Rossana Jane Wade 160607214402
GIUSTIZIA 7 Giugno Giu 2016 1850 07 giugno 2016

Strangolata dal fidanzato 25 anni fa, «lo Stato risarcisca la madre»

Rossana Jane Wade uccisa nel 1991: 100 mila euro per inadempienza a direttiva Ue.

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Rossana Jane Wade.

L'Italia è inadempiente rispetto a una direttiva europea, la numero 80 del 2004, che prevede un indennizzo dello Stato alle vittime di reati violenti dolosi, quando non sia possibile conseguirlo dal reo.
Su questo presupposto, ministero della Giustizia e presidenza del Consiglio dei Ministri sono stati condannati a risarcire con 100 mila euro Letizia Genoveffa Marcantonio, madre di Rossana Jane Wade, 19enne uccisa dal fidanzato il 2 marzo 1991 a Fiorenzuola, nel Piacentino.
ARRESTATO IL FIDANZATO. La sentenza del tribunale civile di Bologna, giudice Alessandra Arceri, arriva a più di un quarto di secolo di distanza dal femminicidio: la ragazza, cameriera in un bar, fu strangolata e gettata in un casello ferroviario abbandonato. Fu arrestato il fidanzato, Alex Maggiolini, in seguito ritenuto colpevole dell'omicidio e condannato a 15 anni e otto mesi, sentenza penale definitiva dal 1995, con la previsione anche di un risarcimento. Ma la madre non ha mai ottenuto un euro, dal momento che il condannato è risultato nullatenente.
RICORSO AL TRIBUNALE CIVILE. L'anziana donna allora ha deciso di presentare il ricorso al tribunale civile, assistita dall'avvocato Claudio Defilippi, che in passato aveva già affrontato e vinto un caso simile, facendo valere davanti al tribunale di Roma l'inadempienza alla norma Ue, pensata per dare agli Stati membri un sistema di indennizzo comune. Per il giudice la pretesa risarcitoria è fondata e «trae linfa nel comportamento antigiuridico dello Stato italiano», da un lato, e nel danno ingiusto subito dalla madre, «causalmente ricollegabile» proprio al comportamento dello Stato, dall'altro. Fu la Commissione Europea, nel 2013, si ricorda nella sentenza, a inviare un parere motivato all'Italia, accusandola di non aver appunto adottato provvedimenti necessari per modificare la propria legislazione, al fine di ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa europea.
DISPARITÀ DI TRATTAMENTO. La conseguenza di questo comportamento è che alcune vittime di reati intenzionali violenti potrebbero non aver accesso all'indennizzo cui avrebbero diritto, proprio sul presupposto che l'ordinamento italiano non dispone di un sistema generale. Lasciando così prive di tutela le vittime di rapine, sequestri di persone e omicidi, prevedendola invece per fatti di terrorismo o di mafia: un'ingiustificata disparità di trattamento. «È stata riconosciuta l'esistenza del diritto alla sicurezza: è una via giudiziaria che gli italiani vittime di reati violenti dolosi possono percorrere, ma spesso non lo sanno», commenta l'avvocato Defilippi, che potrebbe fare appello per ottenere una cifra maggiore. Il risarcimento, dice la madre della vittima, è «un simbolo», ma dopo 25 anni «non so che cosa dire, mia figlia mi mancherà sempre».

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