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GUERRA 5 Giugno Giu 2016 1143 05 giugno 2016

Gaza, viaggio tra i gioielli minacciati dalle bombe

Dai palazzi levantini alle rovine di San Hilarion: la città vecchia è una gemma. Messa a rischio dai raid israeliani. E dall'incuria. Il reportage di Lettera43.it.

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da Gaza

L'esplosione di una bomba a Gaza.

Come accade spesso in questa striscia di terra, la sveglia viene data dai boati delle bombe dell’aviazione israeliana.
«Ieri qualche gruppo di esagitati avrà lanciato un razzo sul loro territorio e questa è la risposta, bombe su di noi»: George, lo studente di archeologia palestinese che ci accompagna, sembra sereno. «Ci siamo abituati, ora si sono sfogati e dovrebbero stare tranquilli per un poco. La cosa importante e non trovarsi nel posto sbagliato».
Mentre la vita a Gaza scorre caoticamente normale, George varca un portone nero, ornato da un fiore di loto in argento, al termine di un groviglio di vicoli nella città vecchia: dietro si staglia un gioiello architettonico, un antico palazzo in stile levantino di 450 anni perfettamente restaurato.
IL RESTAURO DI ATEF SALAMA. «È una delle rare vestigia del patrimonio della città, martoriato dalla guerra, dal tempo, dalla pressione demografica e anche dall’indifferenza e dall’incuria», dice lo studente.
Fino all’anno scorso il palazzo, che si trova in quello che era il quartiere cristiano della città vecchia, era in cattive condizioni. Il salvataggio è merito di Atef Salama, professore universitario, che ha investito tutti i suoi risparmi nel restauro: «Il lavoro è stato lungo e costoso, mancava addirittura il tetto, e la gente pensava che fossi un pazzo a spendere tutti quei soldi per una vecchia casa».
A pochi metri, i ruderi abbandonati di una chiesa e poi, lungo la stessa strada, un’altra casa tradizionale è crollata. Ora è invasa dalle erbacce.
UN CARCERE A CIELO APERTO. Molti altri edifici storici sono scomparsi per fare posto a nuove costruzioni nella piccola striscia di terra che è Gaza.
Un’area di 360 chilometri quadrati, stretta tra Israele, il mare e l’Egitto, dove vivono quasi 2 milioni di persone. Governata da Hamas, quando l’Egitto chiude il valico di frontiera la Striscia rimane completamente isolata.
«Il nostro è un grande carcere», dice George, «un paio di anni fa israeliani ed egiziani avevano chiuso tutto e qui non arrivavano né energia elettrica né petrolio per i generatori, neppure per quelli dell’ospedale. Ho fatto parte di un gruppo di volontari che a turno per sei giorni ha ventilato manualmente un bambino in terapia intensiva. Purtroppo tutto è stato inutile, il bimbo è morto per un’infezione, non c’erano più antibiotici».

Un porto strategico per fenici, romani e ottomani

Il monastero di San Hilarion.

Immersi in questo disastro umanitario e circondati dalla devastazione urbanistica è difficile immaginare che Gaza sia una delle città più antiche del mondo.
I primi ritrovamenti risalgono al 3.500 a.C., da allora il suo porto sulla sponda Est del Mediterraneo è stato uno snodo fondamentale per i fenici, gli egiziani, i romani, bizantini e gli ottomani.
«Purtroppo la memoria di questa storia non è una memoria condivisa», spiega Otol al-Fadl, specialista per il patrimonio di Gaza, «e rischiamo di perdere tutto. Vorrei vedere ciò che resta di questa storia millenaria conservato per dare agli abitanti di Gaza il senso della loro storia. Senza il passato non possiamo avere futuro».
DENTRO IL MONASTERO DI SAN HILARION. Un segno di speranza arriva dal sito che ospita le rovine del monastero di San Hilarion, uno dei più antichi della regione situato a Sud di Gaza City: «È uno dei luoghi più visitati dalle scolaresche e l’Unesco ha fatto un ottimo lavoro per tutelarlo e renderlo accessibile a tutti, ma è necessario un impegno a lungo termine per mantenerlo».
Questo è un grande problema nella Striscia, martoriata dalle guerre con Israele e dalle rivalità tra Hamas e l’Anp: «Quando non sono le bombe a cancellare il passato è la lotta intra-palestinese o negligenza», dice ancora al-Fadl. «Certo, i bisogni umanitari a Gaza sono talmente enormi che è facile comprendere perché la preoccupazione per la difesa del patrimonio archeologico sia stata accantonata, ma è necessario iniziare a occuparsene prima che sia troppo tardi».
L'IMPEGNO DELL'UNESCO. Gli sforzi e le risorse delle autorità palestinesi sono concentrati nella ricostruzione delle infrastrutture delle case distrutte.
Gli archeologi di Gaza, perciò, dipendono dalle istituzioni internazionali, come l’Unesco, o da iniziative private, come quella del professore Salama, per la difesa del patrimonio.
«Uno dei miei obiettivi», dice Atef Salama, «era preservare una testimonianza della nostra storia. Case come questa un tempo sorgevano in Siria in Libano e in Palestina. Questa è sopravvissuta alla prova del tempo, a differenza dei nuovi edifici che la circondano. Una casa così ha vissuto per 1.000 anni, le nuove case sono scatole senza anima e senza storia».

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