di vite di papa Francesco contro la pedofilia nel mondo della Chiesa. Il Pontefice ha pubblicato una lettera apostolica Motu Proprio, quindi non sottoposta ad approvazione di altri organi ecclesiastici, intitolata 'Come una madre amorevole', con cui stabilisce con più chiarezza rispetto al passato la procedura che può portare alla rimozione dei vescovi che omettono o coprono casi di sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori.
NEGLIGENZA CAUSA DI RIMOZIONE. Il papa precisa che tra le «cause gravi» per la rimozione «è compresa la negligenza dei Vescovi nell'esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili». La lettera apostolica insiste innanzitutto sull'importanza della vigialanza per proteggere i minori e gli adulti vulnerabili, richiedendo una «particolare diligenza». Perciò precisa che fra le 'cause gravi' che giustificano la rimozione degli uffici ecclesiastici, anche dei vescovi, vi è la negligenza riguardo a casi di abusi sessuali compiuti su minori o adulti vulnerabili.
NON SI TRATTA DI PROCEDIMENTO PENALE. Il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha spiegato che «si tratta di una legge che stabilisce una procedura da seguire per l'attuazione di un canone già presente nel codice di diritto Canonico, il canone 193 comma 1, e in quello di diritto Canonico delle Chiese orientali, il canone 975 comma 1» Non siamo nel campo «del procedimento penale, perché non si tratta di un 'delitto' compiuto, ma di casi di 'negligenza' da parte di vescovi o superiori religiosi».
ISTRUTTORIA DELLE CONGREGAZIONI. L'istruttoria sui casi di negligenza spetta alle Congregazioni competenti, alle quali quindi questi casi possono essere riferiti, e che sono quattro: quella per i vescovi, quella per l'evangelizzazione di popoli, quella per le Chiese orientali e quella per gli istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica nel caso di negligenze commesse da superiori di ordini religiosi, che in questa materia sono equiparati ai vescovi. Lombardi precisa che «non è chiamata in causa la Congregazione per la Dottrina della fede, perché non si tratta di delitti di abuso, ma di negligenza nell'ufficio nell'ufficio. Presso le Congregazioni esistono già uffici disciplinari analoghi».
MANCANZA DI DILIGENZA ANCHE SENZA COLPA GRAVE. Ci sono due punti nel Motu Proprio da notare in particolare: la mancanza di diligenza può esserci anche «senza grave colpa morale da parte del vescovo»; nel caso di abusi su minori «è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave», mentre negli altri casi si richiede mancanza di diligenza «molto grave». «Trattandosi di decisioni importanti sui vescovi, l'approvazione specifica dipende dal Santo Padre», ha sottolineato Lombardi, annotando che «ciò non è una novità». «Nuova è invece la costituzione di un 'apposito Collegio di giuristi' che assisterà il Santo Padre prima che assuma una decisione definitiva una decisione definitiva. Si può prevedere che tale Collegio sia costituito da cardinale e vescovi», ha osservato il portavoce vaticano.

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