Medici famiglia, senza risposte sciopero
WELFARE 8 Giugno Giu 2016 1248 08 giugno 2016

Sanità, 11 milioni di italiani rinunciano alle cure

Pesano le difficoltà economiche. A rischio anziani e millenial. A rivelarlo una ricerca Censis-Rbm, presentata in occasione del Welfare Day.

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Nel 2016 ben 11 milioni di italiani hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche. Quattro anni prima avevano fatto questa scelta 9 milioni di connazionali. A rivelarlo la ricerca Censis-Rbm Assicurazione salute, presentata in occasione del Welfare Day.
ANZIANI E MILLENIAL A RISCHIO. Sempre più persone quindi non riescono a finanziarsi le prestazioni di cui avrebbe bisogno. In particolare a soffrire il problema sono 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials, ovvero i nati tra gli Anni 80 e il 2000.
«L'universo della sanità negata tende a dilatarsi», tra «nuovi confini nell'accesso al pubblico e obbligo di fatto di comprare prestazioni sanitarie», spiega la ricerca. Ma meno sanità vuol dire anche «meno salute per chi ha difficoltà economiche o comunque non riesce a pagare di tasca propria le prestazioni nel privato o in intramoenia».
SPESA AUMENTATA DI 80 EURO. Dal 2013 al 2015 è aumentata di 80 euro a persona la spesa pagata dagli italiani di tasca propria e non rimborsata dal Servizio sanitario nazionale. Si è passati infatti da 485 a 569 euro procapite mentre, nello stesso arco di tempo è salita a quota 34,5 miliardi di euro la spesa sanitaria privata, con un incremento del 3,2%: il doppio dell'aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo (pari a +1,7%).
7,1 MLN RICORRONO ALL'INTRAMOENIA. Sono 7,1 milioni gli italiani che nell'ultimo anno hanno fatto ricorso all'intramoenia, ovvero le prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale. Il 66,4% dei pazienti l'ha fatto proprio per evitare le lunghe liste d'attesa. Il 30,2% si è invece rivolto alla sanità a pagamento anche perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei fine settimana.
SERVIZI PEGGIORATI. A pesare è anche lo scadimento della qualità del servizio sanitario pubblico. Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni: lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud. Per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata.
5,4 MLN HANNO RICEVUTO PRESTAZIONI INUTILI. Dalla ricerca Censis emerge un altro dato significativo: 5,4 milioni di italiani ammettono di aver ricevuto nell'ultimo anno prestazioni inutili, ma il 51,3% di loro è contrario a sanzionare i medici che le hanno prescritte.
Il decreto sull'appropriatezza delle cure, si legge, «incontra l'ostilità dei cittadini, che sostengono la piena autonomia decisionale del medico nello stabilire le terapie, anche come baluardo contro i tagli nel sistema pubblico».
FIDUCIA NELLE DECISIONI DEL MEDICO. In particolare, riguardo al decreto contro le prescrizioni inutili, che fissa le condizioni che rendono una prestazione sanitaria necessaria e dunque pagabile con ticket invece che per intero, il 64% degli italiani è contrario. Di questi, il 50,7% perché ritiene che solo il medico può decidere se la prestazione è effettivamente necessaria e il 13,3% perché giudica che le leggi sono motivate solo dalla logica dei tagli. Prevale quindi la sfiducia nelle reali finalità dell'operazione appropriatezza, interpretato dagli italiani come «uno strumento per accelerare i tagli alla sanità e per trasferire sui cittadini il costo delle prestazioni».
LORENZIN: «IMPOSSIBILE FARE NOZZE CON FICHI SECCHI». «È chiaro che il sistema sanitario deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie stanno vivendo e che questa indagine Censis ci conferma la necessità di difendere l'aumento previsto del fondo sanitario per il 2017-18, che intendiamo utilizzare tra l'altro per sbloccare il turnover. Deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi», ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
RIORGANIZZARE LISTE D'ATTESA. Lorenzin ha sottolineato che si tratta di un problema noto «per la cui soluzione stiamo operando da tempo con il ministero dell'Economia e delle finanze, le Regioni e i professionisti del servizio sanitario». La soluzione, quindi, «passa da una profonda riorganizzazione del sistema delle liste di attesa, soprattutto in alcune regioni italiane». Quello che secondo il ministro il Censis «non rileva è che alcuni territori del nostro Paese offrono modelli sanitari d'avanguardia, altre non garantiscono, come dovrebbero, il funzionamento della rete territoriale, prima e dopo il ricovero in ospedale. L'obiettivo è uniformare l'intero territorio nazionale su questi standard elevati, così da permettere a ciascun cittadino di ottenere in tempi rapidi le prestazioni sanitarie di qualità».
DIFENDERE AUMENTO DEL FONDO SANITARIO. Lorenzin ha aggiunto che «questa indagine ci conferma la necessità di difendere l'aumento previsto del fondo sanitario nazionale per gli anni 2017 e 2018». Fondo, conclude il ministro, che «intendiamo utilizzare per sbloccare il turn over e stabilizzare il personale sanitario precario, rifinanziare il Fondo per l'epatite C, coprire i costi dei nuovi farmaci oncologici e garantire a tutti i cittadini accesso gratuito alle cure».

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